La torre di Tanabrus

The wedding of River Song


Ultimo episodio della sesta stagione di Doctor Who.
…and silence will fall.

Alla fine, il season finale è andato come doveva andare.
Come fosse prevedibile che andasse.

Ovvero, con una trovata del Dottore che salva capra e cavoli, la vita del Dottore e il compiersi del punto fermo nel tempo, cioè la sua morte.

Ma prima si scopre che il Dottore, malgrado lo stato in cui era a casa di Craig, non si era dimenticato di quella cosa insignificante che avevo tanto puntualizzato anche io, scandalizzato per il suo comportamento. E’ un cronoviaggiatore, quindi domani esiste solo quando lo decide lui.

E così vaga per la galassia cercando i suoi avversari, cercando notizie su di loro.
Cercando di capire perché lo vogliano morto, perché vogliano far cadere il silenzio.
Ritrova anche i soldatini miniaturizzati che cacciano i grandi delinquenti della storia per assicurarsi che paghino ampiamente i loro crimini, invece di morire rapidamente come accade in realtà.

Ma alla fine, quando riesce a trovare la testa dell’alieno ucciso a Demon’s run -quello blu, il mercante- scopre da lui il motivo dell’accanimento nei suoi confronti.
Lo vogliono morto perché in futuro gli verrà posta una domanda, una domanda alla quale risponderà.
Una domanda alla quale invece non si deve dare risposta.
E quando scopre la domanda, capisce di dover morire.

E segue il copione prestabilito.
Ma River Song no.

Imprigionata nella tuta spaziale che si muove autonomamente rispetto alla sua volontà, ha trovato il modo di manometterla. Non è più letale, ora.
E quando il Dottore sopravvive, il tempo comincia a sgretolarsi.

E ci ritroviamo in una Londra dove coesistono l’epoca moderna, l’epoca di Churchill -ancora primo ministro-, l’epoca romana. Il parlamento reca le insegne SPQR, le macchine volano appese a mongolfiere, bighe viaggiano in mezzo al traffico a fianco delle autovetture.
E il tempo è fermo, immobilizzato all’ora della presunta morte del Dottore.
Congelato in quell’istante, l’istante in cui presente, passato e futuro confluiscono per assistere alla fine del tempo.

Ci sono i nemici, decisi a risistemare il tempo; ci sono Amelia, Rory e River decisi a tenerlo in vita a ogni costo.
Ma il Dottore non può permettere che l’universo venga distrutto solo per venire salvato… e all’ultimo decide di tentare il tutto per tutto, pur essendo consapevole che gli eventi si dovranno svolgere come si sono già svolti.
Sposa River Song -con un rito inventato? con un rito da Timelords?- e le sussurra il proprio nome, la cosa che non dovrà mai rivelare a nessuno.

Ma in realtà non lo fa. In realtà con un’occhiata le fa capire il proprio piano.
Perché il Dottore è in realtà miniaturizzato, dentro al simulacro di Dottore che sta indossando, pronto a sparire col Tardis quando l’astronauta impossibile lo ucciderà.
Ma River Song dovrà fingere di non saperlo, per consentire al tempo di scorrere come avrebbe dovuto. Dovrà fingere di dimenticare, almeno fino a quando tutto non si sarà compiuto e potrà spiegare l’accaduto ai genitori.
E intanto, il Dottore viaggia in incognito -più che altro cercando di evitare chi lo crede morto- deciso a raggiungere chi gli farà la domanda.

Doctor… who?

Qual’è il potere del vero nome dei Timelords?

Un buon finale, che chiude coerentemente quello che doveva chiudere, anche se come sempre Moffat attinge quasi esclusivamente dal proprio bacino di storie (come era successo in occasione dell’adunata di alleati di Demon’s run).
Ora un po’ di riposo, in attesa dello speciale natalizio…

2 ottobre 2011 - Pubblicato da | Doctor Who, Serie tv

3 commenti »

  1. Un episodio con un buon potenziale, che si è poi rivelato l’ennesimo tentativo di Moffat di giocare a fare Dio (ormai è più che evidente che più che a scrivere buone storie Moffat si stia impegnando a distruggere tutta la mitologia di Russell T Davies ed i Dalek, solo per il gusto di farlo)

    A me è sembrato un’accozzaglia di idee campate in aria messe su in tutta fretta. Tutta la storia di River Song non mi piace.
    Peccato perché era un personaggio che mi incuriosiva moltissimo.

    A te è piaciuto?

    PS: persino i Cyberman è riuscito a rovinare. Non riesce a dare spessore e dignità ai personaggi.

    Commento di Muscaria | 3 ottobre 2011

  2. E’ andato pari pari come pensavo andasse, anche se non mi veniva in mente il trucco per rimanere in vita.
    Diciamo che non mi ha stupito.

    E la storia di River Song mi piace :)

    (I Cybermen invece avevano senso con tutta la storia di Rose, i Cyberman dell’altro universo. In questo lasciamoli perdere, che senza il background di Rose diventano quello che sono, cioè ridicolezze inguardabili… son solo contento che in questa stagione i Dalek non sono stati troppo presenti)

    Commento di tanabrus | 3 ottobre 2011

  3. Diciamo che è andato “troppo” come tutti pensavamo che andasse, e l’escamotage mi convince fino ad un certo punto.
    Concordo sulla storia di River Song, che anche a me è piaciuta nella sua interezza (da Silence in the Library a qui). L’episodio in sé l’ho trovato un po’ troppo sgonfietto come emozioni, e benché sia d’accordo con te che Cybermen e Dalek abbiano stancato (non sono “roba” di RTD ma retaggio di vent’anni fa) mi dispiace vederli bistrattati. Se fino a poco fa erano le specie più pericolose dell’Universo, non è che ora mi diventano dei cassoni smontabili con un buon cacciavite (pure se sonico).

    Commento di Ema | 6 ottobre 2011


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