La torre di Tanabrus

Did you miss me?

L’estate dei morti viventi


Autore: John Ajvide Lindqvist
Edtore: Marsilio
Pagine: 377
Prezzo: € 17,50


La trama

Stoccolma è sull”orlo del caos. Dopo un’ondata di caldo torrido, in città si è creato un campo elettrico di grande intensità: le luci non si spengono, gli apparecchi elettrici non si fermano, i motori continuano a girare.
E mentre nell’aria si avvertono strani ronzii, si scatena una violenta emicrania collettiva.
E’ un ubriaco a vedere per primo una minuscola larva bianca che come uno spirito penetra il marmo di una lapide. Poco dopo, si diffonde la notizia che negli obitori i morti si stanno risvegliando.
La prospettiva di ritrovare i cari estinti scatena le reazioni più disparate in una società che fa di normalità e consuetudine il proprio paradigma, ora improvvisamente sconvolta da un fenomeno incomprensibile. E così, tra tanti, un vecchio giornalista corre a disseppellire il nipotino; un’anziana signora riceve una visita alquanto insolita in piena notte; un uomo disperato è convinto di poter riavere la moglie.
Ma quando i morti tornano, cosa vogliono?
Quello che desiderano tutti: tornare a casa. E riaverli con sé, non è esattamente come ci si aspettava.
Scrittore horror di originale talento nel panorama letterario nordico, John Ajvide Lindqvist racconta una storia emozionante sulle nostre paure più grandi e l’amore che sfida la morte. Perché alla fine, è proprio d’amore che si tratta, della capacità di lasciare i morti al luogo cui appartengono, trattenendoli soltanto nei nostri ricordi.
Ed è lì che devono restare, da nessun’altra parte.

L’autore

John Ajvide Lindqvist è nato in Svezia nel 1968 ed è cresciuto a Blackeberg, sobborgo di Stoccolma.
Ha fatto per anni il prestigiatore, è autore televisivo, di sceneggiature e testi teatrali.
Di Linqvist, Marsilio ha pubblicato Lasciami entrare, best-seller in patria e tradotto in dodici lingue, da cui è stato tratto un film con la regia di Tomas Alfredsson, vincitore del Nordic Film Prize, presentato all’edizione 2008 del Tribeca Film Festival di New York

Casus belli

Tutto comincia con una situazione anomala che incombe su Stoccolma. Un’atmosfera di attesa, come quando sta per scoppiare un temporale, solo che non ci sono nuvole in vista. C’è solo sole, un caldo assurdo. Ed elettricità. Un campo elettrico inaudito ricopre la città, mantiene accesi ed attivi gli strumenti elettrici, colpisce le persone con fortissime emicranie.

E all’apice di questo campo elettrico, accade. I morti -o almeno, i morti recenti, deceduti da meno di due mesi- tornano in vita. Si alzano, si muovono.
Il personale degli ospedali è nel panico più completo, i politici non sanno che fare. Giornalisti, militari, scienziati… tutti vogliono dire la loro al riguardo, tutti hanno le loro idee su cosa stia accadendo e come si deva agire.
I morti viventi non sembrano necessitare di nutrimento, nella maggior parte dei casi nemmeno parlano. I loro sguardi appaiono come persi, e spesso le loro azioni avvengono come mera reazione a stimoli esterni. Stimoli come i pensieri, le emozioni della gente intorno a loro.
E intorno a loro la gente sperimenta fenomeni come la telepatia, l’empatia.

Ci vengono mostrate tre storie distinte, le vicende di tre famiglie che alla fine, in un modo o nell’altro, finiscono con lo sfiorarsi, con l’intrecciarsi.

Tre storie
C’è la storia di David e della moglie Eva, morta poche ore prima del risveglio. La morta vivente in condizioni migliori, quella che poco a poco riesce a parlare. Quella che viene subito portata via per essere studiata.
C’è la storia di Elias, il piccolo Elias. Preso dal nonno carico di sensi di colpa, che si aggrappa a lui e alla sua rinascita per dare un senso a tutto quanto, e che fugge per poterlo tenere con se.
C’è la storia di Elvy e della nipote Flora. Ipersensibili, sensitive. Avvertono più di tutti gli altri la strana atmosfera che grava su Stoccolma, vedono la Morte seguire i morti viventi. E la Morte parla loro e attraverso loro, gli affida il compito di portare la Salvezza.

Riflessioni

Il libro non ha una grande storia dietro. Arriva questa anomalia, i morti tornano in vita.
Reazioni della società. Morte dei morti viventi. Stop.
Non vengono fornite spiegazioni, non si dice cosa ci sia oltre la morte.
Si afferma però che esiste l’anima, e che come il corpo necessita dell’anima per muoversi, così l’anima necessita di un corpo per essere viva.
E attraverso le tre storie mostrateci, Lindqvist ci mostra delle riflessioni relative alla morte e all’amore.
Come la morte viene percepita, come viene affrontata la perdita di una persona fondamentale per la nostra stessa esistenza.
L’amore che spinge a prendersi cura di un cadavere semiputrefatto, e l’amore che alla fine consente agli amati di andarsene, di raggiungere il luogo dove sarebbero già dovuti essere.
L’amore che spinge Eva a rischiare di scomparire, solo per dare un ultimo addio a David.
Il desiderio dei morti di tornare a casa, la malvagità di certe persone.
Le reazioni dei morti viventi sono lo specchio dei pensieri e delle emozioni dei viventi, e l’atteggiamento aggressivo che alla fine si impadronisce dei morti viventi è tristemente scontato conoscendo l’animo umano.

Giudizio
Siamo lontani da quel capolavoro che è Lasciami entrare.
Qui la storia, l’avvenimento, è un mero spunto utilizzato per riflettere su queste cose. Non importa tanto il “cosa succederebbe alla società se” o il “è giusto ghettizzare così i morti viventi piuttosto che”, quanto il “cosa saremmo in grado di fare se tornasse il nostro caro”, il “cosa proveremmo se”.
E’ un libro profondo, presentato con lo stile leggero di Lindqvist e che proprio per questo può magari trarre in inganno.
Ci si trova solidali con David e il suo sentirsi in un mondo a parte; ci si scopre commossi da Mahler e razionalmente dalla parte di Anna; curiosi riguardo agli ami visti da Elvy, partecipi dela vita di Flora. Tristi per Magnus, arrabbiati nel finale per l’escalation di rabbia che viene rivolta contro i morti viventi.
Sollevati e commossi quando finalmente Eva e Elias vengono lasciati andare e scompaiono col Pescatore, finalmente divenuti “farfalle”, ascesi a qualcosa di superiore.

Voto: 4/5 (Certo però che Lindqvist è fissato con i bambini di nome Elias, eh? )

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21 novembre 2008 - Posted by | Lindqvist John Ajvide | , , , , ,

2 commenti »

  1. I found your blog on MSN Search. Nice writing. I will check back to read more.

    Eric Hundin

    Commento di Eric Hundin | 21 novembre 2008

  2. Vero, non all’altezza di Lasciami entrare (ma pochi romanzi lo sono); eppure, l’ho trovato commovente.
    e mi affascina come Lindqvist utilizzi un genere come l’horror per andare sempre oltre e sempre parlare dell’amore, e di cosa per amore saremmo disposti a fare.

    Commento di Tintaglia | 22 novembre 2008


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