La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il sangue della terra


Autore: Marco Davide
Editore: Armando Curcio Editore
Prezzo: € 18.90
Pagine: 766

Secondo volume della trilogia di Lothar Basler, comincia là dove avevamo lasciato la compagnia alla fine del primo volume: in mare, diretti verso l’altro continente all’inseguimento di Kurt.

Superato a fatica l’oceano, e la superstizione dei marinai, i nostri arrivano finalmente nell’Impero dove faranno i conti con una situazione sociale e politica ben diversa da quella cui sono abituati: tradizioni millenarie, un culto potente quasi quanto il potere politico, una guerra durata anni e anni che ha messo in ginocchio il potente Impero al punto da costringerli a implorare l’aiuto dei Principati promettendo loro ricche ricompense.

Il punto di forza di questo secondo volume è senza dubbio l’ambientazione: realistica, cruda, dura. La gente muore di fame per via della guerra, ma c’è il terrore di manifestare lo scontento per via dell’Inquisizione che controlla le città con pugno di ferro. Briganti e gruppi di rivoltosi minacciano i pochi viaggiatori diretti da una città all’altra.
Eserciti si scontrano in assedi, agguati, battaglie campali, attacchi di epidemie.

In alcuni punti l’ambientazione e lo scontro tra l’Impero e la Repubblica toglie anche i riflettori alla storia di Lothar e al suo inseguimento: in diverse occasioni il protagonista diventa Etienne, generale di Saegata, e la trama diventano gli scontri del suo esercito, le battaglie.
Questo dà una visione più ampia di quello che accade, ma infastidisce anche un poco: Etienne non è un vero e proprio protagonista, visto che ne seguiamo le vicende saltuariamente. Il cambio di prospettiva quindi all’inizio scombussola non poco, visto che ci si aspetta la comparsa di Lothar o di un suo compagno. O l’ingresso in qualche modo di Etienne nella combriccola, cosa che almeno in questo libro non accade.

Per quanto riguarda la trama principale, l’inseguimento si mescola con l’incontro con i Fratelli della luce, una setta di usufruitori del potere che tengono viva la memoria dei tempi andati e contrastano gli adepti delle sette come quelle combattute nei principati da Lothar. Era stato Mighal, il Maestro dei Fratelli, a fare avere a Lothar la spada.
Shaka Ni Mha, la lama delle ombre.
Scopriamo la storia della spada, la verità su ciò che accadde nell’epoca antica, e tutto ciò che sta dietro lo scontro tra Lothar e Kurt. Come il destino abbia fatto nascere un Figlio del Potere e gli abbia affidato la lama per poter contrastare il campione dell’Entropia, Kurt, che cercherà di distruggere tutto il mondo.

Un volume di passaggio, del resto il secondo volume delle trilogie è spesso dedicato al viaggio e questo non fa eccezione: dalla partenza in nave fino alla cattedrale dove si consuma lo scontro tra Lothar e Kurt, la compagnia sta sempre in movimento, a cacciare Kurt seguendo il legame mentale tra i due nemici.

Rispetto al primo volume,  il lessico mi pare migliorato: mi sembra ci sia stato un utilizzo inferiore di termini arcaici in grado di far inarcare le sopracciglia al lettore, qui non l’ho quasi mai sofferta questa cosa.

Molto belle le parti del viaggio in mare, della prigionia, dell’assedio, della peste. L’assedio mi ha fatto venire in mente Martin e Feist, quindi direi che è stato trattato davvero bene!

Per quanto riguarda i personaggi, Lothar pare molto meno forte in questo libro. Moonz mi ha deluso, in questa ambientazione avrebbe potuto avere margini di evoluzione e invece è rimasto praticamente sempre sullo sfondo. Thorval scompare per la maggior parte del libro. Rugni rimane sullo sfondo, anche se si tenta di dargli profondità indagando sul suo passato. Mutio rimane l’unico della compagnia davvero sviluppato, una sorta di contraltare per Lothar. Non a caso i momenti di riflessione sono quasi tutti con loro due a parlare.
I nuovi mi sembrano ben caratterizzati, per quello che compaiono. L’unico appunto su Raphael, che fosse qualcosa di più era chiarissimo. Non sapevo da che parte stesse, ma che il gruppo si sia fatto fregare -sopratutto Lothar- non mi è piaciuto.

Cosa invece mi ha lasciato parecchio perplesso sono state un paio di situazioni relative alla trama.
Situazione numero uno: a un certo punto Etienne dice a Lothar di poter rintracciare Kurt, essendo nell’esercito. A questo puto Lothar dice di lasciar stare, che il destino vuole si incontrino nella cattedrale. Avrei preferito che accettasse, e che magri il tentativo di Etienne fallisse perchè Kurt era scomparso… messa così fa molto strano, in pratica Lothar soffre della sindrome da profezia. So che una cosa deve andare così, quindi farò tutto quel che posso per farla andare così. Non mi è piaciuta per niente.
Situazione numero due: il racconto di Mighal. Ora, sai che ci sarà lo scontro tra il campione entropico e il potere. Gli porti la spada, dicendogli “dalla al tuo secondo nipote”. Poi al momento dello scontro ammetti tranquillamente che te avresti fatto di meglio con la spada, visto che il figlio non sa niente di come si usa il potere, non ha addestramento. Ora, non sarebbe stato vagamente meglio se te prendevi il pargolo e te lo addestravi come si deve? L’età dei due avversari è quasi la stessa, se davi a Lothar l’addestramento non ci sarebbe stato paragone con Kurt. Invece no. Maestro abbastanza stupido, se mi è concesso…

Infine non mi è piaciuto che per l’ambientazione dell’Impero sia stato preso spunto così enormemente dall’Impero Romano. Mescolato alla Santa Inquisizione. Fosse stato fatto un lavoro più originale avrei gradito maggiormente, così mi ha lasciato un retrogusto amaro… in alcune occasioni poi mi venivano in mente alcune parti di Goodkind quando parlava del suo Impero. Non so se per un’assonanza di qualche tipo o se per colpa di Valberici che commentando il primo libro mi aveva tirato in ballo Goodkind, ancora non sono riuscito a  capirlo purtroppo.

In definitiva un buon libro, per essere la seconda parte della trilogia. Sarebbe potuto essere migliore, usando un po’ più di originalità nel creare il nuovo continente… peccato per le due situazioni (sopratutto la seconda, che colpisce pesantemente la trama) che per me rovinano abbastanza l’effetto finale del libro.

Voto: 6/10

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21 dicembre 2009 - Posted by | Davide Marco | , , , ,

4 commenti »

  1. Eheheh, assumo le mie colpe 😉
    Però a me non è dispiaciuto che si sia ispirato all’ Impero Romano 🙂

    Commento di Valberici | 21 dicembre 2009

  2. Un’ispirazione leggera non avrebbe dato fastidio neanche a me (per dire, anche in Spirit Gate si riprende l’Impero Romano, il suo esercito, la sua filosofia di conquista. Ma meno platealmente: una cosa qua, una là. Qui perfino il nome del senatore ritirato era romano! 😀 ).

    Quando l’ispirazione diventa più corposa invece un po’ di fastidio lo provo: a quel punto magari si poteva tentare di ambientare direttamente la storia nell’Impero Romano… o fare alla Turtledove, che ha portato i romani in un’ambientazione fantasy per poterne utilizzare usi e costumi.

    Commento di tanabrus | 21 dicembre 2009

  3. Uhm, si, una specie di ultima legione. 🙂

    Commento di Valberici | 21 dicembre 2009

  4. We, non c’entra una emerita mazza, ma io lo faccio lo stesso: AUGURI!!!

    E ora, promesso, la smetto! XD

    Commento di Luca Centi | 24 dicembre 2009


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