La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Mattatoio n°5 (o La crociata dei bambini)


Autore: Kurt Vonnegut
Editore: Feltrinelli
Prezzo: € 7.00
Pagine: 196

Il libro l’ho finito due notti addietro, ma fino a ora ho aspettato a scriverne la recensione. Un po’ per mancanza di tempo, un po’ per la difficoltà dell’operazione. Più ci penso, più mi trovo d’accordo col giudizio di Aries: “Strano.Ecco il primo aggettivo che mi viene in mente dopo aver letto Mattatoio n. 5.Il pensiero immediatamente successivo è che sicuramente avrò bisogno di un po’ di tempo per assimilarlo del tutto.

Cosa è questo libro?
E’ un libro sulla guerra. Sulla seconda guerra mondiale, guerra durante la quale l’autore fu fatto prigioniero dai tedeschi e assisté in prima fila al terribile bombardamento di Dresda.
E’ un libro contro la guerra, anche se lo stesso autore fa presente ciò che più volte gli è stato detto in proposito: tanto vale scrivere un libro contro i ghiacciai, visto che la guerra fa parte della natura umana e niente cambierà questa cosa.
E’ un libro che può essere fantascienza, tra viaggi nel tempo alla Quantum Leap e viaggi nello spazio con gli alieni Trafalmadoriani.
E’ un libro che racconta le vicende vissute da Vonnegut parlando però del suo fittizio compagno di prigionia, Billy Pilgrim. E che attraverso il punto di vista semplice e passivo di Billy ci mostra la guerra, la prigionia, la morte. Inframezzata da squarci della vita passata e futura di Billy, per via dei suoi viaggi nel tempo. E inframezzata dalla vita di Billy nello zoo alieno di Trafalmadore, come esemplare maschio di umano.

Parliamo della parte storica. La parte seria, tragica.
Billy è una persona semplice, molto semplice. Quasi stupida, verrebbe da dire.
Non ha spirito di sopravvivenza, viene trascinato dalle situazioni. In guerra nemmeno gli viene dato il giusto equipaggiamento, col suo fisico nemmeno ci sarebbe dovuto andare laggiù. E invece è là, e si ritrova disarmato a fuggire con altri tre soldati americani dopo un’imboscata. Senza neanche gli stivali.
Malgrado ciò, sopravvive alla fuga, sopravvive al viaggio fino al campo di prigionia a Dresda, sopravvive alla vita da prigioniero di guerra, sopravvive alla vita da sopravvissuto al bombardamento infernale che ha ucciso un’intera città.
Sopravvive con la sua solita passività, grazie anche ai viaggi nel tempo che compie con la mente, trovandosi a vivere la sua vita passata o anche futura. Sa già cosa accadrà, chi vivrà e chi morirà e come. Sa tutto, quindi non si affanna e segue con calma il suo copione. Senza affanno.

Parlerei della parte fantastica, il problema è capire se esiste una parte fantastica o se è una finzione.
Billy viaggia davvero nel tempo?
E’ davvero rapito dagli alieni, che gli spiegano che il tempo non esiste, è solo una dimensone che noi umani menomati non siamo in grado di scorgere? Una concezione del tempo che porta a non rattristarsi per la morte di qualcuno, visto che è morto solo in questi istanti mentre negli istanti passati continua a vivere tranquillamente e serenamente.
E’ successo realmente tutto questo, o è solo un tentativo della sua mente di sfuggire agli orrori della guerra? Magari attingendo alle storie di fantascienza che scopre all’ospedale per reduci di guerra, quando temeva di stare diventando pazzo una volta tornato a casa? Storie molto simili alle vicende fantastiche che accadono a Billy.

In entrambi i casi, Billy assume comunque questa filosofia di vita.
Così è la vita.
Una filosofia totalmente passiva, che si affida pienamente alla predestinazione contro il concetto di libero arbitrio. Qualunque cosa accade perchè deve accadere, ed essendo il tempo un concetto relativo cui noi diamo importanza per la nostra incapacità di coglierlo nel suo insieme niente di ciò che accade ha realmente importanza…
Una filosofia abbastanza estrema, che il protagonista sposa appieno visto che, se davvero conosce il futuro, non salva dalla morte nè il padre di sua moglie nè sé stesso, dirigendovisi anzi incontro sorridente e tranquillo.

Ah, dimenticavo.
Mattatoio n°5 era l’indirizzo del campo di prigionia di Vonnegut, Billy e dei loro compagni. Il luogo cui dovevano tornare alla sera dopo aver lavorato. L’indirizzo tedesco imparato a memoria, e che anni dopo avrebbe ancora tormentato nel sonno Billy (e Kurt?) inducendolo a mormorare quelle parole tedesche.
La crociata dei bambini è la guerra. Prima a definirla così è la moglie di un ex commilitone di Vonnegut, quando l’autore raggiunge il vecchio amico per cercare spunti per il libro. Erano tutti giovanissimi, a mala pena maggiorenni. Dei bambini mandati a fare il gioco della guerra, che non capivano appieno finchè non vi si erano trovati immersi fino al collo. Poi l’hanno definita così, nel libro, anche gli ufficiali inglesi fatti prigionieri subito all’inizio della guerra. “Sa, noi, qui, la guerra abbiamo dovuto immaginarcela, e ci siamo immaginati che a farla fossero degli anziani come noi. Avevamo dimenticato che a fare la guerra sono i ragazzini. Quando ho visto quelle facce appena rasate, è stato uno choc. ‘Dio mio, Dio mio,’ mi sono detto, ‘questa è la Crociata dei Bambini’.

Un libro strano, ripeto. Di cui ancora devo farmi un’idea precisa.
Di sicuro non pesante, non noioso. Ti lascia dentro qualcosa.
I periodi brevi e incisivi, che qui non mi hanno dato per niente noia come invece mi era successo con Armageddon di Altieri. Il Così è la vita rassegnato e solido. Il concetto di tempo trefalmadoriano. I prigionieri di guerra inglesi, snob e dignitosi, contrapposti ai russi descritti alla stregua di animali chiusi nei loro recinti sporchi. L’americano collaborazionista, e l’orgoglio con il quale nessuno aveva accettato la sua offerta di libertà. Il pianto di Billy per i cavalli maltrattati.

Voto: 7/10

7 gennaio 2010 - Posted by | Vonnegut Kurt | , , , , ,

1 commento »

  1. E’ già la terza recensione positiva che leggo… devo procurarmelo.

    Commento di Rorschach | 24 febbraio 2010


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