La torre di Tanabrus

Did you miss me?

Pan


Editore: Marsilio
Pagine: 464
Prezzo: € 19,00

Trama

Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c’è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso s’innalzano, non visti, mastodontici galeoni pirata. Nelle notti più fredde di una Roma moderna, pulsante, segreta, qualcuno ormai comincia ad avvertirlo: uno spirito folle sta bussando alla porta, uno spirito anarchico e sensuale, passionale e libertino, pronto a tornare per rapirci. Qualcuno lo vuol chiamare Peter; un tempo era noto come Pan.
Tra mito, pop, psichedelia e vecchio racconto d’avventura, Francesco Dimitri riesce a costruire un romanzo affascinante nei toni e nelle suggestioni quanto avvincente nella trama. A cento anni di distanza dalla sua prima comparsa, il Peter Pan di Barrie rivela oggi più che mai la propria carica eversiva, la propria primordialità vitale, erotica, libera, il proprio rifiuto verso ogni forma di dogmatismo. Nei cieli di Roma lo scontro si sta preparando: bambini e pirati, vecchie e nuove divinità, in un’inquietante favola nera che finirà per insegnarci come, talvolta, per vedere il mondo del sogno dal mondo reale, non serva altro che alzare la testa.

Autore

Francesco Dimitri è un esperto di letteratura fantastica e magia. Nato a Manduria (TA) nel 1981, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato quattro saggi, Comunismo magico (2004), Guida alle case più stregate del mondo (2004) Neopaganesimo (2005) e Manuale del cattivo (2006), oltre a essere co-autore di Dies Iraq (2003), tutti con Castelvecchi, e un romanzo, già opzionato per il cinema, La ragazza dei miei sogni (Gargoyle Books, 2007). La Guida alle case più stregate del mondo è considerato un piccolo cult, e ne è uscita un’edizione spagnola. Collabora con «XL», scrive sceneggiature e gioca di ruolo almeno una volta a settimana. Il suo sito è www.francescodimitri.com

Il punto di partenza

Tutti conosciamo Peter Pan di Barrie, vero?
Il bambino magico che litigava con la propria ombra, il capo dei Bambini Perduti.
Seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino. E si arriva all’Isola che non c’è. Tra pirati e indiani, coccodrilli e fate… i bambini vivono liberi nell’Isola, gli adulti stanno nel mare a fare i pirati, agli ordini del cattivo: Capitan Uncino.

Dimitri però torna alle origini della figura di Peter Pan, togliendole l’alone di simpatia e buonismo Dinseyani. Torna a Pan, il latino Fauno, e riunisce i frammenti di mitologia che lo riguardano, partendo dall’Arcadia fino ad arrivare all’antica Roma, per poi terminare nel presente.

Pan esiste, non è solo un personaggio di fantasia. Esiste lui, esiste l’Isola che non c’è, esistono gli Dèi. Ed esiste, ovviamente, anche la sua nemesi: il Capitano Uncino, con i suoi pirati.

Tutto comincia con un annuncio, in pratica. Con il messaggio affidato a un ragazzo, un graffitaro, massacrato da un gruppo di bambini, di notte. La schiena gli è stata spezzata, gli è andata bene. Il suo amico è stato scuoiato.
Lo hanno massacrato, e gli hanno lasciato un messaggio.

Dì loro che sta arrivando


La Carne

E’ nella Carne che si svolgono la maggior parte delle vicende. Nel mondo in cui ci muoviamo tutti i giorni, nel quale viviamo. Nella Carne, qualcuno comincia ad avvertire alcune stranezze.
Odore di bosco o di mare, nel bel mezzo di una strada trafficata. Un suono di flauto.

Stranezze che la maggior parte della gente non vuole vedere. Sceglie di non sentire l’odore di salmastro, di non udire quel suono lontano. Di vedere pantaloni laddove invece ci sono gambe caprine. Di fronte alla meraviglia la gente si ritrae, adattando ciò che vede alle proprie convinzioni.

Non può esserci odore di mare in centro a Roma, quindi non c’è.
Non ha senso il suono del flauto che proviene da tutto intorno, quindi proviene per forza da una casa non meglio specificata.
Non ha senso una vera magia, deve essere per forza un trucco.
Non ha senso una persona con gambe da capra, quindi lo vediamo con i pantaloni.

E intanto sui muri della città compaiono graffiti raffiguranti una stilizzata isola, una barca, delle persone in volo. E la minacciosa frase Sta tornando

L’Incanto

E alla fine torna.
E’ poco più di un feto quando viene trovato e portato a casa da Giada, una semplice spazzina che però ha visto i segni del cambiamento, e ha capito che qualcosa di strano stava accadendo.
Il feto cresce rapidamente, in un paio di giorni è ormai diventato Peter.

E con il feto, arriva l’Incanto. La magia torna viva, nelle strade di Roma. Vecchie divinità della natura e degli elementi incontrano i nuovi spiriti, nati dalla modernità e dalla tecnologia. Satiri, ninfe e ondine conoscono Asfalto, metropolitana, ruota.
Sui lampioni, gargoyles luminosi osservano i passanti. Folletti dispettosi fanno rompere le borse della spesa stracolme.

Col ritorno di Peter Pan, torna anche Capitan Uncino. Più ancorato a questa realtà moderna che non il suo nemico, è riuscito a rimanere nella Carne quando tutti gli Dèi erano stati scacciati dall’avvento della modernità. E si era preparato per anni per questo scontro.

Peter Pan chiama a raccolta i Bambini Perduti, Capitan Uncino recluta forzatamente i propri pirati attingendo a coloro che hanno rotto l’Incanto. Coloro che hanno abbandonato la meraviglia e la fantasia.
La disparità numerica è enorme, malgrado il potere di Peter Pan. E Uncino è scaltro, pianificatore, mentre il suo avversario è impulsivo.


Divinità

Peter Pan è, come si è detto, Pan. Fauno.
Il suo arrivo porta feste ed euforia, orgie e divertimento sfrenato.
Alla festa di Peter Pan c’è musica, frenesia, danze, sesso, uno stato di ubriachezza mentale dovuto all’influenza del Dio. Ma l’assenza di inibizioni porta anche all’omicidio, alla violenza gratuita, allo stupro.
Peter Pan è un Dio che si nutre di emozioni forti, violente. Sia che queste derivino dal divertimento sfrenato e dalle orgie, sia che vengano dalla violenza di un bambino che si accanisce contro una signora che protesta per la festa indecente, strappandole un occhio.
Peter Pan è il simbolo della libertà, ma della libertà estrema. La caduta di ogni inibizione, il disprezzo delle regole. Anarchia pura.

Capitan Uncino, d’altro canto, è anche lui un Dio. Greyface. Quello che resta.
Quello che resta quando le altre divinità scompaiono.
Quello che resta quando vengono meno la fantasia, l’istinitività, la voglia di scoprire, la voglia di credere nell’impossibile.
Quello che resta quando le emozioni vengono lentamente represse. Quando scompaiono le grandi feste e la gioia, quando si nasconde il sesso e si seguono precise regole, leggi.
Uncino rappresenta l’ordine, ma l’ordine estremo. La dittatura. Il controllo totale su tutto e tutti, sulle persone e sui loro pensieri.
E nessuno dei due alla fine può essere definito il buono.

Uncino è chiaramente il cattivo. Sventra bambini, uccide quando necessario, recluta forzatamente la gente nei suoi pirati sfruttando la paura che incute. Vuole che il mondo diventi grigio e piatto. Cerca di imporre sempre maggiormente il proprio controllo sulla vita delle persone.
Ma malgrado ciò, spesso dice cose condivisibili, cose che malgrado tutto accetteremmo quasi tutti.
Desiderio di ordine, di sicurezza. Rispetto delle leggi. Una morale.

Peter Pan, essendo Uncino il cattivo, dovrebbe essere il buono.
Porta allegria e festa, le orgie e gli antichi Dèi, vola ed è circondato da bambini.
Ma i suoi bambini uccidono, con la stessa naturalezza con la quale potrebbero giocare. Lui stesso pianifica attentati per combattere contro Uncino, uccidendo molta gente.
Quando appare chiaro che la libertà che vorrebbe portare Pan è priva di limiti, non è più possibile parteggiare ancora per lui.

Gli uomini

Arriva allora una terza parte in causa.
L’umanità, si potrebbe definire. Coloro che non vivono in un estremo, come Pan e Uncino, ma che vivono nelle sfumature tra questi due assoluti.

Vecchi adepti del culto di Diana, esoteristi, maghi punk.

Al centro di tutto stanno tre ragazzi, tre fratelli. I Cavaterra, eredi di una famiglia piena di segreti, una famiglia la cui storia recente si era intrecciata così strettamente con lo scontro tra Pan e Greyface, da legare anche loro a questa battaglia.

Giovanni, che studiava antropologia e cercava di dimostrare l’esistenza dell’Isola che non c’è come leggenda urbana, come costrutto preesistente nelle menti dei bambini. Senza sapere che il padre, anni prima, aveva compiuto le stesse ricerche. Il più razionale dei tre fratelli, il più aperto ai compromessi.
Angela, una prestigiatrice. La più aperta all’Incanto e alla Meraviglia, la più pronta a credere, a lottare. La prima ad accorgersi che qualcosa stava cambiando a Roma, la prima con la sua amica Giada a trovare il neo-rinato Pan.
E Michele, liceale. Passava il tempo a leggere fumetti, a scrivere storie, a odiare la scuola. E aveva l’impressione che la città fosse viva, che comunicasse.
La città stessa si sceglierà un campione, da contrapporre alle due divinità che lottano per le sue strade, minacciando la sopravvivenza sua e dei suoi abitanti.
La città inizierà uno sciamano, che vivrà contemporaneamente nel mondo reale e nel mondo degli spiriti. Che comunicherà con entrambi i mondi. Che avrà il potere di cambiare le sorti di uno scontro dall’esito già segnato.

E che alla fine avrà compiuto una maturazione psicologica enorme, fino all’ultimo colpo di scena.

Neil Gaiman

Il tema delle divinità ai giorni nostri, del loro potere dovuto alla gente che gli crede, il potere delle Storie… sono molti i punti che avvicinano questo libro ai libri di Neil Gaiman, sopratutto ad American Gods.
Libro dal quale comunque Pan si discosta totalmente, sia come storia che come stile: laddove il linguaggio di Gaiman è quasi poetico, Dimitri usa un linguaggio più reale, di tutti i giorni.
E mescola alle divinità un sottobosco esoterico di tutto rispetto.

Valutazione
Innovativo, avvincente, scorrevole. Con personaggi profondissimi, che riservano molte sorprese. Come Temidoro, e come Campanellino.
Riscrive completamente il mito di Peter Pan, facendo vedere sotto una luce diversa l’intera storia scritta da Barrie (che compare, indirettamente, anche in questo libro), e ci mostra un lato dei bambini che spesso si ignora, si dimentica.
I bambini credono, ancora non conoscono solo la realtà. Vivono nella fantasia, in un mondo di possibilità infinite. E i bambini non hanno ancora imparato che l’uomo è un animale mite, come ci viene insegnato.
Sono aperti a ogni possibilità, e non hanno inibizioni che gli impediscano di affrontarla con violenza.

Voto: 5/5

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14 luglio 2008 - Posted by | Dimitri Francesco | , , , , , , , ,

4 commenti »

  1. ho finito pan e a breve farò la mia recensione. Sono d’accordo con te su tutto il fronte ma io alcuni appunti al libro li farei, specialmente all’attitudine dell’autore di non “sparire” dietro al testo, ma di essere troppo evidente, con la sua cultura e le sue convinzioni, nei pensieri e nelle azioni dei suoi personaggi.

    Ne parleremo ^^

    Commento di Mirtillangela | 22 luglio 2008

  2. Volentieri ^^

    Commento di coubert | 22 luglio 2008

  3. Ne sto sentendo parlare davvero dovunque di questo “Pan” e dovunque leggo recensioni, critiche e commenti quasi tutti più che positivi…

    Lettura “fantasy” d’obbligo mi sa…
    Vedrò di recuperarlo quanto prima… 😛

    Commento di sommobuta | 27 gennaio 2009

  4. Eh si, merita assolutamente 🙂

    Commento di tanabrus | 28 gennaio 2009


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