La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The warded man


Autore: Peter V. Brett
Editore: Del Rey
Prezzo: € 20,24
Pagine: 416

E’ uno dei pochi libri in inglese che ho comprato a prezzo intero, solitamente aspetto le edizioni economiche.
Prima di questo, solo il capitolo finale di Harry Potter e il primo libro di Abercrombie, The blade itself.
Ho deciso di aggiungere anche The warded man (o The painted man, a seconda della nazione) perchè ne avevo letto ovunque ottime recensioni. Uno dei debutti migliori dell’anno.

Non ne sono rimasto deluso, anche se qualcosa non mi ha convinto interamente. Ma è un buonissimo libro, primo capitolo della trilogia The demon.

Il suo punto di forza è l’ambientazione, un’ambientazione di quelle che mi piacciono moltissimo. Cupa, dura.
Questo mondo infatti è infestato dai demoni.
Di giorno la vita scorre tranquilla, ma appena il sole tramonta i demoni sbucano dalla terra sciamando ovunque a caccia di creature viventi da dilaniare e mangiare. Ovviamente gli esseri umani sono compresi in questa categoria di prede.

Prede facili, perdipiù.
Le loro armi non funzionano contro questi demoni. Demoni di fuoco e demoni di sabbia, piccoli e rapidi; demoni del vento, simili a uccelli; demoni di legno e demoni di roccia, grossi, forti, impenetrabili; demoni di acqua, simili a mostri marini.
L’unica loro protezione durante la notte è rappresentata dai magici simboli di protezione, eredità di un’epoca antica in cui l’umanità aveva combattuto e sconfitto l’orda demoniaca. A quel tempo si conoscevano simboli offensivi, in grado di ferire i nemici, e gli umani potevano fare ben più del misero rimanersene nascosti in casa al riparo delle ragnatele di simboli e della barriera mistica che questi creavano.

E ogni tanto i simboli cedono.
Si danneggiano, si rovinano, vengono oscurati. Comunque, a volte i demoni passano. Distruggendo ciò che trovano.

E in un mondo così terrorizzato, la vita si è adeguata a questi ritmi.

Villaggi solitamente a un giorno di distanza l’uno dall’altro, per consentire il viaggio nelle ore diurne; ripari protetti da simboli per i viaggi più lunghi.
Cerchi di simboli portatili per i pochi coraggiosi che viaggiano per tutto il mondo, arrivando ai villaggi più sperduti e nei luoghi più inaccessibili: i messaggeri, che fungono da esploratori, postini, esattori delle tasse, mercanti…
Non c’è neanche uno Stato, un regno.
Era esistito un tempo, quando dopo la guerra contro i demoni il mondo aveva conosciuto l’era della scienza. La razionalità.
Le storie del passato erano state fatte passare come leggende e favole, finchè una notte all’improvviso non sono tornate reali minacciando lo sterminio dell’intera specie. Sono stati rintracciati antichi tomi sull’argomento, e i simboli di protezione sono tornati alla luce, assieme ai warders, gli esperti adibiti al compito di tracciare i simboli per proteggere le singole abitazioni (nei villaggi), le mura (nelle città libere) o qualsiasi altro rifugio.
I duchi delle città libere si urlano contro tutto il tempo, ma sono costretti a commerciare per scambiarsi i beni prodotti dal loro territorio per poter sopravvivere.

Ci sono tre protagonisti, e la storia si svolge nell’arco di quattordici anni -attraverso due salti temporali-.
Arlen, un ragazzo di uno di quei villaggi sperduti. L’incontro con un messaggero gli apre gli occhi su come sia miserabile vivere nascosti per paura dei demoni, senza mai tentare di combattere. E quando si scopre deluso e tradito perfino dal suo stesso padre, fugge da solo deciso a diventare un messaggero lui stesso. O a morire lungo la via, morendo da persona libera e non da prigioniero.
Leesha è una ragazza di un altro villaggio. La sua vita è resa un inferno dalla madre, egoista e dispotica, e quando la persona cui aveva affidato il proprio futuro la tradisce, trova la forza di scappare dalla gabbia costruitale intorno dalla madre rifugiandosi sotto l’ala protettiva della vecchia guaritrice del villaggio, divenendone l’apprendista. E scoprendo che una guaritrice è molto di più che il medico del villaggio, ma la custode di antiche conoscienze.
Rojer è il più piccolo, ha una decina di anni meno degli altri due. Vive in un altro villaggio, conteso tra due duchi. E proprio l’arrivo di un duca al villaggio e il desiderio di compiacerlo causa una scarsa manutenzione dei simboli delle case da parte del warder del villaggio. L’intero villaggio viene ridotto in cenere dai demoni, tutti i suoi abitanti uccisi. Tutti tranne lui, portato in salvo da un bardo. Il bardo che per codardia non aveva salvato sua madre quando avrebbe potuto, vanificando il sacrificio degli altri presenti. Il bardo che per i sensi di colpa si occuperà di lui, rovinando lentamente la propria carriera e finendo in miseria.

Tre protagonisti molto diversi l’uno dall’altro, ma accomunati dal loro dover scappare.
Una condizione mentale per i primi due, che sentono di non doversi limitare a quello che fanno tutti gli altri intorno a loro, che ci sia qualcosa di più nella loro vita che il semplice sposarsi, fare figli per aumentare la popolazione, lavorare i campi e morire quando i demoni passano i simboli.
Una condizione più fisica per il secondo, abituato alla vita cittadina ma costretto al vagabondaggio per via dei nemici fattisi.

I tre verso la fine del libro finalmente finiscono col riunirsi, quando ormai non ci speravo più.

La fine del libro, oltre a lasciare un sentimento di rabbia nei confronti di chi compare in scena e di ciò che presumibilmente accadrà nel secondo volume, The desert spear, lascia anche nel dubbio riguardo alla vecchia profezia -o potremmo definirla fede religiosa- secondo la quale il Creatore manderà di nuovo il Deliverer, un guerriero che guiderà il mondo contro i demoni come già aveva fatto al tempo della prima guerra. Il dubbio è: i tre sono “figli della profezia”? O come dice Arlen, è solo una baggianata?

Il libro è scritto molto bene, ed è molto interessante. Ho fatto fatica a staccarmene quando ho dovuto fare altre cose, e me lo sono letto in due giorni scoprendomi a leggere ancora alle due di notte -ed era diverso tempo che non mi succedeva- ripromettendomi “arrivo alla fine del capitolo e smetto, promesso”.

Cosa non mi ha convinto?
Il “supereroismo” dei tre protagonisti.
Non tanto per l’atto di coraggio di Arlen all’inizio, o per l’aiuto che Leesha dà subito a Bruna.
Ma Arlen è a undici anni tra i migliori nel villaggio a tracciare i simboli, e arrivato in città in breve tempo diventa anche lì uno dei migliori. Arrivando a rivoluzionare in parte il comportamento dei colleghi. E quando parte come messaggero, diventa un guerriero provetto, tale da risultare superiore ai guerrieri di popolazioni che addestrano i propri figli fin da piccoli alla guerra.
Leesha è miracolosamente dotata per la medicina, in pochi giorni supera l’apprendista che da tempo stava con la vecchissima guaritrice. Ed ovviamente è bellissima e moralmente ineccepibile.
Rojer è una specie di Orfeo, suonando un liuto di fortuna fatto con crini di cavallo appena tagliati e un ramo intagliato sul momento riesce a ipnotizzare i demoni. E questo malgrado due dita mancanti.

Ecco, i tre mi sembrano troppo “superuomini”.
Ho tralasciato l’Arlen del finale, quando il termine “superuomo” direi che risulta essere insufficiente per descriverlo.
Probabilmente i tre salti temporali (di quasi sette anni l’uno…) hanno influito nel darmi questa percezione. Ed è un peccato, perchè altrimenti il libro sarebbe molto, molto bello.

Voto: 7/10

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14 ottobre 2009 - Posted by | Brett Peter V. | , , , , ,

1 commento »

  1. […] in Italia per la Newton Compton… io ho già letto il libro in inglese, e ne ho parlato qui. Ha fatto bene la Newton Compton a prendere i diritti per il libro, scritto bene e con buoni tocchi […]

    Pingback di L’angolo del cacciatore di libri (8-2011) « La torre di Tanabrus | 20 febbraio 2011


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