La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Figli di tenebra


Autore: Marco Davide
Editore: Armando Curcio Editore
Prezzo: € 18,90
Pagine: 766

Ed ecco anche il terzo libro della saga di Lothar Basler, che avrebbe potuto essere l’ultimo libro letto nel 2009 ma che invece è diventato il primo del 2010.

Nel primo libro avevamo una storia quasi classica, condita da un realismo affascinante; nel secondo c’era il viaggio verso terre sconosciute e la loro descrizione.
Il terzo volume invece è all’insegna dell’orrore.

Dopo che i compagni si riuniscono, al termine dell’addestramento di Lothar, e si incamminano nel deserto poco a poco l’orrore li circonda. Dapprima sono sensazioni fugaci, poi qualche creatura oscura. Infine il territorio stesso diventa parte dell’orrore che i cinque tentano di combattere. Luoghi maledetti dove il passato rivive e il tempo non sembra scorrere, foreste morte abitate da spiriti malvagi, deserti di pietra, città congelate nella loro decadenza. Un ambiente totalmente ostile, dove il pericolo può provenire da ogni cosa. Dagli alberi, dalle voci dentro la testa, dall’aria, dalla pioggia. Dai ricordi dei morti, rimasti impressi nella terra.
L’orrore che accompagna il viaggio, e che minaccia di sopraffare il mondo se gli eroi dovessero fallire, è reso molto bene. E sopratutto mi piace la reazione della compagnia di fronte a questo orrore. Terrore puro. Paura. Immobilità, paralisi. Brividi. Perfino Lothar non sa sempre cosa fare, perfino lui rimane sconvolto dagli orrori.
Molto Lovecraftiana come reazione, in più punti la follia contro la quale Lothar, Mutio e gli altri lottano cercando di mantenersi lucidi mi ha ricordato la follia che incombe su chi arriva vicino ai segreti Lovecraftiani. E questo mi ha fatto molto piacere. Molto, molto meglio che non mostrare eroi senza paura (o compagni terrorizzati tutti in fila dietro l’eroe onnipotente) lottare allegramente contro vampiri, alberi stregati, zombies e spiriti.

L’ho già detto in passato, lo ripeto. Il punto di forza di questi libri è il realismo. Tutto è plausibile, spiegato.
Almeno per la maggior parte del libro. Perchè alla fine il nemico è troppo forte, troppo potente. E per non chiudere subito la storia con più di cento pagine di anticipo concedendo subito la vittoria al Re Demone, l’autore ha dovuto forzare un po’ la mano. Già in precedenza il Re, che già si era dimostrato in grado di tenerli intrappolati in un paesaggio estenendolo all’infinito, aveva scelto di farli passare per godere di un diversivo durante la sua solitaria evoluzione.
Poi giocherella con Lothar, gli permette di combattere praticamente al massimo delle possibilità. E quando sta per dare il colpo di grazia, decide di dare sfoggio dei suoi poteri perdendo tempo, facendo il gradasso. Ignorando totalmente la tecnica con la quale in passato era stato sconfitto, tecnica che in quanto Figlio del Potere pure Lothar avrebbe potuto usare.

Peccato, perchè se il Re avesse agito meno da “tipico cattivo che si frega con le proprie mani” e Lothar avesse trovato un modo per vincere, o la Variabile si fosse travestita quasi da deus ex machina, o ancora se il Re avesse banchettato con gli stolti mortali giunti fin lì per fermarlo… beh, se insomma il tutto fosse stato più logico il libro ne avrebbe giovato.
Purtroppo è difficile gestire la situazione in cui il cattivo è troppo divinamente onnipotente, e si è visto. In alcuni frangenti sembrava quasi che combattesse con una mano sola e sbadigliando, in altri sembrava alla pari con Lothar. Non buono.

Quanto ai personaggi, Lothar e Mutio come sempre molto caratterizzati, sono i protagonisti del libro in fondo.
Da Rugni e da Moonz mi aspettavo di più in questo libro. Un ruolo maggiore del passato di Rugni, magari, e sopratutto un po’ di prospettiva del mezzorco.
Thorval invece ha mantenuto le aspettative e si è dimostrato solo una spada semovente per proteggere Mutio.
Infine, mi sarei aspettato un coinvolgimento di Etienne, dopo lo spazio ottenuto nel secondo libro… invece compare in un paragrafo, di sfuggita. Alla luce di questo stonano ancora di più tutti i capitoli dedicatigli ne Il sangue della terra.

Comunque, a parte le perplessità sui comportamenti dell’antagonista nel finale (vittima anche lui, come Lothar nel secondo libro, della Sindrome da Profezia; e in seguito assume i tipici atteggiamenti che un evil lord non dovrebbe mai assumere durante lo scontro finale) e su alcune mancate caratterizzazioni alla fine prevale il piacere per questa lettura. L’atmosfera che si è respirata è opprimente e quasi completamente priva di speranza, la situazione senza possibilità di salvezza. E malgrado ciò i cinque vanno avanti, aggrappandosi alla sottile possibilità di vittoria contro un male enormemente più forte di loro.

Buona anche la saga nel suo complesso, con i libri molto diversi tra loro ma uniti dal filo comune del crudo realismo e della cupezza che sempre di più trasuda dalle pagine, fino all’apoteosi nella Gehenna.

Voto: 7/10

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2 gennaio 2010 - Posted by | Davide Marco | , , , ,

4 commenti »

  1. Ho cominciato a leggerlo pure io, ma è una discesa verso l’oblio…

    Pesante pedante e inutilmente verboso. Non so se lo finirò.

    Peccato

    Commento di Generale Merdez | 4 gennaio 2010

  2. Vorrei poter dire di aver letto anche io questo libro, regalatomi dall’autore, ma sono stato fregato da mio fratello che al ritorno da Lucca ha sequestrato i tre tomi….perdonami caro Marcolino ma ancora non posso dare il mio parere (ammesso che ti importi).

    Commento di Marco Varuzza | 4 gennaio 2010

  3. Ti immagino tornare tutto contento dai Comics, con magari anche altri libri e fumetti… e tuo fratello che te li sottrae agilmente e fugge via per leggerseli in santa pace 😀

    Commento di tanabrus | 4 gennaio 2010

  4. Ciao Gabriele, sono qui a ringraziarti per avere letto la mia trilogia (in sequenza, per altro, malgrado la ‘stazza’ dei volumi) e ancor più per avere speso tempo ad articolare i tuoi giudizi. Giudizi su cui ovviamente non metto bocca, giacché ti appartengono di diritto. Mi limito a sottolineare la mia soddisfazione per l’apprezzamento che esprimi in merito alla ‘gestione’ del fattore paura: io per primo da lettore apprezzo un’analisi psicologica verosimile di chi, niente affatto eroe trascendente, è sottoposto a traumi che travalicano l’ordinario. Se vogliamo che il Terrore sia tale, dopotutto, non possiamo poi svilirlo attraverso le reazioni tiepide e un po’ superficiali dei nostri personaggi. 😉

    Ti saluto e ti ringrazio di nuovo,
    Marco.

    PS: Marco, non c’è fretta. Noi tutti abbiamo le nostre lunghe code di lettura. La buona notizia è che i libri, a differenza del latte, non scadono. 😉

    Commento di Marco Davide | 4 gennaio 2010


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