La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Un cantico per Leibowitz


Autore: Walter M. Miller Jr
Editore: Mondadori
Prezzo: € 5,50
Pagine: 422

Questo libro è stato scritto negli anni ’50, in piena guerra fredda. E la cosa si vede, visto che le paure instillate dalla possibilità di una guerra nucleare totale in grado di distruggere tutto quanto permeano il libro dalla prima all’ultima pagina.

Ci troviamo infatti in un mondo che è sopravvissuto alla guerra nucleare, in qualche modo.
Radiazioni e mutazioni, morti a non finire… ma l’umanità si è salvata. In cerca di un responsabile da attaccare, la popolazione ha ucciso i governanti, responsabili primi dell’atrocità commessa. E dopo ha accusato la scienza, rea di aver reso possibile il tentato annientamento della vita: letterati, scienziati, sapienti… tutti eliminati in una caccia alle streghe di dimensioni inaudite, mentre i libri venivano bruciati nelle piazze.

Il libro comincia con il mondo ormai imbarbarito, molto tempo dopo il fallout.
I ricordi del passato sono pochi e frammentati, e ormai sfociano nel mito. Si sa che in passato l’uomo aveva una civiltà fiorente e avanzata, si sa che i governanti si mossero guerra rischiando di annientare tutto il pianeta. Si narra dei demoni fallout, del diluvio di fuoco che ha punito l’uomo. Si osservano i mutati dalle radiazioni.
E vediamo tutto ciò dal punto di vista di un giovane e ingenuo monaco nel deserto. Un monaco devoto al beato Leibowitz, vissuto al tempo dell’ira divina, quando il Signore mandò i suoi Santi a mettere nelle mani dei Principi della Terra le armi per superare i loro nemici, avvisandoli di non usarle mai.
Insomma, Leibowitz era uno scienziato. O un tecnico. Un uomo di scienza, di cui qualche scritto era stato salvato da questo ordine di monaci cui si era unito dopo l’apocalisse, nella vana speranza di scampare al linciaggio della folla.
E questo ordine si assunse il compito di preservare la cultura, raccogliendo e nascondendo tutti gli scritti che i monaci riuscivano a trovare.
La prima parte vede dunque questo giovane monaco imbattersi in un rifugio atomico, dove dei documenti riguardanti il Beato sconvolgeranno la sua vita e quella della sua abbazia.

Si passa poi alla seconda parte, Fiat lux (la prima parte era Fiat homo). La civiltà si è in parte ricostruita, siamo in una sorta di rinascimento. Leibowitz è ormai considerato un santo, e i suoi monaci sono riconosciuti come custodi dei memorabilia del passato, raccolti con cura nel corso dei secoli.
In questo rinascimento un regno intraprendente coltiva il sogno di unificare l’intero continente, mentre uomini di scienza cercano con le loro forze di portare la società al punto cui era giunta nel passato, prima della distruzione.
Ancora, i monaci di Leibowitz sono i protagonisti: l’abate che deve giocoforza bilanciare i suoi doveri con la necessità di sopravvivere in quel mondo, chinandosi quindi alle richieste del regno; i frati più vecchi, ligi alle vecchie regole; il frate scienziato che, studiando vecchi documenti, riesce a riscoprire l’elettricità.
E il loro incontro con il più grande scienziato dell’epoca, un genio assoluto che arriva al monastero per stabilire l’autenticità dei loro reperti e, nel caso, studiarli nel nome della scienza.

La terza parte, fiat voluntas tua vede una civiltà ormai avanzata essere sorta sulle rovine del vecchio mondo. Sono sorte colonie nello spazio, il mondo è diviso in superpotenze e in inutili organi sovranazionali.
Siamo in un clima di guerra fredda, si spera che nessuno dia il via alla distruzione visto che le mutazioni originate dal vecchio conflitto ancora permangono nel mondo ma nessuno si illude sull’intelligenza umana.
E il monastero di Leibowitz prepara il suo piano segreto per salvare la conoscienza e adempiere al suo ruolo originario.

Questa la trama, ma in mezzo alla trama troviamo riferimenti religiosi mescolati con un passato ormai mitizzato, riflessioni sull’eutanasia, sul significato della vita degli esseri umani, sulla ciclicità della storia, sulla ricerca di un senso.

E non dà risposte, suggerisce.
Suggerisce l’identità del vecchio ebreo immortale che gravita sempre intorno al monastero; suggerisce il significato dell’esistenza di Rachel, la mutazione della vecchia venditrice di pomodori; suggerisce cosa può essere accaduto ai missionari di Leibowitz, suggerisce cosa possa ssere accaduto e continuare ad accadere sulla Terra preda di una ciclicità ineluttabile.

Un libro profondo, che pone molte domande e, con grande onestà, non ha la presunzione di fornire alcuna risposta ma solo di suggerire qualche spunto.
Un libro nato nell’atmosfera pesante della guerra fredda, quando l’unica speranza per l’uomo era il pensiero che i governanti sapessero che le armi le avevano anche gli altri e che nessuno si sarebbe salvato dalla guerra.
Un libro nato dalla mente di un autore che aveva partecipato al bombardamento alleato di Montecassino, con l’abbazia che era sopravvissuta alla devastazione.
Un libro che probabilmente aveva prosciugato l’autore. Il suo libro, quello della vita. Il libro che dice tutto quello che l’autore ha da dire, quello dopo il quale non ha senso dire altro perchè sarebbe solo una ripetizione sbiadita. E infatti Miller si ritirerà a vita privata, senza fornire ufficialmente spiegazioni.

Un libro consigliatissimo, senza ombra di dubbio.

Voto: 8/10

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3 febbraio 2010 - Posted by | Miller Walter | , , ,

3 commenti »

  1. Caspita. Non ho molto tempo disponibile per leggere, però mi viene proprio voglia.

    Commento di Bruno | 5 febbraio 2010

  2. A mio avviso merita parecchio, questo libro. Non sarà certo uno Straniero in terra straniera, ma è un gran bel libro.

    Commento di tanabrus | 5 febbraio 2010

  3. Lo sto leggendo ora e mi sta prendendo tantissimo!

    Commento di Gianluca | 15 febbraio 2010


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