La torre di Tanabrus

Did you miss me?

L’uccello che girava le viti del mondo


Autore: Haruki Murakami
Editore: Einaudi
Prezzo: € 17.50
Pagine: 832

Non si tratta di dire cosa sia meglio. Non è qualcosa che si possa dire cosa è meglio e cosa è peggio. Non bisogna opporsi alla corrente, se si deve andare in alto si va in alto, se si deve andare in basso si va in basso. Quando si deve andare in alto, è bene cercare la torre più alta e arrampicarsi fino in cima. Quando si deve andare in basso, è bene cercare il pozzo più profondo e calarsi nel fondo. Quando non c’è corrente, è bene restare fermi. Se ci si oppone alla corrente, tutto inaridisce. E se tutto inaridisce, questo mondo diventa buio. “Io sono lui, lui è me, e tutto ricomincia”. Rinunciando a me stesso, io esisto.


La filosofia presente nel libro, questo affidarsi alla corrente assecondandola, questa sensazione di fatalità inevitabile, altro non è che la naturale evoluzione della filosofia dell’uomo pecora di Dance dance dance.
Dove prima ci veniva detto di danzare, assecondando gli eventi che capitano, senza mai fermarsi visto che il fermarsi equivale quasi all’addormentarsi quando si è mezzi congelati e sperduti al Polo Nord, ora ci viene detto di avvertire la corrente intorno a noi e di assecondarla. Di capire in che direzione siamo spinti di volta in volta, e di fare del nostro meglio con ciò che ci viene offerto.
Salire più in alto di tutti, se la corrente ci spinge in alto. O raggiungere il punto più basso possibile, se ci spinge di sotto.

E un’altra cosa che ci svela questo libro è che non sempre il punto più basso, il fondo di un pozzo prosciugato, è una cosa negativa e brutta.
Perchè rimanendo abbandonati in fondo a un pozzo, immersi nell’oscurità, possiamo trovare noi stessi. Possiamo scoprire il senso della vita in un fugace raggio di sole.

Come sempre, filosofia alla Murakami.
Condita con elementi soprannaturali, qui rappresentati da un confine flebile tra realtà e mondo onirico, con sogni che sfociano nella vita reale e vita reale che si immerge nei sogni.
Condita con personaggi bizzarri, come il vecchio profeta o le sorelle Malta e Creta, o Nutmeg e Cinnamon, o anche May.
Piena di pozzi, di scherzi del destino, di labirinti, di segreti.

Il protaonista è il classico protagonista di Murakami, passivo e tutto sommato disilluso, mite, propenso a finire al centro di strani avvenimenti. Un Ta’veren, avrebbe detto il buon Jordan.
La sua vita scorre tranquilla, la moglie al lavoro e lui disoccupato a pensare a che lavoro potrebbe svolgere in futuro.
Ma il gatto scompare, e poco dopo la scomparsa del gatto scompare anche l’uccello giraviti. Un uccello che nessuno ha mai visto, il cui verso sembra il rumore delle viti che vengono strinte. Il protagonista immagina che questo strano uccello stringa le viti del mondo, tenendo insieme tutte le cose che esistono e facendo andare avanti la vita come la consociamo.
Dalla sua scomparsa tutto precipiterà: la moglie scomparirà, tornerà in scena l’odiato fratello di lei, spunteranno persone stranissime, poteri misteriosi e vecchi segreti.
Solo più avanti intuiremo che questo msiterioso uccello è una sorta di latore di sventura, che sconvolge la vita dei pochi che sentono il suo canto.

La storia è interessante, scritta come sempre molto bene. L’inizio era stato riproposto nella raccolta di racconti (più o meno contemporanea a questo libro) L’elefante scomparso e altri racconti, e all’epoca era tra i racconti che mi erano maggiormente piaciuti.

Il punto debole del libro però è dovuto temo alla sua lunghezza: lo stile di Murakami non vive di colpi di scena e di azione, per quanto  le sorprese non manchino di certo. Ha un ritmo più pacato, riflessivo, introspettivo.
Cose che trovo perfette per libri più brevi, ma che in questo caso -sicuramente immagino che il fatto di poter leggere solo di notte abbia influito sul mio giudizio- ho trovato a tratti noioso.
Comunque rimane sempre un buon libro, un paio di centinaia di pagine in meno forse me lo avrebbero reso più gradevole ma dubito ci sarebbe stato così tanto da tagliare, non ci sono molte cose inutili.

Voto: 6/10

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26 aprile 2010 - Posted by | Murakami Haruki | ,

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