I tempi passano
Questa mattina ero al lavoro in ufficio, quando qualcosa mi è sembrato strano.
Mi sembrava che la scrivania tremasse.
Ho controllato se c’era qualcuno che la stesse muovendo, ma in quel momento ero incredibilmente solo in stanza.
Mi sono seduto nuovamente, e di nuovo il tremolio della scrivania.
Proprio mentre sto pensando che forse si era trattata di una scossa di terremoto, arriva una collega che mi chiede se anche io avessi sentito la scossa, o se fosse lei che stava male.
E arriviamo al punto focale, la ricerca di informazioni in merito.
Il primo impulso è stato dopo qualche minuto quello di controllare sul sito dell’Ansa.
Irraggiungibile per una decina di minuti, bombardato probabilmente di richieste. E una volta tornato online, contenente un semplice annuncio con l’ora e la notizia della scossa, promettendo in seguito ulteriori aggiornamenti.
Nel frattempo avevo deciso di controllare in maniera differente, e avevo scritto su Twitter della scossa avvertita.
Nel giro di pochi minuti avevo trovato tweet provenienti da Milano, da Torino, da Genova che denunciavano la stessa cosa.
E sempre su twitter, poco a poco, sono filtrate le notizie reali riguardanti la scossa: dove, quanto.
Quando la notizia è arrivata sul sito dell’Ansa, ormai mi sapeva già di vecchio.
Qualche tempo fa avevo parlato con degli amici di come ormai il web, grazie anche alla possibilità di essere sempre connessi, sia sempre più un qualcosa di rapido e immediato.
Le notizie ci raggiungono subito, da tutto il mondo.
Quando leggo su un giornale o su un sito notizie che io avevo letto già giorni prima, scarto l’articolo pensando “sa di muffa”.
E ultimamente mi comincia ad accadere anche quando trovo notizie su cui ho letto ampiamente la sera prima o il giorno prima.
Stamani, una notizia “vecchia” di un quarto d’ora era ormai stantia.
So che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato in tutto questo, nella rapidità cresciente con cui fruiamo delle notizie e del web, nel fatto che l’istantaneità spesso toglie il tempo alla riflessione e alla lettura attenta e ragionata.
Ma in linea di principio devo confessare che tutto ciò mi piace, e non poco.



Se consideri però anche con quanta facilità possono diffondersi anche le boiate e quanto sia difficile così smentirle… ^^”
Beh, come sempre poi sta alla singola persona non essere credulona e cercare magari delle fonti
Ma in caso di eventi real-time servizi di questo tipo sono utilissimi.
Purtroppo non molti hanno la voglia o le capacità di ricercare le fonti… :/
Ci sono troll tonti e altri furbi…
A questo proposito, ho letto su un livejournal inglese una notizia dove veniva detto che un senatore aveva proposto di rendere illegale l’utilizzo dei feti abortiti nell’industria del cibo…
E’ vero (che si utilizzano feti umani per cose simili, dico) o è una roba tipo i gatti in bottiglia…………….?
Sembra una stupidaggine ma ormai da cosi tipo Burger King (indagato – diceva l’articolo – insieme alla Nestle, McDonald’s, Pepsi & Coca Cola e altri) c’è da aspettarsi di tutto… XD
Riflessione alla quale mi associo! E c’è da aggiungere che una delle caratteristiche principali della nuova “frontiera delle news via social network” è la molteplicità. E spesso, la molteplicità aiuta a distinguere i problemi di veridicità sollevati da Francesca. Se la notizia trova subito n riscontri (con n proporzionale alla portata) in genere è abbastanza affidabile.
Secondo me inoltre il fenomeno delle boiate si è ridimensionato dall’epoca “gatti in bottiglia”, anche per merito dei vari Twitter. Ora c’è molto di più, rispetto a prima, l’abitudine a incrociare le notizie, proprio perché i canali sono “meno ufficiali”. Sgamare la bufala nella maggior parte dei casi è un giochino veloce.
Esatto, il fatto che tutti possano diventare fonti per le notizie rende più difficile creare bufale.
Servono notizie credibili, passate a qualche stupido o a qualcuno compiacente, comunque in grado di scrivere da qualche parte dove ci sia visibilità e abbastanza credibilità.
Poi, certo, se uno vuole per forza creare la bufala credibile tutto è possibile… anche crearsi le fonti, con finti blog popolati per magari settimane o mesi, che poi rilanciano in contemporanea la notizia, e che verranno riportati dal sito più in vista. Così che se uno si mettesse a scavare alla ricerca dell’origine finirebbe in blog che richiamano siti che richiamano blog che richiamano siterelli, convincendosi della veridicità della notizia.
Ma questa sarebbe una pazzia.