La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Il nome del vento


Editore: Fanucci
Pagine: 864
Prezzo: € 22,00


Trama

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L’uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l’eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l’attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall’arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all’Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell’amore, ma dovrà anche fare i conti con l’ostilità di alcuni maestri, l’invidia di altri studenti e l’assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l’abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.

Autore


Patrick Rothfuss, nato nel Wisconsin nel 1973, ha studiato ingegneria chimica per poi decidere di dedicarsi agli studi di psicologia clinica.
Nel 2002 ha vinto il concorso Writers of the Future con il racconto The road to Levinshir, estratto dal romanzo The song of flames and thunder, fino ad allora rifiutato da diversi editori.
Dall’opera è stato poi estratto il romanzo Il nome del vento, che è stato pubblicato negli Stati Uniti nel marzo del 2007, ed è stato accolto da un enorme successo.

Trilogia

Intanto, una dovuta precisazione. Il nome del vento non è un romanzo a sè stante, fa parte di una trilogia.
Purtroppo, rientra in quei libri che non danno una sorta di finale anche al singolo libro, non gli conferiscono un senso compiuto.
C’è una storia, che viene narrata. Kvothe, nel presente, racconta il proprio passato, la propria storia. E questo primo libro si interrompe alla fine della prima giornata di racconto.
La narrazione durerà tre giorni, un giorno per libro.

Ho voluto precisare subito questa cosa, perchè talvolta anche se il libro fa parte di una saga o di una trilogia, riesce ad avere un finale. Questa volta no, il finale lo avremo probabilmente solo con il terzo libro.
E il fatto che il libro appartenga a una trilogia, le Cronache del re assassino, viene rivelato solo all’interno del libro, quando vengono ripetuti titolo ed autore. Per correttezza, sarebbe stato meglio scriverlo sulla copertina…

Comunque il fatto che sia una trilogia è dovuto al fatto, come ammette l’autore, che prima di laurearsi abbia passato sette anni a scrivere questa storia incentrata su Kvothe. E quando l’ha finita –The song of flame and thunder, l’aveva intitolata- si è ritrovato con materiale per una trilogia. Il libro è rimasto non pubblicato fino a quando un suo estratto -opportunamente rimodellato- ha vinto un concorso per storie brevi. A quel punto finalmente il libro ha conquistato un editore, che vedendosi davanti (a occhio e croce, basandomi su questo primo volume) più di 2000 pagine di storia, ha deciso ovviamente per la trilogia.

Se non altro, la nota positiva è che gli altri due libri sono già pronti, e che usciranno al ritmo di uno all’anno.
Inoltre Rothfuss pare intenzionato a scrivere altre storie ambientate nel mondo da lui creato.

Copertina

Prima di passare a parlare del libro, un appunto sulla copertina.
Che ritrae una persona albina, a occhi chiusi, con un occhio incastonato nel palmo della mano protesa.
Bene, non c’entra assolutamente nulla. Lo stesso Rothfuss lo ha detto sul suo blog, ammettendo che -chissà perchè- l’editore italiano si è limitato a comprare un’illustrazione già fatta da Brom e ad usarla come copertina del libro.

Mentre dalle altre parti hanno disegnato copertine basate su Kvothe.

Copertina tedesca, che ritrae Kvothe di spalle

Copertina giapponese. Kvothe “La Fiamma”, in una versione un po’ manghizzata. Ma è lui, chiaramente.

Ci sono poi tre cover americane e una inglese, tutte indiscutibilmente migliori di quella nostrana. Anche perchè fatte in base al libro.
Sto pensando di scrivere una mail di protesta alla Fanucci, dicendo che dalla copertina mi aspettavo di trovare nel romanzo un individuo come quello rappresentato, e che invece non compare neanche di striscio.

Il libro

E finalmente, il libro.
Kote fa il locandiere in un piccolo villaggio. Bonario e dedito al proprio lavoro, cela un enorme segreto dentro di sè. In realtà è il leggendario Kvothe, una figura ambigua sulla quale ormai vengono narrate ovunque le gesta, le storie, le leggende. La verità e la fantasia ormai si sono intrecciate così tanto da non consentire a nessuno di ricostruire la sua vera storia.

Almeno, fino a quando nella sua tranquilla routine non irrompe Cronista, uno scriba. Il migliore.
E alla fine questi lo riesce a convincere a narrargli la sua storia, perchè la metta su carta. Tutta la verità sul leggendario Kvothe. Il grandissimo mago, il potente guerriero, il meraviglioso bardo.

E così comincia la lunga narrazione di questa prima giornata.
Partendo dall’infanzia del piccolo Edema Ruh. Una sorta di gitano. La sua gente si muoveva con una carovana, vagando per città e villaggi, imbastendo spettacoli.
Il piccolo Kvothe però era speciale, la sua intelligenza era talmente formidabile da consentirgli di imparare istantaneamente qualsiasi cosa, di ricordare tutto ciò che sentiva o leggeva.
Lo comprese bene Ben, un arcanista che per un po’ di tempoo viaggiò con loro facendogli anche da precettore.
Fu Ben a parlargli dell’Accademia, il luogo dove veniva insegnata la simpatia, l’arte magica dei legami. La simpatia, e la vera magia. Quella potente e irrefrenabile delle storie epiche e delle leggende.

Poi avvenne il disastro.
La carovana distrutta, tutti i suoi componenti orrendamente uccisi. Fuochi blu. I Chandrian, leggende divenute tutto ad un tratto reali e mortali. E tutto per una canzone cantata dal padre di Kvothe, per troppe domande fatte su un certo argomento.

Per pura fortuna Kvothe scampò al massacro, rimanendo però solo e sperduto. Passarono anni, anni spesi a mendicare e rubicchiare, bambino di strada tra tanti bambini di strada.
Si riscosse da questo torpore quando sentì un bardo cantare la storia per la quale la sua gente era morta. Quando riconobbe nella storia il nome dell’assassino della sua famiglia.
Tornato in sè, partì alla volta dell’Accademia, per diventare un Arcanista ma sopratutto per poter usufruire dell’immensa biblioteca.
Il suo scopo era uno solo: trovare i Chandrian e vendicarsi.

Ben presto divenne una figura leggendaria già all’Accademia. Tra i più giovani ragazzi mai ammessi, avanzò rapidamente di grado e altrettanto rapidamente subì dure punizioni e si creò potenti nemici.

Nel presente, intanto, demoni ragno cominciano ad avvicinarsi al villaggio dove riposa Kote. Demoni che paiono essere frequenti in altre zone non troppo distanti.
E pare che qualche demone sia interessato a ritrovare Kvothe…


I personaggi

Kvothe e Denna sono personaggi stupendi, enonermemente sfaccettati.
Entrambi pieni di segreti, entrambi desiderosi di avvicinarsi all’altro ma timorosi al contempo di perderlo.
O almeno, questa è l’idea che il resoconto di questa prima giornata dà dei sentimenti di Denna. Una ragazza così complessa che lo stesso Kote, nel presente, ammette di non essere in grado di descrivere a parole.
La stessa cosa che, anni prima, Deoch gli disse riguardo a lei.

Kvothe che decide di circondarsi di una fama leggendaria, con il gusto per la teatralità caratteristico di un ragazzo cresciuto in una compagnia di teatranti, abituato fin da piccolo a stare sul palcoscenico.
Kvothe che per due volte sperimenta l’ebrezza di essere considerato un eroe, e si innamora della sensazione.

E poi c’è la dolce Auri, una ragazza ormai pazza che vive nei sotterranei dell’Accademia.
Devi, un’ex-studentessa dell’Accademia. Espulsa, ora si ritrova a fare l’usuraia.
Fela, salvata da Kvothe da un inferno di fuoco, che se ne innamora perdutamente.
Magister Elodin, il patrono di Kvothe. L’onomante, il ragazzo prodigio, il matto. Il più potente di tutti, probabilmente.

Personaggi intriganti e umani, ai quali non si può non affezionarsi.

E stupende le parti in cui, durante la narrazione, Kote dice che, se questa fosse una storia epica, ilgiovane Kvothe si sarebbe comportato in un certo modo, e invece rimaneva immobile impacciato a fianco di Denna, o fuggiva a gambe levate dai due sicari tramortiti.


La storia

Si vede che il libro ha richiesto sette anni (nel suo complesso) per essere scritto.
La storia del mondo, quando viene citata, è accurata e precisa. Le frasi nelle lingue straniere suonano bene.
Le leggende sono esaustive, peccato solo per le canzoni che non mi convincono appieno, ma questo mi succede quasi sempre purtroppo.


La religione

Una cosa che mi ha lasciato perplesso, però,  è il fattore religione.
Non tanto per l’unico Dio, o per i sacerdoti \inquisitori che arrestano le persone giudicate “eretiche”.

Quanto per il fatto che il  “Dio” di questi sacerdoti si sia reso uomo, venendo partorito da un’eletta, una santa donna. E che alla fine si sia sacrificato per salvare l’umanità.

Certo, le differenze con un’altra religione ben più reale sono enormi e tantissime (a partire ovviamente dalla sua lotta senza quartiere contro i demoni e dal suo “o con me, venendo puniti per i vostri peccati, o senza di me, da soli”, passando per la sua crescita miracolosa nel giro di pochi giorni, fino ad arrivare al sarificio compiuto per eliminare il demone più potente rimasto al mondo, colui che devastava la terra e gli uomini.

Non so, non mi è sembrata una genialata farlo incarnare…


Il titolo del libro

Cosa c’entra in tutto questo Il nome del vento?

Semplicemente, nella vera magia i nomi hanno un immenso valore. Chi li conosce ha potere su ciò a cui si riferiscono. Il nome del fuoco, il nome della terra, il nome della pietra.

Quando Kvothe era con Ben, da piccolo, lo vide chiamare il nome del vento, vide il vento piegato al suo volere. E desiderò fin da allora di poterlo comandare come il suo mentore.

All’Accademia, in un impeto d’ira, inconsapevolmente riesce a chiamare il nome del vento, scagliandolo contro il suo nemico. Gesto che quasi gli costa l’espulsione, oltre a molte frustate. Ma che gli consentirà alla fine di proseguire sempre più in alto nei suoi studi.


La fine

La prima giornata finisce qui, con Kvothe all’Accademia.
Ormai è un Re’lar, ha un patrono che gli insegnerà la vera magia, ha fidati amici e un talento sempre più brillante.
Ma ha anche nemici potenti ed inflluenti all’Accademia, un enorme debito da saldare, una ragazza pericolosa ed affascinante con la quale non riesce a capire come comportarsi.
E i Chandrian, sempre nei suoi pensieri.

Nel presente invece si scopre che non è più in grado di usare la magia, che è ricercato e braccato.
Al suo fianco c’è il suo unico allievo, un demone che farebbe di tutto per proteggerlo.
Il suo animo è oppresso dai ricordi e dalla tristezza, e lentamente sta diventando realmente un semplice e disilluso locandiere, cancellando ciò che era un tempo.
Cosa gli è successo? Come siamo arrivato a ciò? Come è diventato un cacciatore di Chandrian, addestrato dai loro acerrimi nemici?

Di domande senza dubbio ce ne sono tante, e non resta altro da fare che attendere che esca The wise man’s fear e venga tradotto in italiano.

Voto: 4/5 (per la delusione del non-finale)

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16 luglio 2008 - Posted by | Rothfuss Patrick | , , , , , , ,

12 commenti »

  1. Il più bel fantasy degli ultimi anni… vedendo la mole, uno non crederebbe che si legge in 2 – 3 gg… aspetto con ansia il seguito! Hai per caso notizie in riguardo?

    Commento di marcotar | 22 agosto 2008

  2. Pare che in America il secondo libro, Wise Mans Fear, uscirà nei primi giorni di aprile 2009. Per il terzo libro è indicata invece come data il 2010.

    Per quanto riguarda l’Italia, non so quando la Fanucci intenda fare uscire la traduzione.

    Commento di coubert | 22 agosto 2008

  3. @coubert: Grazie per avermi fatto conosce questo autore e questo libro, è stata una piacevolissima sorpresa.
    Kvothe è un mito, un casinista e un genio assoluto!

    Commento di mirtillangela | 29 agosto 2008

  4. Questo libro mi intriga moltissimo. Lo leggerò senz’altro. Grazie per la rece, molto esaustiva, e complimenti per il blog. 🙂

    Commento di Stefano Romagna | 27 ottobre 2008

  5. Avendo letto e recensito lo stesso libro, inevitabilmente sono capitato qui 🙂
    Concordo pienamente sulla copertina OSCENA e sul problema del non-finale, del resto questo era praticamente un libro unico di dimensioni immense e non si poteva che pubblicarlo a pezzi… Resta comunque un esordio dei più grandiosi, uno dei pochi libri fantasy davvero brillanti di questi anni.

    Commento di Bruno | 5 dicembre 2008

  6. Scopro solo ora questa recensione e, per quanto la condivida in larga parte, rimango basito su un punto:

    > Le leggende sono esaustive, peccato solo per le canzoni che, tradotte, perdono sicuramente musicalità e rime.

    Gradirei che mi spiegassi, per cortesia. C’è UN solo caso, ripeto UNO, in cui la rima non torna (ed è comunque accettabile: canto-vento). Per il resto non solo le rime ci sono tutte, ma i versi sono metricamente coerenti (in alcune canzoni ottonari, in altre endecasillabi)… per la presunta mancanza di musicalità, ti riferisci forse agli enjambement? Be’, in poesia sono ampiamente usati e certo non intaccano né rima né metrica.

    Commento di Darak | 15 marzo 2009

  7. Appena ce la faccio provo a ricercare le canzoni nel libro e ti faccio sapere 🙂

    Purtroppo non ho abbastanza memoria da ricordare cosa mi ha fatto scrivere quella frase 😦
    Non so se si tratta della traduzione (ma se mi dici così allora ne dubito)o se magari mi aspettavo qualcosa di più e ho erroneamente dato la “colpa” a te mentre invece già nel libro di Pat non erano come immaginavo… Riguarderò.

    Ancora complimenti (che mi pare di averti fatto su qualche altro blog) per la traduzione del libro, comunque 😀

    Commento di tanabrus | 15 marzo 2009

  8. Ok, grazie 🙂
    Scusa se ti sono sembrato un po’ brusco nel mio commento precedente. È che alle poesie/canzoni de “Il nome del vento” ci tengo in particolar modo, anche perché, assieme ai giochi di parole, sono le parti che mi hanno impegnato di più… e comunque a me sono piaciute anche in originale 😉

    Commento di Darak | 15 marzo 2009

  9. Cavolo, mentre davo una lettura veloce al libro m’è venuta voglia di rileggerlo… *sospirone*

    Ho ritrovato alcune delle poesie\canzoni, e in effetti metrica e rime sono perfetti.
    A cosa era dovuto il mio disappunto a luglio?

    Non so, probabilmente il fatto che ci fossero tutte quelle rime mi faceva pensare più che altro a filastrocche (anche perchè mentre le leggevo dentro di me provavo a canticchiarle :D) e probabilmente avrò pensato che mi facessero quell’effetto per la traduzione -esprimendo peraltro male il concetto, a quanto pare.
    Ma visto che erano così anche in originale, non posso che farti nuovi complimenti per come sei riuscito a rendere metrica e rime. Devi averci perso giornate intere per far tornare il tutto! 😮

    Immagino allora non mi sarebbero piaciute molto nemmeno in lingua originale -e non è una novità, ahimè… immagino sia un mio difetto, il non riuscire quasi mai a farmi piacere poesie e canzoni all’interno di un libro. Ammetto che spesso pensavo magari fosse “colpa” del traduttore di turno, grazie per avermi mostrato che era una sorta di mio preconcetto 🙂
    (E tranquillo, capisco bene il tuo stato d’animo visto come mi ero espresso male 😉 )

    Commento di tanabrus | 15 marzo 2009

  10. Be’, in realtà alcune SONO delle filastocche (fra tutte quella sui Chandrian e quella di Lady Lackless), mentre per le altre non dimentichiamoci che in realtà sono delle canzoni: se ti ricordi, infatti, la poesia nel mondo di Rothfuss è considerata un “parente povero” della canzone, e non solo dal padre di Kvothe.
    Se provavi a canticchiarle, dunque, questo mi testimonia di aver fatto bene il mio lavoro 😉
    E comunque non ci ho messo giorni… ma ore sì, e quando me ne capitava una abbandonavo il computer e mi mettevo a tradurla con carta, matita e gomma… e infinite correzioni.
    Devo dire che, per certi versi, è stata una sorta di sfida… anzi, spesso mi trovo a desiderare di trovarne altre nei libri che mi capita di tradurre 😀

    Ti lascio con una “curiosità”: il verso più difficile che abbia tradotto in questo libro si trova a pagina 367 😉

    Commento di Darak | 15 marzo 2009

  11. La poesia di Ambrose?
    Effettivamente c’erano molte condizioni da NON rispettare,lì 😛

    Che dire… ti auguro di poter tradurre al più presto altre “sfide” di Rothfuss. Per puro altruismo, ovviamente 😉

    Grazie di aver commentato, mi ha fatto davvero piacere questo scambio di battute… è la prima volta che ho l’opportunità di sentire il parere di chi alla traduzione di un libro ci ha lavorato 🙂

    Commento di tanabrus | 15 marzo 2009

  12. Lo andrò a ordinare stasera stessa. Mi fido del vostro giudizio.

    Commento di Phil | 14 luglio 2010


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