La torre di Tanabrus

Annibale

Autore: David Anthony Durham
Editore: Piemme
Prezzo: € 12.00
Pagine: 541

L’anno scorso ho letto un bel fantasy epico d’oltreoceano, Acacia, di uno scrittore che non conoscevo assolutamente.
David Anthony Durham.
Sul suo sito avevo scoperto che quello era il suo primo libro fantasy, e che in precedenza aveva scritto altri due libri, uno dei quali pubblicato anche in Italia.

Il libro in questione è questo Annibale, un romanzo storico. Quando qualche mese fa mi ci sono imbattuto in libreria, l’ho preso mosso dalla curiosità visto che lo stile di Durham mi era piaciuto. E anche perchè si trattava di un romanzo storico ambientato nell’antica Roma, periodo storico tra i miei preferiti. Continua a leggere…

12 gennaio 2010 Pubblicato da | Durham David Anthony | 2 commenti

Notizie sparse

Temeraire, il drago di sua maestà
Sembra che Peter Jackson sia intenzionato a farne un film. Ha detto di essere affascinato dall’introduzione dei draghi nell’ambito delle guerre Napoleoniche.
Il primo film immagino sarà di una noia unica, a meno che non condensi due libri in un unico film.

Lynch, il ritorno
Lynch è tornato in rete.
Si è scusato per la lunga assenza, dovuta al suo modo di scrivere -quando scrive non accetta di mostrare le bozze o di sentirsi osservato, si rintana e scrive, controlla, corregge, ricontrolla- e per farsi perdonare ha deciso di pubblicare un suo dream book a puntate settimanali sul suo sito.
Queen of the iron sands si chiama questa storia, e teoricamente ci sarebbero già due capitoli sul sito. Dico teoricamente perchè al momento il sito non mi risulta raggiungibile, magari ci staranno lavorando… Continua a leggere…

4 settembre 2009 Pubblicato da | Durham David Anthony, Lynch Scott, Novik Naomi | Lascia un commento

Acacia book one – The war with the Mein

Autore: David Anthony Durham
Editore: Anchor Books
Pagine: 753
Prezzo: $ 7.99

Niente spoiler in questo post, tranquilli ;)
Ho preso questo libro fidandomi del giudizio di Pat Rothfuss, che sul suo blog ne parlava benissimo. Non sapevo che fosse stato tradotto in italiano, visto che il titolo è scomparso. E inoltre Piemme editore ha deciso di spezzare il libro in due parti, I ribelli del mondo oscuro e Il guerriero del lago d’argento.
A parte i dubbi su dove si trovi questo mondo oscuro che compare solo nel titolo, o su cosa c’entri il lago d’argento, non posso fare a meno di notare che ho avuto il libro pagandolo € 7.76 invece di € 44,00 (per ora sono le edizioni non economiche). E ne godo molto.

Premesso questo, passiamo al libro.
Di che cosa parla?
Parla di un impero, Acacia. Un impero all’apparenza forte, giusto, potente. Ma che in realtà è minato da molti problemi: secoli di dominio hanno reso molli i dominatori, la ricchezza si basa sulle miniere forzate, le possibili ribellioni sono sedate tramite una droga che viene importata da un regno lontano e pagata con una quota annuale di bambini mandati laggiù in schiavitù.
Re Leodan Akaran è un sognatore e un idealista. Da sempre avrebbe voluto ribellarsi a queste cose, distruggere le tradizioni che vede come inique, ma non ha mai agito. Ha orchestrato tanti cambiamenti, che sono però rimasti sempre nella sua testa.
Tutto cambia quando dalle regioni del nord arriva un assassino, un Mein. I Mein sono un popolo fiero, dei combattenti che vivono da secoli nelle regioni inospitali dell’estremo nord. Hanno una sacra missione, vendicarsi degli Akaran e conquistarne l’impero. Mentre il re viene ucciso, i Mein danno inizio a piani a lungo preparati, facendo muovere alleati ed eserciti.
I figli del re, secondo un piano segreto ideato proprio dal defunto monarca, vengono spediti in esilio ognuno in una destinazione segreta, affinchè possano farsi una vita ed eventualmente riconquistare poi il trono.
E ovviamente, una volta cresciuti, i quattro giovani Akaran cercheranno di riconquistare l’Impero…

Acacia mi ha ricordato parecchio Le cronache del ghiaccio e del fuoco come stile.
Fin dall’inizio ci troviamo ad assaporare diversi punti di vista, differenti per ogni capitolo. Non compare il nome del pov all’inizio del capitolo, ma non c’è il minimo problema di ambientamento visto che viene spiegato subito a chi appartiene il punto di vista.
Anche la famiglia reale degli Akaran ricorda abbastanza la saga di Martin e la famiglia degli Stark, almeno nel primo libro -il libro è diviso in tre parti, tre libri. Il primo libro possiamo considerarlo il preludio, che copre la trama che ho descritto e che è descritta in quarta di copertina; gli altri due sono ambientati nove anni dopo, invece-.
Leodan è ben differente da Ned Stark, è un idealista e un sognatore, ma entrambi sono “buoni” e amano enormemente i figli. Addirittura Leodan viene visto come strano, per l’affetto che nutre per i figli.
Aliver, il primogenito, sogna l’azione e le gesta eroiche dei miti del passato. Fin dall’inizio mi ha fatto pensare a Rob Stark, l’altro primogenito.
Corinn, la figlia maggiore, pensa a se stessa come il centro degli intrighi di corte, che vede come il suo giusto posto nel mondo. Bellissima e perfettamente educata all’etichetta, mi faceva pensare a Sansa, l’uccellino da corte.
Mena è strana, intelligentissima e saggia, intraprendente, curiosa. Ovvio il paragone con Arya.
Dariel infine, il più piccolo, un bambino. Che ha scoperto la rete di passaggi segreti nei muri del palazzo e li esplora, fa amicizia con gli addetti alle fornaci… Bran, spiaccicato identico.

Chi più chi meno, gli Akaran ricordano davvero molto gli Stark.
E il senso di attesa e di incertezza che si prova leggendo la storia è lo stesso che si prova leggendo Martin: non essendoci un solo protagonista non si sa chi sopravviverà, chi alla fine siederà sul trono. Il dubbio rimane fino agli ultimi capitoli, quando si vorrebbe imprecare contro un certo personaggio -anzi, un paio- che rischia di mandare tutto all’aria.
Un altro punto in comune con le Cronache è l’assenza immediata di magia. La magia è presente nelle storie dei miti del passato, ma ormai è poco più che una storiella, una fantasia. Chi mai ha visto della magia in azione? Dai tempi del fondatore dell’impero non è mai stata vista alcuna magia.
Ma la magia c’è, e tornerà in vita nel corso del libro così come nelle Cronache.

Inoltre il libro è abbastanza epico.
All’inizio si parla dei miti del passato, le figure leggendarie che avevano segnato il mondo nelle epoche antiche, e alla fine quelle figure tornano presenti sulla scena, assieme ad altre figure, nuovi miti del mondo moderno.
Ci sono popoli talmente potenti da non essere praticamente umani, creature potentissime ed esotiche, magie tremende.
E ci sono gli Akaran, segnati dal destino e dal loro sangue. Chi è destinato alla magia, chi si scopre naturalmente dotato con la spada, chi è eccellente con l’arco. Tutti carismatici e in grado di attirare gente intorno a sè, tutti dotati e forti.
Punti a favore del libro
Durham ha preso parte dello stile di Martin creando un libro avvincente, con personaggi ai quali ci si affeziona facilmente e cattivi sfumati, ai quali non si può evitare di sentirsi talvolta vicini.
Ma il tutto è condensato. Non ci sono sette libroni, non ci sono capitoli per ogni cosa compreso un viaggio.
Il primo libro è dedicato a presentare i personaggi e a mettere in moto gli eventi, dopodichè negli altri libri è quasi solo azione. Non è completamente autoconclusivo, certo, visto che si tratta di una trilogia e che il finale prepara subito il terreno per il seguito. Ma la storia comincia e finisce, la trama è completa.
Inoltre non ci sono decine di protagonisti. Qui la cosa è chiara, i protagonisti sono i giovani Akaran. Oltre a loro sono pochi i punti di vista: Hanish, il capo dei Mein;  l’assassino; un generale di Acacia; il cancelliere. Ben poco oltre a questi. E l’avere i protagonisti ben delineati evita la grande dispersione delle Cronache, focalizzando su questi e su Hanish l’attenzione.

Punti negativi
Nel corso della prima parte del libro ci si trova spesso spaesati, si avverte un senso di lacuna. I cambi di pov implicano spesso un salto temporale, e quindi cose che prima stavano per essere fatte vengono poi mostrate come già compiute, ne vediamo in atto le conseguenze. Questo sembrerebbe una sorta di trucco del “il protagonista sviene e si sveglia a battaglia compiuta”, ma le battaglie vengono mostrate quindi è una cosa diversa.
Probabilmente è stato fatto per velocizzare la trama, per non risultare troppo dispersivo descrivendo nei dettagli ogni azione intrapresa. Probabilmente se non avesse fatto così si sarebbe trovato costretto a seguire le orme di Martin e questo libro sarebbe diventato due o tre libri.
Resta il fatto che inizialmente si avverte un leggero fastidio per questi salti, poi ci si fa l’abitudine comunque.

Giudizio generale
Positivo, molto positivo. Un Martin meno dispersivo, una trilogia che sarà una trilogia e sarà pubblicata rispettando le date… direi una sorta di Cronache condensate, non fosse che il tipo di scrittura dei due autori è ovviamente differente, che le storie sono diverse, che i dettagli sono diversi… non fraintendetemi, non è un rapporto come “Spada di Shannara – Signore degli anelli”.
Continuo a paragonarlo a Martin per le atmosfere, per le sensazioni che suscita, per lo stile. Ma a parte questo sono storie a sè stanti, sia ben chiaro.

Ah, il secondo libro della trilogia, The other lands, uscirà a settembre.

Voto: 4/5

25 febbraio 2009 Pubblicato da | Durham David Anthony | , , , | 10 commenti

E’ in arrivo un bastimento carico di…

Dopo una lunga attesa, corredata del timore che il corriere fosse passato mentre ero fuori casa, è arrivato il pacco di ibs.
Una bella vagonata di libri per salutare l’arrivo della primavera e l’ultimo appello degli esami invernali -che spererei si rivelasse ultimo appello e basta, ma per questo si vedrà…

Cosa mi sono procacciato?

L’ombra della profezia di Martin, del quale so già non capirò niente dopo tutto questo tempo. Ma NON ho intenzione di fare come avevo fatto per Il dominio della regina, ovvero rileggere l’intera saga. Mi arrangerò ed andrò a memoria.

Il gioco dell’angelo di Zafon. L’ombra del vento mi è piaciuto, questo promette bene stando a Valberici. Ed è bello corposo, come piace a me!

La fine del mondo e il paese delle meraviglie di Murakami. Mi era piaciuto molto Tokyo Blues, mi aspetto altrettanto da questo romanzo.

Lo scrittore fantasma di Roth. Ne ho sentito parlare abbastanza bene, e a istinto ho deciso di provarlo.

L’ultimo elfo della De Mari. Alla fine ho ceduto, Azusa. Vediamo che ne verrà fuori…

Il cimitero senza lapidi e altre storie nere di Sua eccellenza Gaiman. Questa raccolta mi mancava. Ma per leggerla dovrò aspettare di essere nel giusto stato mentale, altrimenti le storie brevi non me le gusto.

The graveyard book di Gaiman. E chi vuole aspettare le traduzioni??

The tales of Beedle the Bard della Rowling. Ormai Harry Potter l’ho letto praticamente tutto in inglese, tanto vale continuare.

The amulet of Samarkand di Stroud. Ho cercato molte volte, ma nè in libreria nè su ibs era reperibile L’amuleto di Samarcanda. Alla fine ho perso la pazienza e ho preso la scorciatoia: versione inglese. Più economica, oltretutto.

Acacia di Durham. Penso sia sconosciuto in Italia questo fantasy, ma Rothfuss sul suo blog ne aveva parlato benissimo tempo fa… quindi eccolo. Primo volume di una trilogia già pubblicata completamente, se mi piace con il prossimo ordine arriveranno anche i seguiti.

Il suggeritore di Carrisi. Non è propriamente il mio genere, ma tramite ibs mi era arrivata un’offertona: commenta le prime pagine del libro e se sei tra i primi 500 ti compri via ibs il libro pagando solo 1 €. Sono stato tra i primi 500, ora vediamo come è questo libro publicizzatissimo.

Aggiungo inoltre che tre di questi libri (The graveyard book, L’ombra della profezia e Il gioco dell’angelo) erano tra i 9 libri che mi ero ripromesso di leggere nel 2009.
Il che, sommandoci Tortuga letto agli inizi di gennaio, mi porta quasi a metà strada dal compimento del mio buon proposito :D

30 gennaio 2009 Pubblicato da | Carrisi Donato, De Mari Silvana, Durham David Anthony, Gaiman Neil, Martin George, Murakami Haruki, Rowling J K, Stroud Jonathan, Zafon Carlos Ruiz | 13 commenti

   

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