La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Due paroline su Martin…


Immagino che George R. R. Martin non abbia bisogno di presentazioni, giusto?
Scrittore talentuoso, ideatore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco nonchè di svariati racconti che spaziano dal fiabesco al fantascientifico, uno dei più acclamati autori fantasy contemporanei.
Un innovatore, se vogliamo, guardando al modo peculiare col quale viene presentata la storia nei capitoli divisi per personaggi, per points of view.

Ad ora ha pubblicato 4 libri di questa sua grande saga cominciata nel 1996 con A game of thrones, su un totale -al momento- di sette libri attesi.

Qual è il problema?
Il problema è che il quarto libro, A feast for crows, è uscito nel 2005 -cinque anni dopo il terzo- e si è rivelato essere solo un mezzo libro. E nelle pagine finali di questo mezzo libro, come avevo fatto notare quando ne avevo finito la lettura in italiano, Martin spiegava di aver deciso di dividere il libro in due volumi dedicati a differenti personaggi, visto che la storia era cresciuta e un libro solo non le avrebbe reso giustizia.
E annunciava anche che, visto il modo in cui questo mezzo libro era stato concepito, aveva già pronte diverse centinaia di pagine di A dance with dragons, che quindi sarebbe uscito probabilmente l’anno successivo.

Si parla di quattro anni fa, ormai.

Da allora le notizie relative al nuovo libro sono state sempre più rare, mentre ogni data indicativa veniva oltrepassata e i fan della saga mugugnavano sempre di più.
Anche io ho inveito più volte contro Martin e la sua lentezza, trovando inoltre irritante la mancanza di notizie sul suo sito, o il fatto che nel suo blog parli di sport e di miniature e di calendari e magari di raccolte di racconti nelle quali compare un suo scritto… tutto tranne che questa benedetta nuova uscita.

In giro però ho trovato anche questo articolo in sua difesa. Mi ha dato da riflettere.

I difetti che attribuisce a Martin mi sembrano sacrosanti, ineccepibili.
Mancanza di professionalità, viste le uscite rimandate e tutti i problemi ad esse connesse.
E quelle dannate note scritte in fondo al quarto libro, magari per scusarsi per la lunga attesa. Peccato solo siano state completamente disattese, e a quattro anni di distanza quelle parole suonino come una presa in giro.

Ma poi c’è la parte comprensiva.
Da profano del settore, da semplice lettore, non sapevo dell’esistenza di queste due categorie di scrittori, i liberi e i pianificatori.
Posso capire la parte dove si dice che la scrittura non sia una scienza, che occorra l’ispirazione, che dopo parecchio tempo che si scrive serve una pausa o tanto non si potrà andare avanti… capisco tutto.
Dopotutto, nel mio piccolo, l’anno scorso avevo provato per l’ennesima volta a scrivere… storie a puntate su un blog, aggiornamenti giornalieri. E alla fine avevo dovuto mollare: già quelle poche righe quotidiane mi portavano via molto tempo, a volte mi dovevo costringere a scrivere, quasi sempre non mi piaceva il risultato finale…

Ecco, proprio per questa mia minuscola esperienza sono rimasto abbastanza stupito da questa divisione che viene fatta degli scrittori.
Perchè capisco che ci siano pianificatori come Tolkien, che preparano tutto al dettaglio, e gente che scrive più di getto. Ma una storia complessiva deve essere già ben impressa nella testa dell’autore… mi trovavo male io a scrivere a vista, alla giornata, senza avere bene in testa l’idea finale da raggiungere (o meglio, sapevo la fine di tutto ma non come arrivarci). Figuriamoci un autore che scrive una serie come quella di Martin, come diavolo fa a scrivere senza avere già deciso come si devono evolvere le storie?

I casi sono due, visto che pare accertato che il modus operandi di Martin preveda spesso e volentieri la cancellazione di capitoli già scritti.
O l’autore dell’articolo non ha capito bene la situazione, e Martin sa dove andare a parare… ma magari col tempo ha cambiato alcune idee decidendo di far intraprendere azioni diverse.
O l’autore davvero scrive a vista, conscio solo di una vaga idea finale alla quale giungere.

Questo secondo caso significherebbe che scrive bene, ha ottime idee… ma non è uno scrittore. O almeno, non è uno scrittore da saga. E’ uno scrittore da libro, che si è fatto prendere la mano e ora allunga il brodo.
Ecco, non ritengo sia questo il caso. Mi sembra sia un professionista serio, e che quindi sappia già cosa far succedere. Magari decide di cambiare qualcosa, ma sa già bene o male cosa accadrà.

Il problema, a mio avviso,  è un altro. Ed è ben più grave.
Un problema non preso in considerazione in questo articolo.

Libri centrali, certo. Molti pov, tante trame, vanno seguite per bene… giustissimo. Il mancato salto temporale gli ha fatto perdere tempo e idee, verissimo anche questo.
Ma a me niente toglie dalla testaccia l’idea malsana che Martin sia stato sopraffatto dalla saga.

Ha creato qualcosa di così complesso e intricato che ora non sa bene come districarsene per arrivare dove sa di dover arrivare, i punti dai quali la storia riparte rapidamente verso gli scontri finali.
Ha creato personaggi ben caratterizzati, e ora è vittima di queste caratterizzazioni.
Se volesse fare una cosa, il carattere di tale personaggio glielo vieta. Deve far cambiare il personaggio, farlo evolvere. Ma questo richiede tempo, molto tempo.

E si trova stretto nella morsa tra ciò che vuole fare per la storia e ciò che i personaggi e quanto scritto finora gli impongono di fare.
Per me è questo il vero motivo del ritardo di Martin.

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14 febbraio 2009 - Posted by | Martin George |

13 commenti »

  1. Non son tanto d’accordo con il discorso che chi scrive di getto non sia uno scrittore, neppure che non sia uno scrittore da saghe. Certo, scrivere di getto non significa esattamente non avere la minima idea di dove si vada a parare, significa soltanto lasciare una certa libertà alla storia, avendo un piano generale in mente, che può cambiare, e non magari miliardi di appunti e di schemi già scritti. Oddio, sarebbe un discorso lungo in realtà…

    Non so che sia successo a Martin. Stando a wikipedia, il progetto iniziale era una trilogia, ma poi la storia è improvvisamente cresciuta. Il che fa pensare che Martin non sia tanto pianificatore, o che comunque i suoi piani siano stati sconvolti dalla storia. Non lo so, sicuramente tu ne sai più di me, visto che lo segui da tempo.

    Non possiamo dire se Martin sia stato schiacciato dalla storia e ora non abbia più idea di come fare, può essere un’ipotesi. Ma può anche essere che magari stia cercando di lavorare a un finale (o comuunque un’inizio della fine) al meglio, e che per fare questo meglio ci voglia più tempo del previsto.
    Giudicherei scarsamente professionale uno scrittore che pur di rispettare la scadenza scriva una storia alla bell’e meglio, e la pubblichi, senza preoccuparsi di quello che viene fuori.
    Però non sappiamo se questo sia il caso di Martin, quindi potrebbe anche essere che se ne sia fregato della storia, che non abbia più voglia di scriverla, che stia pensando ad altro… e in quel caso, si, sarebbe scarsamente professionale.
    Soltanto quando finalmente leggeremo A dance with dragon ci faremo un’idea. Speriamo bene 🙂

    Commento di Nick Truth | 14 febbraio 2009

  2. Certo, infatti ho specificato che non sarebbe uno scrittore se andasse davvero “a vista”, sapendo solo -bene o male- dove finirà la saga e poco altro. Uno che scrive pensando “alla fine del libro voglio arrivare a Renzo e Lucia che si sposano. Che accadrà in mezzo? Mah, intanto scriviamo e vediamo che mi viene in mente” per me non è uno scrittore. Almeno, non uno scrittore professionista (tanto meno da saghe, visto che una cosa del genere difficilmente la puoi tirare avanti a lungo)

    Immagino invece che avesse piani ben precisi per ogni personaggio, piani pensati a lungo e ben orchestrati, che si incastrano gli uni con gli altri.
    Perchè allora 5 anni di attesa per un libro per il quale aveva già il materiale che aveva inizalmente preparato per AFFC?

    Ho realmente paura che si stia ritrovando imbrigliato dai personaggi e da ciò che loro farebbero o non farebbero.
    Non dimentichiamo che inizialmente voleva saltare direttamente a parecchi anni dopo, mostrando i cuccioli Stark ancora vivi ormai grandi. Poi ci ha ripensato.

    Sa quindi, almeno spero, dove farli arrivare.
    Ma temo non sappia bene come farceli arrivare, non senza allungare il brodo per almeno un altro libro per far evolvere tali personaggi.

    Cioè, A feast for crows in pratica serve per far cambiare lentamente Jaime. Non solo usando il suo pov e spiegando le sue motivazioni, ma proprio facendolo lentamente arrivare a certe conclusioni. Ad odiare, per certi versi, Cersei. A diventare una sorta di reietto. Un processo iniziato alla fine del terzo libro, ma che per vedere compiuto ha necessitato di un intero libro (Certo, non c’era solo questa evoluzione… si vedeva anche Cersei fallire miseramente come regina e complicarsi la vita in modo impensabile).

    Non dubito che in questi anni abbia scritto capitoli su capitoli che poi avrà cancellato perchè non abbastanza buoni o troppo dispersivi. Penso sappia bene che un ennesimo “la storia è troppo lunga, vi faccio un altro libro” non sarebbe accolto bene dai suoi lettori.
    E quindi starà cercando di arrivare al punto in un libro solo. Tirando in ballo Snow e Stannis e l’assassino; gli Estranei, i Bruti e Bran; Daenerys e i politici dei regni… tutta gente di primo piano, fondamentale per il proseguio e con la quale quindi deve stare attentissimo.

    Immagino che con il salto avremmo avuto ben presto i libri.
    Senza salto deve districarsi, e con decine di personaggi principali e centinaia di comparse la cosa -sta scoprendo a sue spese- è molto difficile.
    (Non so se era suo un commento trovato tempo fa in rete nelquale si definiva la serie “una storia molto complessa con decine di protagonisti e centinaia di comparse”, direi che comunque rende ottimamente l’idea).

    p.s. Comunque apprezzo il fatto che Martin esiga un’alta qualità prima di pubblicare. Quello che non apprezzo è che sembri incartato, dopo almeno quattro anni.

    p.s.2 molte cose le ho scoperte a quel link, l’autore è abbastanza ben informato sulla genesi della saga visto che conosce Martin.

    Commento di tanabrus | 14 febbraio 2009

  3. Bisogna considerare che Martin ha passato i sessant’anni, è dunque possibile che sia semplicemente stanco. 🙂

    Commento di Valberici | 15 febbraio 2009

  4. Secondo me Valberici ha centrato il punto: Martin non è certo giovanissimo, anche se è pur vero che ha creato una saga talmente intricata da risultare veramente difficile da mandare avanti senza stravolgere i personaggi o perdere di potenza. Per questo temo una fine alla Robert Jordan… di questo passo se non si da una mossa schiatta lasciandoci tutti a bocca asciutta! E sarebbe un vero peccato, perché non ho mai letto un fantasy che sia di pari livello.

    Commento di Stefano Romagna | 15 febbraio 2009

  5. Mi piacerebbe entrare nel dettaglio ma non posso farlo. Ho letto solo 80 pagine del primo libro prima di dirmi: chiudo questo discorso e non voglio ricominciarlo mai più.
    Già agli inizi cominciava ad essere troppo dispersivo per i miei gusti, presentando una tonnellata di personaggi e storie diverse. L’ho subito trovato noioso e ostico.

    Non mi stupisce che chi ha avuto la pazienza di seguirlo, ora sospetti che Martin sia arrivato a un punto di complessità tale da non farcela più a gestire la trama. Ovviamente non posso dire la mia in merito, visto che mi sono fermato molto prima.
    Posso solo essere contento di non aver intrapreso questa lettura. Buona fortuna agli appassionati, comunque.

    Commento di Bruno | 15 febbraio 2009

  6. @Val: Eh, ma se fosse questo il motivo comincio ad avere paura per quello che riguarda la fine della saga…

    @Stefano: Per l’appunto.

    @Bruno: Dispersivo è dispersivo, in quanto non c’è un protagonista unico ma un vasto gruppo di potenziali protagonisti. E devi abituarti al cambio repentino del pov, altrimenti rimani spaesato.
    Ti consiglierei di riprovare a leggerlo, ma vista la situazione attuale ti consiglio invece di aspettare che la saga sia finita, altrimenti finirai con noi ad aspettare il nuovo libro 😀

    Commento di tanabrus | 16 febbraio 2009

  7. …la verità è che Martin è stato rapito dagli Alieni, portato in universo alternativo popolato dai personaggi da lui inventati, inviato alla Barriera e costretto a diventar un Guardiano della Notte per mancanza di personale.

    Ne sono più che sicuro.

    Commento di sommobuta | 16 febbraio 2009

  8. 😀 E ora è in un forte della barriera a cercare di scrivere il nuovo libro, mentre attorno a lui infuria la battaglia contro gli Estranei 😀

    Commento di tanabrus | 16 febbraio 2009

  9. MArtin non ha MAI terminato una serie che fosse una; leggendo le intro alle varie sezioni di Dreamsongs (ossia “operazione commerciale disseppelliamo i morti da terra e diamoli in pasto ai lettori prima che mi incendino la casa” – vedi il racconto scritto a tredici anni…) non si fa che trovare “doveva essere il primo di una serie di racconti, ma…”
    Tollererei Martin se non prendesse i lettori per cretini; se avesse pubblicato qualcosa di nuovo e importante; se non passasse il tempo a pubblicizzare il gioco/calendario/miniatura/grembiule da cucina di A song of Ice and Fire, cercando di spremere il più possibile da gente che ssostanzialmente prende per i fondelli da anni.
    Dichiarò un tempo di avere ben chiara tutta la vicenda; ha perso divista, IMHO, invece, tutti i personaggi, e la moltiplicazione dei POV in A feast – moltiplicazione che viene ad annullare, nei fatti, il sistema stesso dei punti di vista – e il camobio di rotta in alcuni personaggi (vedi Cersei e le c******e sul suo amore per Raeghar e sulla profezia avuta nell’infanzia) lo dimostrano.
    Martin non è professionale e NON E’ SCUSABILE perchè prende per i fondelli i lettori.
    Punto.

    O vogliamo invece sostenere che non sia professionale una Robin Hobb, che sforna ottimi volumi di ottocento pagine una volta l’anno? Evidentemente l’ispirazione non le manca; ma c’è anche da dire che lei parla di deadlines che non può mancare, e si scusa se alle convention potrà stare poco coi lettori per fiondarsi in albergo a scrivere “altrimenti non potrò cosegnare per tempo”.
    Scrivere a quei livelli è un lavoro. Martin lo ha scordato e fa la stella delle convention.

    L’unica cosa che mi stupisce, giuro, è che la casa editrice non gli abbia ancora mandato contro gli avvocati: deve avere un contratto blindatissimo.

    Commento di Tintaglia | 16 febbraio 2009

  10. Magari l’editore sa che se va per avvocati si scorda gli altri libri della saga. E piuttosto che perdere il mare di soldi che questi portano, preferisce le eprdite dovute ai ritardi.

    Commento di tanabrus | 16 febbraio 2009

  11. @ Tanabrus: certamente non comincerò a leggere Martin senza sapere se finisce l’opera o meno!

    Comunque queste saghe “infinite,” a onta dell’affetto degli appassionati, le vedo più come una maniera di sfruttare il cavallo finché tira: non sto “per forza” parlando di Martin, per carità (che tra l’altro potrebbe proseguire una serie che ha ancora i suoi appassionati che aspettano a frotte), ma la mia impressione è che le storie “open ended” siano un po’ come le serie televisive, se gli ascolti calano, cala il sipario e buonanotte.

    Commento di Bruno | 16 febbraio 2009

  12. Non è una serie infinita.. era nata come trilogia, poi le vicende si sono moltiplicate ed è diventata una.. ehm, settologia esiste? 😛
    Sette libri, comunque (che in Italia diventeranno una quindicina…)

    L’infinitezza è data dalle tempistiche di Martin, purtroppo.

    Commento di tanabrus | 16 febbraio 2009

  13. Almeno mi faccio due risate; e il soprannome “The incredible Bulk” è geniale!!
    http://grrrm.livejournal.com/

    Commento di Tintaglia | 18 febbraio 2009


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