La torre di Tanabrus

The Tales of Beedle the Bard

Autore: Joanne Kathleen Rowling
Editore: Bloomsbury Publishing PLC
Prezzo: € 7.60
Pagine: 128

Era l’ultimo superstite dell’ordine di gennaio, ma avevo rimandato fino all’ultimo prima di leggerlo. Un po’ perchè per leggere delle fiabe c’è da essere nel giusto stato d’animo, e un po’ perchè temevo fosse un brutto libro.
Perchè l’ho preso allora, se non mi fidavo?
In parte perchè comunque sia ho imparato ad apprezzare la Rowling durante la sua saga di Harry Potter -combattendo strenuamente contro il disgusto che mi suscitavano le orrende copertine italiane dei suoi libri- e in parte perchè i ricavi di questo libro finivano al Children’s High Level Group, un’associazione creata dalla stessa Rowling e dalla baronessa Emma Nicholson per aiutare i ragazzi cresciuti dalle istituzioni (orfani, ma anche ragazzi provenienti da famiglie non in grado di crescerli o di garantirgli la sopravvivenza).
In questo caso, una spesa di neanche otto euro “al buio” ci può stare, direi…

Bene, alla fine l’ho letto.

Non so bene cosa temessi, devo dire comunque che il libricino (perchè -ino è, non ci siano dubbi in proposito) è gradevole.
Cinque fiabe del mondo dei maghi, i corrispettivi magici di Cenerentola, o de La bella addormentata nel bosco. Le fiabe con le quali i figli di maghi erano abituati ad addormentarsi.
Fiabe quindi molto simili a quelle che conosciamo in qunto a tematiche e a insegnamenti, benchè l’elemento magico sia predominante e siano coinvolti -ovviamente- maghi e streghe in qualità di protagonisti.

Dopo ogni fiaba seguono le note di Albus Silente, che oltre a spiegare la morale della fiaba e magari a raccontare le difficoltà che la stessa ha incontrato nel corso dei secoli (ad esempio alcune fiabe pro-babbani che erano state modificate dalle famiglie autodefinitesi di sangue puro) ci fanno immergere brevemente di nuovo nel mondo di Harry Potter, con richiami ad eventi storici avvenuti nel mondo dei maghi… come se in un moderno libro di fiabe di Adersen, dopo le varie storie venisse fornita una contestualizzazione per spiegare certi comportamenti, venisse spiegata la morale, e magari prendendo spunto dall’argomento della fiaba si divagasse brevemente parlando un poco a ruota libera.

Tra l’altro, l’ultima fiaba presentata è ben conosciuta a chi abbia letto il libro finale della saga di Harry Potter… vi ricopre un ruolo abbastanza importante.

Voto: 6/10

Aprile 27, 2009 Pubblicato da tanabrus | Rowling J K, libri | | 1 Commento

La saga di Elric di Melniboné – quarto volume

Autore: Michael Moorcock
Editore: Fanucci
Prezzo: € 9.90
Pagine: 295

L’anno scorso, dopo aver letto il terzo volume della ristampa della saga di Elric di Melniboné, pensavo la saga fosse finita, e che quindi fosse terminata anche la ristampa.
Dopotutto il finale del libro Stormbringer non lasciava molto spazio per un proseguio, e la sua epicità era perfettaper chiudere questa saga.

Ci ero rimasto male quando avevo scoperto che invece no, la ristampa continuava.
Un po’ temevo qualcosa che temporalmente si svolgesse dopo Stormbringer, un po’ temevo si trattasse di filler scritti molto tempo dopo per raggranellare qualche soldo.

Beh, cominciamo col dire che no, non è una storia ambientata dopo la fine della saga.
Ma nemmeno è stata scritta moltissimo tempo dopo l’ultimo libro… una giusta via di mezzo.

The fortress of the Pearl si colloca temporalmente dopo il primo libro di Elric (in questa ristampa, quindi, a metà del primo volume). Prima dell’avventura nel mare del Fato, prima di Tanelorn, prima del Campione Eterno, prima della caduta dell’Impero.
In questa lunga storia (lunga per gli standard di Moorcock) troviamo Elric vagare nel deserto, seguendo una vecchia mappa. A casa ha lasciato l’amata Cymoril, e il cugino Yyrkoon come reggente.
Arriva nella capitale di un impero decaduto, e con l’inganno viene costretto a piegarsi ai giochi di potere dei politici di quella città: colui che lo ha avvelenato, e che detiene l’antidoto, vuole che Elric rubi la Perla. Una cosa che pare essere poco più di una leggenda, e che in molti hanno invano tentato di trovare.
Costretto col ricatto a imbarcarsi in questa avventura, il principe albino incontra i fieri nomadi del deserto, la Vergine Sacra caduta in un sonno profondo per colpa degli stregoni della città giunti a cercare la Perla, e i ladri di sogni.
Per salvare la ragazza Elric si inoltrerà nel reame del sogno, assieme alla ladra Oone…

Che dire, ho ritrovato in questa storia quasi tutti gli elementi caratteristici di Elric: i suoi dilemmi morali, il destino che incombe minaccioso sulla sua figura e che sembra manovrare le esistenze di tutti i personaggi della saga -consapevoli marionette in un gioco più grande di loro-, la magia e i diversi piani di esistenza… solo ciò che riguarda Arioch, Tempestosa e il Caos sembra passare un poco in secondo piano.
Rivestivano un ruolo importantissimo nella saga, ma in questa storia finiscono sullo sfondo scomparendo totalmente durante il viaggio nel mondo dei sogni, dove non c’è la spada, non c’è la debolezza fisica di Elric, non arrivano il Caos nè Arioch nè i poteri Elementali. Dove Elric si scopre solamente un uomo, e come tale affronta i pericoli di quei piani.

Una buona storia, niente di trascendentale ma che si inserisce alla perfezione nella saga, malgrado inizialmente abbia un po’ sofferto il dover tornare con la testa agli esordi di Elric, a come era e a come si comportava.
E che, pur essendo stata scritta dopo la fine della saga, getta anche i semi per un’ulteriore trilogia (questa, si, scritta molto tempo dopo… una ventina di anni, nel nuovo millennio).
Bella anche la copertina, che comunque non c’entra niente con la storia.

A questo punto aspetto, tra un anno,  il quinto volume della saga: un’altra storia lunga, The revenge of the rose, che si andrà a collocare tra il secondo e il terzo volume.

Ah, un’ultima cosa: tramite Anobii ho scoperto che i primi volumi di questa ristampa risultano irreperibili. Non solo in libreria, proprio sui siti online. Perfino quello della Fanucci.
La cosa mi ha anche lasciato abbastanza perplesso, visto che questa ristampa è cominciata non molti anni fa… i casi sono due, o hanno stampato pochissime copie o Elric ha avuto un successo enorme.
Comunque io in libreria un paio di giorni fa ho visto i volumi dal 2 al 4…

Voto: 7/10

Aprile 24, 2009 Pubblicato da tanabrus | Moorcock Michael, libri | | 6 Commenti

Il re è morto, viva il re

Come tristemente prevedibile, la NBC ha annunciato la chiusura di Kings.

Non ci saranno nuove stagioni, gli episodi rimanenti verranno trasmessi al sabato.

Ora, sarà che io pensavo alla serie come alla riproposizione del tema biblico di Davide e Saul… ma ero sicuro durasse una sola stagione. Non è lunghissima come storia, a meno di non inventare molte cose per allungare il brodo.
Ma a quanto pare era partita come serie da più di una stagione.

Il mio timore è che alla fine ci si ritrovi con una storia monca, alla fine della prima stagione. Magari con Davide e il figlio del re ancora avversari, Davide e la principessa lontani… speravo tutto si risolvesse in una stagione, a quanto pare mi illudevo e la serie non sarà invece mai completata.

Non resta che auspicarsi che il finale di stagione sia abbastanza buono da reggere come finale della serie…

Aprile 20, 2009 Pubblicato da tanabrus | Kings, Serie tv | | 2 Commenti

Kings

Immagino che tutti conoscano la storia di re Saul e di Davide.
Saul il re di Israele, e Davide che aveva affrontato Golia per far finire la guerra… la Bibbia, insomma.

Da un paio di mesi è cominciata Kings, una serie televisiva che ripropone la storia di Saul e Davide in chiave moderna.
Lo so, la cosa all’inizio può far storcere il naso… a me lo aveva fatto storcere, e solo quando qualcuno me ne ha parlato bene ho accettato di guardare i primi due episodi.
E mi è piaciuto.

Intendiamoci, non è che si tratti di un capolavoro… non c’è originalità nella trama -e vorrei vedere, la storia è presa dalla Bibbia!- e ci sono alcune ingenuità clamorose, a mio avviso. Ma è estremamente godibile, piacevole.

Di cosa parla, questa riproposizione?
Dopo una lunghissima guerra, re Silas è riuscito a unificare il suo popolo sconfiggendo il vecchio re che governava su metà della popolazione. Silas è un self-made man, o quasi: di bassa estrazione sociale, durante la guerra era un soldato… finchè non si è elevato al di sopra di tutti gli altri radunandoli attorno a sè e unificando il paese.
Questo gli  è riuscito grazie a due persone: la prima è il capo di una sorta di multinazionale, che gli ha dato i fondi per salvare il paese e la sorella in moglie; la seconda è il reverendo Samuel (qualcuno ha detto “profeta Samuele”?) che ha visto in lui l’uomo scelto da Dio per salvare il suo popolo.
E lo stesso Dio si era palesato a Silas, sotto forma di un turbine di farfalle che si erano posate sul suo capo come una corona.

L’epoca è moderna: cellulari, auto, televisioni, giornalisti e paparazzi, raduni oceanici per i discorsi del re…
Però c’è ancora la guerra contro i nemici esterni.
E qui sta l’ingenuità -necessaria per il telefilm, ma che lascia perplessi: i soldati stanno in trincea, a poche centinaia di metri ci sono i Goliath (carri armati nemici) e subito dietro i carri armati le tende dei soldati nemici.
Non sono un esperto di guerre di logoramento o di minacce armate, ma tenere l’accampamento a poche centinaia di metri dalle trincee nemiche non mi sembra una genialata.

Come non mi sembra una genialata, una volta catturati degli ostaggi, buttarli in quelle tende a centinaia di metri dai loro commilitoni.
E infatti un soldato, David, di notte tenta la sorte e si infiltra tra le fila nemiche liberando i compagni catturati. Rimane indietro per proteggerne la fuga, e aiutato da una fortuna immensa riese a distruggere un Goliath.
Il risalto mediatico è enorme, visto che è la prima volta che succede una cosa del genere e che uno dei prigionieri era Jack Benjamin, il principe.

David viene promosso ufficiale e invitato a corte; vedendo come la stampa impazzisce per lui viene tenuto in città, dove diventa il collegamento tra l’esercito e la stampa.
Lui ovviamente crede in Silas e lo serve al meglio, ma alcune azioni del re causano l’allontanamento da lui del favore divino. Favore che si trasferisce su David, che si innamora -ricambito- di Michelle, figlia di Silas.

Ma la vita in città si fa sempre più complicata, tra segreti della famiglia reale, invidie, gelosie e rancore della famiglia di David…

Tutto molto bello e fedele alla storia originale -più o meno-, anche se per ora manca una cosa fondamentale nella storia originale e che spero bene verrà introdotta nelle prossime puntate.

Già, le prossime puntate… fino ad ora Kings era trasmesso in America la domenica, ma a causa del giorno e della scarsa pubblicità questa costosissima serie naviga in pessime acque, e sembra sarà trasferita al sabato pomeriggio… intanto, però, settimana scorsa non è uscito il sesto episodio (di 13) e oggi non pare essere in programmazione. Speriamo esca domani… ormai l’avete fatta, l’avete cominciata a trasmettere… turatevi il naso e trasmettete le ultime 8 puntate!

Aprile 20, 2009 Pubblicato da tanabrus | Kings, Serie tv | | 2 Commenti

Soffocare

Autore: Chuck Pahlaniuk
Editore: Mondadori
Prezzo: € 8,80
Pagine: 279

Anche se qui non ho recensito niente di suo, sono un grande fan di Palahniuk.
Pure chi non ha mai letto nulla di suo lo conosce, infatti è l’autore di Fight Club. Si, quello del film.

Perchè non ho recensito niente di Chuck?
Principalmente per paura, temo.
Paura, perchè i suoi libri prendono la vita moderna, ne mettono a nudo i lati peggiori e offrono una via di fuga per l’individuo, un modo per riappropriarsi di sè stessi.

Che siano lotte clandestine contro noi, contro gli altri, contro tutti come in Fight Club; che si tratti di una filastrocca capace di uccidere le persone, che conferisce quindi potere di vita e di morte; che si tratti di corse fuorilegge in macchina in una sorta di autoscontro clandestino per le vie della città alla ricerca dello scontro che ti faccia abbandonare questo tempo…

Sono libri complessi, crudi. Libri che una volta terminati ti restano dentro, ti fanno riflettere.

In questo libro, si parla di un fallito completo.
Victor Mancini, ex-studente di medicina che lavora per pochi spiccioli in un parco tematico che ripropone una città del ‘700. Un sessodipendente. Una persona sempre vissuta all’ombra dellaa madre, attivista e rivoluzionaria, sempre in fuga dalla polizia, sempre intenta a rapirlo alle famiglie adottive e a insegnargli ciò che per lei era realmente importante: le cose davvero utili, la verità sul mondo, la realtà nella quale la gente viveva.
E Victor ora, per pagare la clinica alla madre malata di Alzheimer, muore ogni sera.
Ogni sera, in un ristorante diverso, fa in modo di soffocare affinchè qualcuno lo salvi. E salvandolo, quel qualcuno si sente un eroe, si sente un’ottima persona. Si sente utile. E sente una sorta di obbligo nei suoi confronti, gli manda soldi e lettere.
E’ questo, in fin dei conti, ciò che Victor ricerca. Affetto, sapere di essere necessario agli altri.
Agli estranei che grazie a lui si sentono eroi, alla madre che mantiene in clinica, all’amico sessodipendente che accudisce, alle sessodipendenti con le quali sfoga la sua dipendenza.

Tutto questo fino a quando incontra Paige Marshall, una dottoressa della clinica della madre.
E scopre con terrore di avere dei sentimenti, scopre che una terribile verità giace nel suo passato… una verità riguardo la sua vera identità. Una verità che gli fa lentamente cambiare atteggiamento nei confronti del mondo, che cambia lui e chi gli sta intorno.

Premetto che rispetto agli altri libri letti di Palahniuk questo mi è piaciuto meno, e che nella traduzione potevano risparmiarsi l’utilizzo del termine “burino” che con l’america penso c’entri davvero poco.
Ma è sempre Palahniuk, è sempre il suo stile, e ti lascia sempre qualcosa dentro. E magari ha influito il leggero mezz’ora al giorno dopo pranzo, invece che tutto di filato in un paio di sere…

Voto: 6/10

Aprile 16, 2009 Pubblicato da tanabrus | Palahniuk Chuck, libri | | 3 Commenti