La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Tortuga

Autore: Valerio Evangelisti
Editore: Mondadori
Pagine: 330
Prezzo: 16,50

Questo è il secondo libro di Evangelisti che leggo. Il primo, il primo libro sull’Inquisitore, non mi aveva entusiasmato. Era stato interessante il miscuglio di generi, ma non mi aveva preso più di tanto.
Così ho aspettato a prendere Tortuga, finchè non ho letto parecchie recensioni positive al riguardo.
Per ora i pirati della Tortuga li conoscevo per Salgari e la sua saga dei corsari.
Ecco, ragionando in termini di pirati Salgariani, questo libro si potrebbe collocare all’altezza de Gli ultimi filibustieri, il romanzo finale del ciclo dei corsari.

Infatti siamo alla fine del ‘600, e alla fine della pirateria.
Le azioni temerarie e sanguinarie dei fratelli della costa alla fine hanno spinto la corona francese a togliergli l’appoggio, imponendogli di cessare le loro scorribande.
Ovviamente ciò non sarà, e i pirati decidono di uscire di scena a testa alta, continuando a fare ciò che avevano sempre fatto. Un assalto in forze ad una città spagnola fortificata, come le imprese dei pirati leggendari del passato.

Il protagonista, Rogerio, è un gesuita che per motivi ignoti (almeno all’inizio del libro) fa da nostronomo su una nave. La nave viene presa dai pirati, e visto che lui è un nostromo e i nostromi scarseggiano lo arruolano come pirata.
E lì comincia la nuova vita di Rogerio.
Abituato alla disciplina e al rigore, sia come gesuita che come ufficiale a bordo delle navi, la vita dei pirati gli appare sconvolgente… discutono apertamente gli ordini del capitano, il capitano stesso parla con la ciurma e fa i turni di guardia, gli ufficiali fanno anche i lavori di fatica.
E’ sconvolto ma la cosa gli piace. E col tempo si abitua alla violenza di quella gente, diventando un vero pirata.

In questo senso sono interessantissime le figure dei dottori. De Lussan è cinico e disilluso, sta con i pirati per soddisfare il proprio desiderio di violenza e per studiarli. E’ convinto che tutti gli uomini siano malvagi, e che i pirati della Tortuga siano l’embrione di una nuova civiltà. Una civiltà senza falsi moralismi o invocazioni divine a giustificazione della propria crudeltà, una civiltà violenta priva di leggi scritte per qunto governata dalla legge silenziosamente riconosciuta da tutti, la legge dei fratelli della costa.
Exquemeling invece non è disilluso come il collega, crede che ci sia del buono, sta con i pirati per scrivere libri sulla pirateria.
Le discussioni tra i dottori e Rogerio sono scambi di vedute filosofiche sul senso dell’umanità e sul suo destino.
E Rogerio, che all’inizio aveva accolto con disgusto le idee di De Lussan, si ritrova poco a poco a farle proprie, mentre diventa sempre più un pirata abbandonando moralità e vecchi concetti ormai inutili come giusto e sbagliato. Se ne rende conto lui stesso quando si sorprende ad essere pronto ad eseguire ogni ordine del proprio comandante, per quanto brutale.

In mezzo a questa violenza, a schiavi tenuti incatenati sul fondo della nave e lasciati a morire quando si aprono delle falle, a giovani mozzi che nei lunghi viaggi divengono le donne della nave, ad arrembaggi sanguinosi senza superstiti… in mezzo a gente che odiando il mare vi passa la vita al solo scopo di fare soldi da poter dilapidare il prima possibile in vino e donne alla Tortuga per poi reimbarcarsi, in mezzo a gente che vive in attesa di una grande morte… Rogerio scopre che qualcosa gli impedisce di diventare come tutti gli altri, qualcosa lo rende ancora “umano”, civile.
E’ una schiava nera, l’unica sopravvissuta. Su di lei si incanalano i desideri del gesuita, che è diviso tra i precetti della chiesa che gliela indicavano come un animale, una bestia da soma… e ciò che prova per lei, l’amore per una donna.
E proprio lei sarà la causa della tragedia finale, mentre sullo sfondo delle vicende di Rogerio la fine della pirateria si consuma lentamente.

Tra l’altro: il cavaliere De Grammont, il comandante di Rogerio, mi ricorda immensamente il Corsaro Nero. Stessi colori usati per descriverlo, stessa anima tormentata -seppur per motivi diversi-, stessa nobiltà, stesso carisma. Stessa audacia… mi è piaciuto, come del resto quasi tutti i personaggi erano interessanti: il nostromo Le Bon, il comandante Lorencillo, Adrieszoon, il timoniere Levert, lo schiavo Bamba.

Non so quanto sia estremamente realistica questa descrizione della pirateria, e quanto siano invece esagerati certi aspetti ben precisi. Però il libro si fa leggere piacevolmente, la storia è abbastanza interessante e tiene alto l’interesse del lettore.
Ovviamente, se a uno non piacessero i pirati inutile che prenda questo libro… qui ci sono solo pirati. Duri, cattivi, sadici, violenti… ma anche in un certo senso leali, coraggiosi, liberi.

Voto: 4/5

10 gennaio 2009 Posted by | Evangelisti Valerio | , , | 5 commenti