La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Kafka sulla spiaggia


Autore: Haruki Murakami
Editore: Einaudi
Prezzo: € 20.00
Pagine: 522

Come sempre, dopo aver finito di leggere Murakami mi ritrovo a pensare al libro appena finito. Alle emozioni che ha suscitato, agli interrogativi rimasti senza risposta, a quella sensazione di smarrimento che si prova quando si abbandonano le sue pagine oniriche e si ritorna alla vita reale.
E come sempre mi chiedo cosa scrivere qui, visto che farne una recensione è sempre difficile.

Per cominciare, la struttura del libro ricorda quella de La fine del mondo: due storie in parallelo, cui sono dedicati un capitolo a testa, alternandole.
Nella prima storia il protagonista, nonchè voce narrante, è Tomuro Kafka. O almeno, Kafka è il nome che questo quindicenne si è dato quando è scappato di casa. Una fuga che non è certo un colpo di testa improvviso, ma un piano progettato con cura fin dall’infanzia. Ha una sorta di amico immaginario, il ragazzo chiamato Corvo, che a volte sembra la voce della sua coscienza e a volte qualcosa di più. Kafka fugge dal padre che gli ha rovinato la vita maledicendolo fin da bambino con una profezia edipica. “Un giorno ucciderai tuo padre con le tue mani, e giacerai con tua madre e tua sorella“.
Nell’altra, si fa la conoscenza del signor Nakata. Un uomo di mezza età con gravi problemi mentali: da bambino era caduto in coma per parecchio tempo, e al risveglio aveva dimenticato tutto ciò che avesse mai saputo. E aveva perso la capacità di apprenderlo di nuovo. Era diventato totalmente stupido, in poche parole. Ma aveva acquisito la facoltà di parlare con i gatti.
Nakata, pur senza saperlo, ha un ruolo fondamentale nella vicenda. E vi viene trascinato dal signor Johnny Walker, che lo costringe in pratica a mettersi in viaggio verso il proprio destino.

Le storie di Kafka e di Nakata, all’inizio lontanissime, si avvicinano sempre di più arrivando a sfiorarsi senza però mai fare incrociare i due personaggi, uno l’opposto dell’altro. Il ragazzino maturo, riflessivo e pieno di rabbia e paura; e l’uomo immaturo e innocente come un bambino, totalmente privo di ricordi.

Proprio i ricordi giocano un ruolo importante qui, come anche era successo ne La fine del mondo.
Nakata alla fine avverte il peso dell’assenza dei ricordi, e vorrebbe riappropriarsi dei suoi ricordi, della sua vita.
La signora Saeki invece vive intrappolata nei ricordi della sua gioventù, in quel periodo nel quale aveva sperimentato una felicità così totale e assoluta da spaventarla e renderla infelice, proprio per la consapevolezza che mai sarebbe più potuta essere così felice. Il periodo in cui aveva desiderato di poter fermare il tempo, vivere per sempre in quel luogo e in quei giorni.

E quel luogo l’aveva trovato.
Un luogo al di fuori del tempo, che comunicava con il nostro mondo solo in determinate circostanze, quando la pietra dell’entrata era aperta.
Un luogo dove il tempo non ha alcun effetto, dove i ricordi sbiadiscono e quasi non ci sono necessità fisiche. Un luogo, ancora una volta, molto simile alla Fine del mondo. Ma senza guardiani, senza mura, senza l’atmosfera opprimente di quell’altro luogo.

Il libro mostra il percorso di crescita di Kafka, da quando fugge dalla casa del padre e dalla profezia a quando incontra Sakura, e poi Oshima e Saeki.
Oshima che è un personaggio molto particolare… alla fine è quello che meno c’entra con la trama vera e propria, con la pietra dell’entrata, con il passato di Kafka, con il luogo al di fuori del tempo. Ma è probabilmente quello che più aiuta Kafka, sia fisicamente che spiritualmente. (Poi, vabbè, è particolare anche per la sua stessa natura, ovviamente.)
E’ anche il tramite scelto dall’autore per lasciarsi andare a citazioni e riflessioni colte. Spesso un po’ troppe per essere realistico, ma alla fine va bene così. Del resto il realistico cede il passo all’onirico, in questi libri, e il citazionismo del bibliotecario passa in secondo piano rispetto agli intrighi temporali che vedono coinvolti Kafka, la signora Saeki, un ragazzo morto molto tempo prima e il padre di Kafka.

Ecco, se non fosse per il padre di Kafka il mio giudizio sul libro sarebbe migliore.

Ma c’è quella presenza che oltre a non essere spiegata -e questo ci sta, è sempre così con Murakami e va bene- non mi sembra venga nemmeno accennato granchè su di lei.
Innanzi tutto, è una presenza o sono due? Johnny Walker e il colonnello sono due entità differenti? O hanno mentito e sono la stessa entità, magari nata a causa della signora Saeki quindicenne? Ci sono molte domande senza risposta riguardo a questo punto -può essere che mi manchi un certo background per arrivare alla soluzione, o forse dovrei rileggere il libro alla caccia di un indizio, non so-, così come su un altro fatto alla base di tutto e cioè l’incidente che cambiò la vita a Nakata.
Cosa era successo? Perchè tutti erano svenuti, era opera di un flauto? E perchè Nakata non si era risvegliato?

Capisco che questo libro non abbia intenzione di dare spiegazioni dettagliate, un ordine preciso degli eventi, delle risposte… ma negli altri libri di Murakami che ho letto c’era più possibilità di comprensione.
Kafka sulla spiaggia mi ha lasciato una sorta di sentimento di incompiuto, come se mancasse qualcosa. Un qualcosa che avrebbe reso, per me, questo bel libro un libro bellissimo.

Per molti è il capolavoro di Murakami, io gli preferisco Dance dance dance e La fine del mondo.

Comunque, ho scoperto che Murakami ha sessanta anni. Incredibile, gliene avrei dati una quarantina vista la scrittura!

Voto: 7/10

Annunci

6 giugno 2009 - Posted by | Murakami Haruki | , , ,

6 commenti »

  1. Questo libro è un meraviglioso koan zen.
    E lo scopo di un koan non è quello di dare risposte ma di suscitare domande.
    Deve indurre alla meditazione e alla ricerca della consapevolezza 😉

    Commento di Valberici | 6 giugno 2009

  2. Questo lo fanno praticamente tutti i libri di Murakami 😉
    Per come sono io, l’assenza di una minima spiegazione relativa a ciò che sta alla base di tutta la trama (la condizione attuale di Nakata c’entra qualcosa con quel luogo? E Tomuro\Walker\colonnello, sono la stessa cosa?)

    Non chiedo certo una spiegazione del resto, lo rovinerebbe alquanto. Ma la mancanza di spiegazioni su quei passaggi della trama -non del significato, ma proprio della trama- mi dà quasi un fastidio fisico.

    Gli preferisco DDD, con le visioni e l’uomo Pecora, o La fine del mondo con la cittadella che rubava l’ombra, il cuore, i ricordi. 🙂

    Comunque ora passerò agli altri libri di Murakami, in attesa che vengano tradotti i tre libri nuovi 😀

    Commento di tanabrus | 6 giugno 2009

  3. a me questo libro ha dato un fatidio fisico, talmente forte da non esserre riuscita a finirlo, pur attraendomi per altri versi. sarà un effetto voluto dall’autore?

    Commento di sara | 19 luglio 2012

  4. Non saprei, a me non ha dato fastidio fisico, né tantomeno non sono riuscito a finirlo… come mai il fastidio fisico?

    Commento di tanabrus | 19 luglio 2012

  5. Premetto: io non avevo mai letto libri di Murakami o di genere semi-surreale..

    Libro fantastico. Murakami riesce a farti staccare dalla realtà e portarti nel SUO MONDO, ti trascina via, ti “mette domande in testa”. Alla fine del libro ho pensato “non ho capito assoutamente nulla” ma le tante cose cui Murakami non pone risposta fanno parte del fascino del libro.

    Commento di Skitz | 2 aprile 2013

  6. Ciao, molte cose non sono ovviamente spiegabili ma molti altri rimandi si. Ad esempio l’incidente di Nakata è additabile alle sperimentazioni americane, secretate, con armi chimiche), il sarin nello specifico. I sintomi di cui soffrono i bambini e nakata sono gli stessi, e lo stesso murakami ha scritto un libro nel 97 sugli attentati alla metro di tokyo con il Sarin. Gas preparato proprio nella zona montuosa in cui sono narrate le vicende della classe.
    Non credo che il colonnello e Jhonny siano la stessa entità. Per quanto riguarda il colonnello poi la scelta del personaggio è legata ad un evento accaduto in giappone con una statua dello stesso e una squadra di baseball (e Hoshino è tifoso del baseball).
    La storia dei flauti è davvero misteriosa, ho letto il romanzo 2 volte, ho mille interpretazioni per ogni cosa, ma sui flauti ho il nero in testa 🙂
    Comunque ti/vi linko un articolo bellissimo a riguardo : http://poesia.blog.rainews.it/2012/04/22/haruki-murakami-kafka-sulla-spiaggia/

    Commento di Alessandro sulla spiaggia | 3 ottobre 2015


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: