La torre di Tanabrus

Did you miss me?

The last wish


Autore: Andrzej Sapkowski
Editore: Orbitbooks
Prezzo: € 6.27
Pagine: 359

Andrzej Sapkowski è un nome totalmente sconosciuto qui in Italia, e che solo recentemente ha cominciato a comparire nel mercato anglofono.
In Polonia però, casa sua, è ben famoso. Oserei dire che, per notorietà, genere e vendite, potrebbe veniree definito il Licia Troisi polacco.

Una serie di cinque libri per la saga The witcher, alcuni libri di racconti brevi legati a quella saga, una seconda trilogia e altri racconti sparsi, una serie televisiva e un film dedicati a questa sua saga, un videogioco giunto anche da noi del quale le recensioni hanno parlato benissimo.
E in più traduzioni in inglese, francese, spagnolo, portoghese, russo, ceco, ucraino, lituano. Molti premi vinti.
Un buon biglietto da visita, non c’è che dire.

Questo libro è la sua terza raccolta di racconti legata all’universo di The witcher, raccolta che comprende praticamente tutto il primo libro di racconti uscito tre anni prima. Ovviamente i libri di racconti sono stati scritti prima dei cinque libri della saga, e solo in seguito hanno dato come frutto la saga.

Il mondo di The witcher è un mondo fantasy. Ci sono elfi e nani, anche se i nani vengono solo menzionati per la lingua o le note di credito. Gli elfi invece compaiono in un paio di racconti.
Sopratutto, però, ci sono i mostri. Mostri di ogni genere, dai più innocui a quelli più pericolosi come striga, vampiri, licantropi, draghi.
Ci sono i maghi e le streghe, preti e sacerdotesse di numerose e potenti divinità; le maledizioni possono distruggere la vita di una persona rendendola una creatura mostruosa, e un giuramento può condannare un neonato a una vita miserabile.
E ci sono gli witcher, umani promessi prima ancora della nascita alla gilda. Cresciuti sotto un rigoroso addestramento, imbottiti di droghe e sottoposti a esperimenti e prove finchè quello che ne emerge è un witcher vero e proprio. Capace di usare la magia e letale nel combattimento, uno witcher vaga per il mondo offrendo i propri servigi come cacciatore di mostri.

Geralt è uno di questi witcher. Uno degli ultimi, forse, visto che sono sempre meno.
I tempi cambiano, del resto, e i mostri sono sempre meno. Gli umani stanno conquistando tutte le terre, e i mostri lentamente scompaiono. Così come le altre razze umanoidi: o convivono con gli umani, o spariscono. Tutto molto attuale.

La struttura del libro è interessante: ci sono diversi racconti, intervallati dai capitoli del racconto The voice of reason, che temporalmente dovrebbe essere l’ultimo racconto del libro. E, sempre temporalmente, comincia dopo il primo racconto, The witcher. Lì Geralt si scontra con una striga e, ferito, va a recuperare le forze nel tempio di un’amica. Il suo riposo e recupero è il fulcro del racconto diluito lungo tutto il libro, i cui capitoli spesso fungono da spunto per il racconto successivo (ad esempio quando Geralt e il bardo Dandilion ricordano la loro prima avventura insieme, o quando viene rievocato l’incontro tra Geralt e Yennefer, il suo grande amore) oltre a fornire informazioni sul mondo, o sul passato di Geralt.

Facciamo così la conoscienza di Geralt, uno dei più famosi witcher; del famoso bardo Dandilion, amico di Geralt e rinomato donnaiolo; di Yennefer, maga egoista e priva di scrupoli; del mago Stregobor, della sacerdotessa Nenneke…

Uno dei punti deboli del libro (che pur essendo una raccolta di racconti, grazie alla sua struttura sembra quasi un libro vero e proprio) è l’evidente gap temporale tra la scrittura di The witcher e quella degli ultimi racconti. Il primo racconto infatti era stato pubblicato su una rivista di fantasy (sono più avanti di noi, in Polonia) quattro anni prima della pubblicazione del primo libro di racconti. In quel primo racconto Geralt appare visibilmente differente da come sarà poi rappresentato in seguito: più duro e cattivo, con alcuni poteri mai più mostrati (nè in questo libro nè negli altri, stando ai forum internazionali).
In seguito diventa una figura più malinconica, più aperta all’amicizia.

Spesso poi viene descritto da terze persone come un assassino privo di sentimenti, un cacciatore di mostri a pagamento. Descrizione che fa pensare molto alle Claymore, ma questa somiglianza si limita al loro lavoro e al fatto che gli witcher sono dei mezzi mostri loro stessi.
Infatti Geralt non è un musone solitario, ama anzi la compagnia del bardo chiacchierone. Non disdegna gli incontri con le persone, è innamorato, è legato da amicizia a diversa gente.
Ecco, semmai il problema è che a volte, a seconda del racconto, sembra quasi che Geralt ci voglia essere presentato più duro di quel che è, più Claymore che Witcher.
Immagino anche questo sia dovuto alla natura di questi racconti, scritti in tempi diversi.

Ci sono poi state critiche per delle somiglianze con Elric, ma io tutte queste somiglianze non le vedo.
Geralt viaggia spesso da solo, a volte è accompagnato da qualcuno. Teoricamente sarebbe un duro. Magia e spada. Uso di droghe particolari per combattere.
Beh, tutto questo non mi sembra certo un plagio. La sua magia è difensiva, le sue spade non sono magiche (una è d’argento, una è di meteorite. Tutti i mostri sono vulnerabili almeno a una delle due). Le droghe che usa, come quelle con cui è stato trattato fin da piccolo, servono a dargli poteri speciali per combattere i mostri: velocità, riflessi, resistenza. Non è certo un qualcosa destinato a tenerlo in vita di giorno in giorno come accadeva al principe di Melniboné.
C’è l’albinismo, dovuto agli esperimenti subiti. E il fatto che, nell’ultimo racconto, viene detto che uno dei nomi con i quali è conosciuto sia Il lupo bianco. Più che plagio parlerei di citazione, anche se l’autore ha negato di dover niente ai libri di Moorcock.

In definitiva una lettura piacevole grazie alla struttura atipica del libro. Diversi peronaggi interessanti, sopratutto tra i mostri (il nobilotto punito per aver violentato una sacerdotessa e divenuto un mostro come la bestia di La bella e la bestia, una ragazza la cui vita riprende quella di Biancaneve bene o male, un silvano dispettoso che lavora come spia) e parecchi divertissements dell’autore quando cita favole classiche riadattandole alla realtà del suo mondo: Biancaneve assume tutto un altro significato quando Renfri racconta la sua storia; e il principe che cerca Cenerentola assomiglia a un idiota quando prova a ingaggiare Geralt per cercarla.
Ci sono diverse piccole incongruenze, dovute senza dubbio al tempo trascorso tra i vari racconti.
Di certo ho intenzione di prendere Blood of elves, il primo libro della pentalogia (nonchè secondo libro pubblicato in lingua inglese… il terzo dovrebbe essere il secondo libro di racconti, e poi il secondo libro della saga). Lì ormai i personaggi dovrebbero essere ben definiti, così mi potrò fare un’idea più chiara del tutto.

Voto: 6/10

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18 agosto 2009 - Posted by | Sapkowski Andrzej | , , , ,

1 commento »

  1. Bravo, fatti un’idea più chiara…e poi fammi sapere, così se è il caso li prendo pure io 😉

    Commento di Valberici | 18 agosto 2009


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