La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Wunderkind – Una lucida moneta d’argento


Autore: G. L. D’Andrea
Editore: Mondadori
Prezzo: € 17,00
Pagine: 388

Qualche tempo fa parlavo delle aspettative che possono modificare il giudizio riguardo a un libro. Ne parlavo in relazione a Gothica e ad Alice nel paese della vaporità, due libri da cui mi aspettavo molto.
Per certi versi anche questo libro è stato letto sotto una bella pressione di aspettative. Ma qui le aspettative erano molteplici.

Da un lato c’erano le aspettative negative nate dai commenti su Anobii e sul sito della Gambera, e dal fatto che l’editore fosse Mondadori. Non lo nego, per certe cose sono razzista e il binomio “Mondadori – Fantasy italiano” è una di queste.
Dall’altro lato invece c’erano le aspettative positive sorte conoscendo D’Andrea dalle pagine del suo blog, leggendone i commenti favorevoli di tanti altri blogger che seguo.
Pareri completamente opposti che mi hanno convinto infine a leggere il libro per farmi una mia opinione, cercando di riuscire a costruirmela tenendo da parte i preconcetti e le aspettative.

Per farla breve: non ho visto gli orrori paventati da certi commenti e dalla gambera, anche se alcune cose non mi hanno convinto particolarmente. Ma nemmeno ho notato la potenza e l’attrattiva elogiata da altri commenti. Una storia scorrevole, rapida, con un buon ritmo. Una storia che è una premessa per i prossimi due volumi, e a questo riguardo sono contento di avere già preso e cominciato il secondo libro altrimenti ci sarei rimasto male, penso.  Una storia non brutta, ma neanche con la profondità che avevo pensato di trovarci.

Ora facciamola meno breve.

Il Wunderkind ha un certo non so che di Harry Potter dark e incattivito.
Abbiamo il Dent de nuit, quartiere dove finisce solo chi ci deve finire, protetto da antiche magie –permute– e dove vivono tantissimi maghi cambiavalutee creature assortite. Abbiamo il licantropo che teoricamente lo sorveglia, ma che qui è sanguinario e vendicativo, addirittura terrorizzato dal suo lato bestiale. Abbiamo la scena dell’amore materno anche dopo la morte, una vera perla.
Somiglianze solo abbozzate, mai eccessive. Discrete.
Fin qui tutto bene.

Abbiamo un sistema di magia originale e molto, molto interessante: per lanciare incantesimi, per modificare la realtà devi cedere qualcosa di pari valore per te. Memorie. Ricordi. Più grosso l’incanto, più importante il ricordo.
C’è il problema che maghi potenti e famosi dovrebbero essere ormai completamente pazzi, rimbischeriti e stupidi. Invece sono sempre loro a tirare le fila, a dare ordini, ad avere intuizioni. La cosa non mi pare molto logica… per avere quella fama e fare certe magie dovranno dar via un mare di ricordi, come fanno a essere ancora così?

Abbiamo il cattivo, il Venditore, che mi ricorda molto il cattivo di D.Gray-Man. Ma più cupo, più minaccioso. Un ottimo personaggio.

Abbiamo i buoni: il Barbuto, col suo Re Fil di Ferro, che però per lo sfoggio di potere che fa dovrebbe a stento ricordare il proprio nome; Gus, con i suoi segreti; Buliwyf con la sua sete di sangue, Rochelle con la sua tragica storia.

Dei buoni personaggi, una buona ambientazione.
La storia non so, per ora abbiamo visto solo la premessa. Abbiamo conosciuto il protagonista (ecco, questo personaggio è abbastanza anonimo, al contrario degli altri, forse perchè dopo una prima parte incentrata su di lui è finito in secondo piano, a mera comparsa nelle azioni degli altri personaggi), assistito a un duro scontro tra i buoni e il cattivo, scoperto tantissime domande al momento rimaste prive di risposta.
Un po’ come per il primo volume della trilogia di Abercrombie, che era servito solo a presentare i personaggi. Ma almeno qui c’è stata dell’azione. E tante citazioni e strizzatine d’occhio, su tutti omaggi a Lovecraft.

Ma ecco, se l’omaggio a Lovecraft ci stava nel descrivere e non descrivere i graffiti che facevano impazzire, le descrizioni -anzi, le non descrizioni- dei personaggi invece no. Ci fornisce qualche dettaglio, ma la persona in sè mi rimane fumosa nella mente.
Addirittura, quando parla di Gus nel finale ci vogliono non so quante pagine perchè finalmente ci mostri cosa intendeva dire prima, quando il suo aspetto terrorizza il ragazzo.
Le descrizioni restano un tasto dolente anche in diverse scene in cui l’atmosfera è orribile e spaventosa più perchè lui stesso scrive che lo è, che perchè dalla descrizione si avverta il brivido dovuto alla trepidazione, alla paura, al fascino dell’ignoto e del bizzarro.

Quindi abbiamo una storia che non è una storia, non in questo primo libro, con dei buoni personaggi tranne il protagonista, una bella ambientazione (malgrado sia francese), tante domande che tengono vivo l’interesse del lettore (Cosa diavolo è il Wunderkind? E quella dannata moneta, che fine ha fatto? Che era successo nell’ultima guerra? Cosa vuole ottenere il Venditore, risvegliando i ricordi del Wunderkind? Cosa c’è nel Mare?) ma descrizioni abbastanza scarne.
Meno peggio di quanto temessi, ma anche meno bello di quanto sperassi.
Mi ha fatto pensare in certi frangenti a un Harry Potter dark, l’ho già detto, ma anche all’urban fantasy di Kate Griffin e devo dire che l’opera di esordio della scrittrice britannica è molto meglio dell’esordio di D’Andrea, almeno a mio avviso.

Comunque ho letto anche che il secondo libro era meglio del primo, le prime pagine mi stanno piacendo (e la copertina non è arancione!).

Voto: 6/10

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26 maggio 2010 - Posted by | D'Andrea G. L. | , , , ,

1 commento »

  1. Bene, più o meno sei “allineato” a quello che si disse tempo fa.
    Poi abbiamo letto il secondo volume.
    E ora sono curioso di vedere che effetto ti farà 😉

    Commento di Valberici | 26 maggio 2010


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