La torre di Tanabrus

Did you miss me?

L’ombra della maledizione


Autore: Lois McMaster Bujold
Editore: TEA
Prezzo: € 8.50
Pagine: 566

Ho aggiunto questo libro all’ordine di Ibs all’ultimo momento, dietro consiglio di Val.
E come spesso accade, il consiglio era azzeccatissimo.

Un libro affascinante che parte lento per farci fare la conoscenza del protagonista, Lupe dy Cazaril, e del regno di Chalion con i suoi nobili, i suoi vicini e le sue divinità. E una volta che le spiegazioni minime sono date, gli eventi cominciano a precipitare fragorosamente, mentre un senso opprimente di impotenza pervade le pagine.

Cosa può fare un singolo uomo, un ex-soldato che annovera il Cancelliere e il suo fratello come nemici personali, per salvare i fratelli del Roya dal loro destino?
Come si può sconfiggere un’oscura maledizione che grava sull’intera stirpe reale, una maledizione di origini divine che minaccia di portare alla rovina ogni membro della famiglia e l’intero regno?
Cosa può fare una giovane royesse, una principessa, piena di spirito di iniziativa ma con le mani legate dal suo ruolo e dai giochi di potere dei suoi avversari?
E come può un uomo venire a patti con la santità, quando questa non è dovuta a una particolare fede assoluta ma solo a uno stato mentale e a una decisione delle divinità?
Come si può vivere sapendo di portare la morte dentro di se, sotto forma di un demone e dello spirito di una persona uccisa per una propria decisione?

Il libro parte lentamente, per farci fare la conoscenza con dy Cazaril, con la Provincara, con la Royesse Iselle e il resto della corte e della famiglia.
E poi gli eventi precipitano fragorosamente: la convocazione a palazzo, le difficoltà sempre maggiori, l’intervento delle divinità.
Con Cazaril che, partendo da uno stato di viandante squattrinato, dovrà fare un lungo percorso spirituale prima di poter adempiere al compito preparato per lui molti anni prima.

Cosa mi è piaciuto di questo libro?
Senza dubbio la scrittura: l’autrice ha una scrittura fluida, scorrevole, mai noiosa. Un piacere leggerla.
Mi è piaciuta anche la teologia di questa ambientazione, con le cinque divinità e sopratutto i miracoli, i Santi.
L’ambientazione era interessante, anche se tra nomi e termini sembrava di stampo ispanico -impressione confermata da un rapido sguardo su internet.

I personaggi invece mi hanno lasciato un goccio d’amaro in bocca. Nessun grosso errore, certo, nè caratterizzazioni sbagliate. Iselle, sua madre, Umegat, Cazaril, dy Sanda… tutti molto interessanti. Ma penso gli mancasse quel qualcosa per risultare davvero vivi, reali. Un po’ più di introspezione forse, non so. Però non li ho avvertiti particolarmente veri.
Comunque è solo un’impressione, che non ha certo guastato il piacere della lettura.

Più irritante è stato il viaggio di ritorno di Cazaril, visto che dubito fortemente che malgrado debiti di gratitudine e opportunismi verrebbe mandato un principe in quello stato a compiere quella missione, rimanendo laggiù poi!
Ecco, questa mi è sembrata una forzatura. Funzionale e necessaria a non allungare la storia, lo concedo, ma sempre una forzatura.

Un’ultima nota riguarda il fatto che il ibro faccia parte di una trilogia. Cosa che non viene minimamente citata nel libro.
Capisco il non scriverlo in copertina, visto che questo è il primo volume della serie ed è perfettamente autoconclusivo tanto che il seguito, La messaggera delle anime, pur cominciando dalla fine di questo libro ha altri protagonisti e comunque le vicende si sono concluse alla fine di questo volume.
Ma almeno alla fine del libro, o nelle pubblicità… invece niente. Solo su internet ho scoperto questa cosa.
Male!

Voto: 7/10

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27 luglio 2009 - Posted by | McMaster Bujold Lois | , ,

5 commenti »

  1. Con la Bujold andavo sul sicuro, anche se le sue opere più famose appartengono alla fantascienza. 😉

    Commento di Valberici | 28 luglio 2009

  2. Mea culpa che finora non l’ho mai letta (ma culpa anche delle librerie che non mi han mai fatto vedere i suoi libri, a dirla tutta).

    Mi spiace solo che alla fine sia mancato il “nostro” lieto fine… per buona parte del libro ci avevo sperato.

    Commento di tanabrus | 28 luglio 2009

  3. Ho letto sia questo che la Messaggera delle anime e, in entrambe i casi, lo stile narrativo mi è parso ineccepibile.
    Purtroppo, però, emotivamente la Bujold non mi prende molto, non riesco proprio ad appassionarmi nè ai personaggi nè alle storie.
    Magari è troppo raffinata per Mirtilla, chi può dirlo!

    Commento di mirtillangela | 4 agosto 2009

  4. O forse il fatto che i personaggi non prendano 😉

    Commento di tanabrus | 4 agosto 2009

  5. @Tan: si, secondo me buona parte del problema risiede nei personaggi, come tu hai correttamente evidenziato.
    Per dire, della medesima perfezione stilistica, preferisco di gran lunga la Le Guin che riesce a dare ai personaggi quella scintilla in più di passione. IMHO ^^’

    Commento di mirtillangela | 4 agosto 2009


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