La torre di Tanabrus

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La fine del mondo

Qualche sera fa, parlando a cena con gli amici, è saltato fuori il discorso della fine del mondo.
O meglio, di come reagiremmo di fronte a ciò che potrebbe essere per certi aspetti anche peggio della fine del mondo, dal nostro punto di vista: la scomparsa dell’energia.

Di punto in bianco, blackout totale.
Niente luce, niente acqua, niente corrente. Telefoni muti, internet inesistente, niente rifornimenti di benzina o di cibo.
Nessuna possibilità di sapere se il blackout sia locale, regionale, nazionale, mondiale. Né notizie su cosa viene fatto per risolvere la situazione, ovviamente.

Dopo avere concordato su un iniziale periodo in cui si sarebbe tirato avanti normalmente, con il cibo disponibile nei negozi e in attesa che la situazione torni alla normalità, i problemi sono cominciati con il dopo.

Quando si capisce che non probabilmente non si tornerà indietro, quando si capisce che non arriveranno aiuti dall’esterno, quando si capisce che il cibo sta finendo e l’anarchia sta prendendo il sopravvento trasformando le persone in sciacalli e bestie… cosa succede allora?

C’è stato chi ha decretato lapidario che l’umanità si estinguerebbe, in quanto non può più fare a meno dell’energia.
Io invece la penso diversamente, come anche altri.

Certo, la piaga umana verrebbe notevolmente ridotta tramite una generosa sfoltita del numero di abitanti globali. E certo, sarebbe dura. Molto dura. Ormai siamo abituati al mondo tecnologicamente avanzato, regredire a diversi secoli fa sarebbe un processo lungo e doloroso.
Ma confido nello spirito di sopravvivenza umano. Poco a poco si riuscirebbe a uscire dalla situazione critica e  a tornare a vivere.

In piccoli agglomerati, tornando all’agricoltura, all’allevamento e alla pesca. Magari infestando i relitti dei vecchi edifici, reliquie sempre più sbiadite e sconosciute di un tempo che fu. Magari fioriranno leggende su un’epoca lontana in cui l’uomo volava, andava tra le stelle, viaggiava velocissimo e piegava il mondo intero al suo volere.
Magari ci saranno anche leggende su come gli Dei abbiano poi voluto punire la sua arroganza, bruciandogli le ali e osservandolo precipitare sulla terra dalla quale si era voluto allontanare.

Ma si sopravviverebbe.
Mi sembra che tempo fa anche sul blog di Valberici se ne fosse parlato: che mestieri servirebbero in quel nuovo mondo? Chi si salverebbe? Dove andare a vivere?

Certo, bisognerebbe imparare tutto dal principio.
Imparare a padroneggiare il fuoco, a meno di non creare falò enormi con gli ultimi combustibili rimasti e a custodirli gelosamenti in Templi di acciaio, protetti da ordini di monaci guerrieri.
Imparare a vivere al ritmo della natura, a coltivare ciò che ci nutrirà, a cacciare le bestie selvatiche. A scuoiare, disossare, sviscerare, cucinare.
Imparare a lottare contro la natura e le fiere. A difendersi da altre bande di umani, violenti e sanguinari.
Imparare a lavorare la pietra, a crearsi strumenti per lavorare il legno, la roccia, la terra.
Farsi vestiti, costruire case e ponti.

Perdere la globalizzazione per tornare a vivere nel locale e nell’immediato.
Perdere probabilmente la letteratura, magari sostituita da cantastorie che raccontino vecchie storie ormai dimenticate, alla sera davanti al fuoco. O nuove storie, su nuovi eroi sorti dalle ceneri postapocalittiche. Nuovi miti e leggende, fusioni di quelli vecchie e delle nuove necessità presentate dal mondo.

Ci vorrebbe tempo, ma ci si arriverebbe. Ne sono sicuro.
Non in tantissimi, ma ci si arriverebbe.

E nel peggiore dei casi, se proprio le persone civili fossero ormai incapacitate totalmente a vivere senza energia… rimangono pur sempre le popolazioni primitive.
In Africa, nell’Amazzonia, in alcune isolette, nei luoghi più duri della Terra. O nei luoghi più poveri, più arretrati. Lì già adesso, in pratica, vivono in condizioni quasi postapocalittiche, in grado di badare a sè stessi per gran parte delle loro necessità.
Se non noi, loro sopravviverebbero di sicuro. Magari fiorirebbero, prospererebbero. Chissà, fonderebbero nuove civiltà colonizzando quelle antiche terre piene di rovine.

Comunque, nell’ipotesi che questo scenario si verifichi, mi tengo in casa qualche manuale di sopravvivenza ricevuto in dono anni e anni fa. Sia mai che possa tornare utile…

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17 giugno 2010 Posted by | Altro | , , | 5 commenti