La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Thunderer


Autore: Felix Gilman
Editore: Spectra
Prezzo: € 7,02
Pagine: 527

Le premesse per questo libro erano intriganti: la ricerca della divinità perduta di un popolo, una città allo stesso tempo benedetta e maledetta, creature mistiche, una nave che cattura il potere del Dio-uccello ottenendo la facoltà di volare, poteri oscuri… ne avevo anche letto dei pareri favorevoli in America.

L’impatto con il libro invece è stato molto deludente.

Di cosa parla in realtà il libro?
Di quello di cui doveva parlare, certo, ma in toni diversi da quelli che avevo immaginato.

Abbiamo Arjun, una specie di ragazzo-monaco che vive tra le montagne, in un monastero abitato dalla Voce, una sorta di melodia perfetta che venerano come divinità e che parla ai monaci. Quando la Voce scompare, e i monaci cominciano a decadere, Arjun intraprende una lunga e pericolosa ricerca della Voce, una ricerca che noi non vediamo ma di cui osserviamo la fine, l’arrivo ad Ararat, la città ai confini del mondo. Una città ritenuta da alcuni benedetta, da altri infestata.

Infestata da cosa? Dagli Dei. Da decine, centinaia, migliaia di dei. Gli dei vivono nella città, anche se in una sorta di dimensione differente, manifestandosi raramente. Ma vivono in quello spazio. Ne sono attirati.
La città stessa ne risente, in un rapporto di simbiosi misteriosa con le entità soprannaturali.
Così abbiamo una città che sembra infinita, confinante con il mare (da cui giungono i pochi visitatori) e con l’immensa e misteriosa Montagna. Per il resto, una distesa senza fine di quartieri, torri, case. Divisi tra centinaia di signorotti locali, ognuno con il proprio esercito. Le guerre non sono con l’esterno, ma tra questi signori.
E sopratutto, non esistono mappe. Sarebbero un affronto alle divinità.

Perchè la città muta. Il passaggio degli Dei la modifica, i fiumi cambiano il loro corso, le strade mutano, la topografia è sempre differente.
E i cittadini, ciò nonostante, non impazziscono. Anzi, venerano la loro città e le sue molteplici divinità.

Arjun arriva qui alla ricerca della sua Voce, ipotizzando che sia stata attirata dal luogo come in passato sembra sia successo ad altre divinità.

Nel frattempo, avviene il ritorno del Dio-uccello, un volatile bianco e immenso intorno al quale si radunano tutti i volatili della città e sulla cui scia la gente può accogliere frammenti del suo potere, riuscendo a volargli dietro.
Questo momento era atteso da due diverse persone.
Jack è un ragazzo costretto in una prigione minorile, condannato ad anni di lavori forzati lì dentro. Sfrutterà il passaggio dell’uccello per fuggire, ottenendo però -unico caso- definitivamente dei poteri elargiti dall’uccello: poco a poco scoprirà di essere più veloce delle altre persone, più leggero. Di potere volare, di avere una missione riguardante la libertà.
Holbach è un professore, uno studioso. Ha predetto il ritorno dell’uccello leggendo vari segni comparsi in città, e ha trovato il modo di sfruttarlo per itnrappolare parte del suo potere nella Thunderer, la più grande nave da guerra della sua mecenate, la Contessa reggente di quella parte di città.

Le storie di queste tre persone si intrecciano, ovviamente, mentre il Professore continua i suoi studi sognando di mappare l’intera città e di cambiare lo status quo, mentre la Thunderer diviene un’arma poderosa della Contessa, mentre Arjun si imbatte in trafficanti di divinità, mentre Jack diventa una sorta di Peter Pan che guida i suoi ragazzi perduti contro le varie prigioni liberando i loro simili.

I problemi di questo libro sono molteplici, però.

Prima di tutto, manca un vero senso. Per buona parte del libro, la trama sembra quella di Arjun. Che rimane pressochè sullo sfondo, impossibilitato a procedere. E infatti alla fine non avrà fatto un solo passo in avanti verso il ritrovamento della Voce.
Alla fine la vera trama sarà quella del Professore, e magari di Jack. Arjun ha senso solo perchè nella sua ricerca finisce con l’avere una parte importante nel causare la pazzia di una divinità, il Tifone, il Dio del fiume che passa lungo quella parte della città. E il Dio impazzito cercherà i responsabili della sua imperfezione, portando morti ed epidemie nei quartieri della città devastata dalle rivolte.

Per due terzi almeno del libro si respira un’aria di inutilità: dove è il senso del libro?
Il fatto che il senso del libro si trovi solo quando quella che dovrebbe la trama principale arriva a due terzi del libro stesso, mi pare una grande idiozia.

Poi si dà tantissimo spazio al capitano della Thunderer, che sembra sempre sul punto di diventare importante: si alleerà con Arjiun per portarlo alla ricerca della Voce? Con il Professore per mappare? Con Jack per diventare un paladino della libertà?
E invece rimane sempre sullo sfondo (ma con i riflettori puntati addosso) e alla fine la sua morte viene liquidata con una frase semplice semplice.  Che senso ha avuto dargli tutto quello spazio, parlare di come era distrutto per la morte della moglie, del suo rapporto con la Contessa, della sua crescente disperazione, se poi è stato liquidato così e non ha avuto alcun ruolo in tutto il libro?

No, non mi ha convinto per niente.

Certo, alcune cose erano interessanti.
Come il misterioso trafficante di divinità che insegna a Arjun i passaggi segreti da aprire per camminare tra le città nella città, nel tempo e nello spazio. O la figura di Jack, in un certo senso. O gli uomini dell’Atlas. O anche la storia del Dio imperfetto.

Ma manca una storia alle spalle; c’è troppa dispersione; troppa luce su personaggi inutili.
Alla fine è stata una delusione.

Voto: 4/10

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10 giugno 2010 - Posted by | Gilman Felix | , , ,

3 commenti »

  1. Uhm, una città infestata dagli dèi che muta in continuazione? E il ragazzino che ottiene il mega dono e timbra il cartellino del predestinato? Sinceramente non mi sembra così sorprendente che il libro deluda. Ovviamente la mia è solo una battuta – prima di tranciare giudizi i libri si devono leggere. Ma questo me lo risparmierò, quindi… mi tengo il dubbio.

    Commento di Bruno | 10 giugno 2010

  2. Oddio, mi è venuto il mal di testa a leggere la trama! 😛

    No, sinceramente mi ispira poco come libro. Anche perchè a leggere l’articolo sembra il primo libro di una saga, vero?

    Ci manca solo che inizi un’altra saga fantasy.

    Commento di Rorschach | 10 giugno 2010

  3. M’ha fregato il leggere alcune buone recensioni sui blog americani 😦

    Ma avendolo tra le mani m’ero ammoscato di qualcosa, infatti mi è rimasto sulla libreria per un anno prima che lo leggessi 😀

    Commento di tanabrus | 10 giugno 2010


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