La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Cecità


Autore: Josè Saramago
Editore: Einaudi
Prezzo: € 11.50
Pagine: 315

Un uomo, di punto in bianco, si ritrova cieco. Non una cecità normale, non vede tutto nero. Al contrario, vede tutto bianco, un bianco abbagliante che non consente di vedere niente altro.
E poco a poco, le persone con cui entra in contatto subiscono la sua stessa sorte. E le persone entrate in contatto con queste. E così via.

Un’epidemia inimmagibile, qualcosa di cui non si sa assolutamente niente. Come avviene il contagio di questa cecità, visto poi che la cecità non è un qualcosa che si trasmette? Per contatto? Per vie aeree? Semplicemente con lo sguardo?
La prima reazione del governo è di mettere in quarantena i ciechi e coloro con i quali si sa per certo che abbiano avuto a che fare, i familiari per primi. Ma questo non basterà, e il contagio si diffonderà arrivando a includere tutta la popolazione.

Prima di arrivare a quel punto si seguono comunque le vicende di alcuni dei primi internati, un oculista e sua moglie. Assieme a loro ci sono il primo caso di questa cecità e la moglie, e tre pazienti dell’oculista che si trovavano in sala d’aspetto quando la vittima del contagio aveva cercato l’aiuto del medico.
Come vivranno centinaia di ciechi rinchiusi in una vecchia struttura adibita inizialmente a manicomio? Considerando sopratutto che nessuno si avvicinerà loro per aiutarli, visto che tutto ciò che riguarda questa epidemia è avvolto nel mistero e l’unico contatto con l’esterno è rappresentato dai militari che circondano l’edificio, pronti a sparare se gli internati tentassero la fuga. Gli stessi militari che gli portano le casse col cibo, peraltro.

Il libro gira intorno alla psicologia delle persone, alle loro reazioni trovandosi all’improvviso cieche in un mondo di ciechi, a come in questa assurda situazione l’uomo si degradi sempre di più, come si cerchi di mantenere un briciolo di dignità.

Mi ha riportato alla mente Il signore delle mosche, con la differenza che il libro di Golding riguardava un gruppo di bambini mentre qui si parla di gente di qualsiasi età, ceto sociale, cultura, storia personale. Gente comune, la gente che si potrebbe trovare normalmente camminando per la città.

Cosa accadrebbe se tutti diventassero ciechi?

Ovviamente il libro è lento, visto che parla di sensazioni, di emozioni, di morale, di civiltà. Ma l’autore sa fare bene il suo mestiere -del resto ha vinto il Nobel per la letteratura- e le più di trecento pagine scorrono via agevolmente, senza farsi mai pesanti o indigeste.

Purtroppo però ci sono alcune cose che mi sono risultate… disturbanti.
E non mi riferisco alla trama, quando si assiste alla degradazione sempre più completa dell’umanità o al ritorno alla barbarie da parte degli individui che già quando il mondo era dotato della vista si comportavano in maniera incivile.
Mi riferisco a questioni stilistiche.
Nelle prime pagine, per un paio di volte si salta dal tempo passato al tempo presente, senza motivo. Non so se sia colpa del traduttore o se sia voluto dall’autore, nel secondo caso la scelta è a mio avviso infelice mentre nel primo caso mi domando come la cosa sia sfuggita a quasiasi controllo, essendo subito all’inizio del libro. Ma vabbè, qui può essere un errore di traduzione.
E’ tutta opera di Saramago invece lo stile che utilizza nei dialoghi. Ogni scambio di battute, ogni discorso tra due o più persone è riportato come fosse un flusso di pensieri. Tutto in uno stesso periodo, solo delle virgole e delle maiuscole a separare le diverse frasi, nessuna indicazione su chi stia parlando in quel momento. E mescolati ai dialoghi, sparsi in mezzo a loro, anche pensieri di chi parla e considerazioni della voce narrante. Non è troppo caotico, perchè l’autore sa scrivere e riesce comunque a farsi capire, ma non mi piace affatto questa cosa.
Altra cosa che non mi è piaciuta, la voce narrante. E’ una terza persona, e questo va bene. Quello che non mi va bene è che a volte parla come se fosse uno dei ciechi, come se si trovasse con le persone in quarantena. Poi diventa un narratore onniscente, ma comunque presente sul luogo. E’ un controsenso, lo so, ma non saprei dirlo in altro modo… sembra quasi, in certi momenti, che racconti queste vicende a cose ormai concluse, dopo aver raccolto testimonianze al riguardo. Così può dire cosa è successo in un determinato luogo, aggiungendo poi che però nessuno lo può sapere con certezza perchè non ci sono testimoni, ma comunque tutti lo sanno, è una cosa risaputa. Irritante, a lungo andare.
Ma mai irritante quanto il tono usato da questa voce narrante semi-onniscente. Un tono di supponenza e moralizzatore, che dà giudizi e poi dice che non si devono dare giudizi. Ecco, questo tono è probabilmente la cosa che più mi risulta indigesta del libro.

Per il resto è una lettura interessante, con un finale che francamente non mi aspettavo.

Voto: 6/10

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12 marzo 2010 - Posted by | Saramago Josè | ,

5 commenti »

  1. Lo stile di Saramago mi piace molto, anche perchè risulta particolarmente adatto al mio modo di leggere.
    Tra l’altro anch’io quando scrivo “per me” non metto virgolette e riduco al minimo indispensabile la punteggiatura.
    Riguardo alla contraddizione di dare o no giudizi ti dico che Saramago è ateo eppure ha scritto uno dei più bei libri su Gesù. 😉

    Commento di Valberici | 13 marzo 2010

  2. Non ho mai letto nulla di Saramago, ero incuriosita da “L’uomo duplicato” ma poi fra una cosa e l’altra non l’ho mai comprato.

    In “Cecità” l’idea di base mi sembra molto interessante, però questa cosa delle questioni stilistiche mi inquieta. Su di me queste cose hanno un effetto pesantissimo.
    Diciamo che di solito davanti a queste cose, in genere, non riesco ad arrivare fino in fondo.

    Innanzitutto perché mi disturba, e poi perché la storia perde il ritmo.
    A questo punto non mi sento più coinvolta, trascinata, e di conseguenza perdo l’interesse a proseguire nella lettura.
    Oppure se decido di arrivare fino in fondo lo sento più come un dovere che un piacere.

    Comunque bisognerebbe cercare di capire se si tratta di una traduzione fatta male o meno… 😀

    Commento di Muscaria | 20 marzo 2010

  3. commento scritto da cani, ma mi perdono perché sono le 5,30 del mattino 😀

    Commento di Muscaria | 20 marzo 2010

  4. Dubito sia la traduzione… quella può incidere su un termine o sulla consecutio temporum, dubito però esista un traduttore che trasforma totalmente la struttura del libro cambiando la forma dei dialoghi.

    Commento di tanabrus | 20 marzo 2010

  5. Temo tu abbia ragione…

    Commento di Muscaria | 21 marzo 2010


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