Il colore della magia

Autore: Terry Pratchett
Editore: TEA
Pagine: 174
Prezzo: € 7.50
Trama
In un mondo sorretto da quattro elefanti magici che poggiano sul guscio di una tartaruga gigante, ha inizio la più stramba, scatenata ed esplosiva delle avventure: il viaggio dell’ingenuo Duefiori attraverso le meraviglie e le bizzarrie del Mondo Disco.
Autore

Terry Pratchett (1948) è fra gli scrittori più amati dal pubblico anglosassone di tutte le età, e ogni suo nuovo romanzo conquista immediatamente la vetta delle classifiche di vendita.
Nelle edizioni TEA sono già apparsi i primi romanzi della Saga del Mondo Disco, tra i quali ricordiamo:
La luce fantastica, Morty l’apprendista, Stregoneria, Maledette piramidi, A me le guardie! e Uomini d’arme.
Trama
La trama è semplice e lineare.
Duefiori è un turista, il primo turista del Mondo Disco. Dal grande, ricco e potente Impero Agateo è arrivato fino alle terre dei Signori del Mare Circolare per vedere con i suoi occhi i luoghi di cui aveva sentito parlare in tanti racconti, e per vedere i loro famosi eroi.
E’ ricchissimo -per gli standard locali- ed ingenuo, ed il mago Scuotivento finisce con l’essere costretto dal Signore della città a fargli da guardia del corpo per evitare che gli accada un incidente che possa scatenare le ire dell’Impero.
Una trama molto semplice, ma che si limita a fare da sfondo ad un libro che punta tutto invece su altre cose: l’ambientazione, i personaggi, le situazioni.
Ambientazione
Mondo Disco è un mondo discoidale, che poggia su quattro giganteschi elefanti che, a loro volta, risiedono sul guscio di un’enorme tartaruga intenta a nuotare nel cosmo.
E la cosa è scientificamente provata, in quanto in più occasioni dei valorosi sono stati calati dentro a navicelle oltre i bordi del mondo, ed hanno potuto vedere con i loro occhi gli elefanti e la tartaruga.
Il bordo è costituito da una cascata eterna, mentre il centro del disco è coperto dai ghiacci e proprio al centro, in cima a una colonna di sedici chilometri, si trova la città degli Dèi. Dèi annoiati e demoralizzati per il loro essere divinità di un mondo fantasioso e poco logico, trasportato sul guscio di una tartaruga gigante.
Ci sono barbari fortissimi ma completamente idioti; maghi che studiano all’università invisibile della magia; divinità che camminano sulla terra.
E c’è il divieto di parlare del numero otto, il numero associato a una divinità terribile e alla magia.
Personaggi
Duefiori è il tipico turista che va a visitare un paese arretrato.
Anche se è un semplice funzionario, in quel contesto così diverso dal suo appare come ricchissimo e la sua ingenuità lo pone continuamente in situazioni pericolosissime, delle quali pare non curarsi troppo.
Ha addirittura una macchina fotografica, nella quale la luce viene data da alcune salamandre e le fotografie sono fatte da un piccolo demone intrappolato nella macchina, che è a tutti gli effetti la sua casa.
Inoltre, Duefiori è seguito costantemente da un baule magico. Un baule dotato di intelletto e di gambe, che può contenerer ogni cosa al suo interno ma, se necessario, può sfoderare una dentatura terrificante. Pare immortale ed invincibile, niente può arrestarlo quando cerca di raggiungere il proprio padrone.
Suotivento è un mago fallito. E’ stato espulso dall’Università per aver aperto un libro proibito. Tale azione ha fatto sì che un incantesimo proibito gli saltasse nella testa, inibendogli la possibilità di fare qualsiasi altro incantesimo. E’ un incantesimo ignoto, la cui natura sarà rivelata solo quando Scuotivento accetterà di lanciarlo. Momento che per ora non si verifica, visto il terrore che il mago ha dei possibili effetti dell’incantesimo.
E’ quindi un mago privo di magie, pauroso e codardo. Che suo malgrado si trova invischiato in situazioni impossibili, e solo grazie alla furbizia, a tanta fortuna e alla capacità di cogliere al volo le occasioni riesce a cavarsela.
Hrun è un eroe, un barbaro la cui esistenza consiste nell’andare in cerca di tesori o di fanciulle da salvare. La sua mente limitata riesce a comprendere poco altro, per la disperazione della sua spada intelligente.
Una spada logorroica e vanesia, il cui sogno sarebbe di essere un aratro. Anche se non sa cosa sia un aratro.
La morte però è il personaggio che ho preferito in assoluto.
Le situazioni in cui si trova Scuotivento fanno sì che tutte le date in cui lui sarebbe dovuto morire vengano ignorate, per la sua costernazione. Alla fine arriverà ad accettare con triste rassegnazione il fatto che il mago continui a sfuggirgli, forte della consapevolezza che per quanto uno fugga non potrà evitarla in eterno.
Le situazioni
Il primo incontro tra la Morte e Scuotivento è in pratica una rivisitazione dell’incontro tra la Morte e il Soldato in Samarcanda (la canzone). Solo che qui Scuotivento rifiuta ogni proposta della Morte su come arrivare in tempo al luogo dell’appuntamento, lasciandola infelice e insoddisfatta.
E poi ci sono gli Dèi, che per vincere la noia giocano a dadi puntando anime e usando delle pedine che sono, in realtà, persone in carne e ossa nel mondo disco.
Ovviamente Scuotivento è una di queste pedine, e più volte sente un rumore strano, come un rotolare di dadi. Ad esempio prima che un enorme troll gli compaia dal nulla di fronte.
Ci sono le driadi, che lo vogliono uccidere per aver danneggiato l’albero. Ma che si dimostrano terrorizzate dall’incantesimo misterioso racchiuso nella sua mente.
C’è il Dio terrificante ed innominabile, che viene sconfitto da un flash proprio quando sta per catturare tutti i personaggi a portata di tentacolo.
Ci sono i dragoni immaginari, e il Signore dei draghi che, anche morto, rimane al suo posto in attesa che uno dei suoi eredi si dimostri meritevole.
C’è Occhidoro Manodargento, il più abile costruttore del mondo, che viene sempre ricompensato per i suoi servigi con mutilazioni o tradimenti. E che malgrado ciò insiste nell’accettare incarichi.
C’è il troll acquatico giunto da un altro mondo, e che ora fa il guardiano del Bordo del mondo.
Ma anche qui, tra le situazioni che preferisco in assoluto ci sono quelle in cui compare la Morte, che deve prendere l’anima di Scuotivento senza però poterlo uccidere lui stesso. E che, quando si trova occupato con una grossa epidemia, manda un sostituto a occuparsi di quel seccatore di Scuotivento.
Giudizio
Leggero e divertente, ma non mi ha colpito molto.
Bei personaggi Scuotivento e Duefiori, spassosissimo Morte.
Ma non mi ha preso, malgrado sia certo scritto bene e l’umorismo non gli manchi.
Magari proverò a passare al ciclo di Morte.
Voto 3/5
Il bacio di mezzanotte

Editore: Fanucci
Pagine: 352
Prezzo: € 16.90
Trama
Rachel Morgan è una strega e lavora per la lnderland Runner Services, che si occupa della caccia ai criminali nella moderna Cincinnati. Abituata a confrontarsi con vampiri, streghe e lupi mannari assassini, a causa degli ultimi compiti che le sono stati assegnati – l’arresto di folletti evasori fiscali e di studenti che utilizzano la magia per rubare connessioni via cavo – ha deciso di lasciare il lavoro per aprire un’agenzia tutta sua. Ma nessuno può abbandonare impunemente la Inderland Runner Services senza rischiare la propria vita.
Inizia così per Rachel Morgan una lotta contro il tempo e una fuga continua, in compagnia di un’amica vampira e di un folletto coraggioso, per cercare di fermare l’ordine di cattura che pende sulla sua testa.
Il romanzo di esordio di Kim Harrison, primo della serie dedicata a Rachel Morgan.
Autore
Kim Harrison è nata nel Midwest, unica ragazza tra moltissimi fratelli. Ha scoperto la passione per la scrittura a soli quindici anni, all’inizio dedicandosi alla fantascienza tradizionale (il suo autore preferito p Ray Bradbury), ma pian piano accostandosi sempre più alla fantasy moderna. E’ autrice dei seguiti di Il bacio di mezzanotte:
The good, the bad and the undead, Every which way but dead, A fistful of charms, For a few demons more, che hanno scalato repentinamente le classifiche del New York Times.
Ha collaborato con Kelley Armstrong, Lynsay Sands e Lori Handeland alla stesura dell’antologia Dates from Hell.
Ambientazione
L’ambientazione è intrigante, piena di possibilità.
Un virus creato in qualche laboratorio, molti anni fa, è andato oltre ogni controllo e ha sterminato gran parte della popolazione mondiale. I sopravvissuti hanno reagito distruggendo ogni laboratorio di bioingegneria, e pure i bioingegneri.
Ciò che nessuno si aspettava, era la presa di posizione degli Inderlandiani. Vampiri, licantropi, elfi, streghe e stregoni, folletti e fate… creature delle fiabe, che da sempre avevano vissuto sulla Terra al fianco degli umani, nascosti. Adesso però la loro popolazione complessiva era diventata, di colpo, praticamente pari alla popolazione umana. Un’occasione irripetibile, che sfruttarono annunciando la loro presenza.
Adesso umani e Inderlandiani convivono, anche se con difficoltà.
Ci sono zone della città abitate dagli umani, e zone abitate dagli Inderlandiani.
C’è la fib, la polizia umana. E c’è l’I.S. , la polizia Inderlandiana.
Come ho detto, un’ambientazione interessante.
Punto di partenza
Protagonista del libro è Rachel Morgan, una strega che fa parte dell’I.S.
Dopo aver avuto qualche problema con un paio di casi, si è inimicata il proprio capo che ormai le assegna lavori da principiante, lavori umilianti come inseguire folletti evasori di tasse o fermare studenti universitaria che con la magia cercano di vedere la tv via cavo senza pagare il canone.
Decide così di lasciare l’I.S. , di licenziarsi. Non crede alle storia che circolano al riguardo, storie che assicurano che chi si licenzia viene ucciso.
Con lei, si licenzia pure Ivy, una vampira che era uno dei migliori agenti dell’I.S. , e che spendendo gran parte dei suoi (molti) soldi si compra la libertà. Rachel non è così fortunata, e la rabbia per il licenziamento della vampira si riversa su di lei.
Viene così messa una taglia sulla sua testa, e squadre di assassini cominciano a braccarla. La sua unica possibilità di salvezza consiste nell’incastrare un trafficante di droga che l’I.S. ancora non è riuscita a fermare. In quel modo si conquisterebbe la libertà.
Non per nulla, il titolo originale del libro era Dead witch walking, che rendeva appieno l’aria che si respira in tutto il libro. Un’aria opprimente, di costante pericolo, di corsa contro il tempo. La sensazione di averee sempre la morte alle spalle.
I comprimari
I comprimari sono un altro dei punti di forza del libro.
Ivy è enigmatica, potente e spaventosa, piena di segreti. Perchè è rimasta vicina a Rachel? E’ solo una fortunata coincidenza che l’abitazione che affitta sia perfetta per una strega? Cosa prova per Rachel?
Jenks, il folletto che assieme a loro due abbandona l’I.S. , è un diesel. Parte in sordina, sembrando solo una palla al piede sarcastica e lamentosa. Ma poi si dimostra sempre più importante, sempre più fedele e leale, fino a diventare parte fondamentale del gruppo.
Keasley è un’altra figura avvolta nel mistero. Sembra sapere quasi tutto quello che succede, ed emana un’aura di potere ben visibile al lettore. Il suo passato ci è completamente ignoto, ma da come ne parla pare avere molti nemici…
Nick, l’umano. Poteva essere una persona comune? Ovviamente no. Un umano cresciuto tra gli Inderlandiani, conosce moltissime cose su di loro. Sa qualcosa di demonologia. E ha trascorsi con la polizia di cui non vuole parlare.
E su tutti loro svetta Trent, il cattivo. Il boss.
Nessuno sa cosa sia. Non è un semplice umano, non è uno stregone, non è un vampiro.
Pare avere un suo contorto senso dell’onore, e sprizza potere ed autorità da tutti i pori. Un cattivo affascinante, che magari in futuro potrebbe diventare un alleato?
Un cattivo privo di scrupoli, pronto a tutto per perseguire i propri scopi.
Rachel
Però c’è un punto debole. Rachel Morgan.
E’ la protagonista, e non la sopporto. La cosa non è tranquillizzante.
Perchè non mi piace?
Non per il carattere, nè per qualcosa che la riguarda come aspetto o storia.
Non mi piace come viene mostrata dalla scrittrice.
E’ un’Inderlandiana, una strega dell’I.S. e caccia criminali magici. Si penserebbe che conosca le altre creature, cosa fanno e cosa non fanno.
E invece no.
Ivy è una vampira viva, lo sa, ci ha già lavorato. Conosce i vampiri.
Malgrado ciò pare non essersi mai informata su di loro. E appena è in casa con Ivy, assume inconsciamente tutti i comportamenti che possono spingerla a diventare aggressiva, come poi ovviamente accade.
E sopratutto, malgrado Ivy le abbia salvato praticamente la vita, non vuole proprio fidarsi di lei. Continuando a sfruttarla, però.
Irritante come cosa, e molto.
Jenks è un folletto, e Rachel conosce i folletti.
Bene, peccato che andando avanti con la storia dimostra di conoscere giusto le cose superficiali (volano, sono piccoli, riconoscono la natura degli individui, la loro polvere genera prurito, sono territoriali) ma niente di più. Non conosce le loro usanze, non conosce i loro poteri, non capisce come sono.
Cose che, invece, altri cooscono.
Keasley sa tutto su di loro. Ivy conosce i poteri dei folletti.
Perfino Nick dimostra di sapere moltissime cose più di Rachel.
Che sarebbe stata un’agente I.S.
La cosa lascia molto perplessi. Capisco la necessità di spiegare molte cose, da parte dell’autrice, ma il modo che ha trovato riesce solo a far vedere Rachel come una completa imbranata. O una persona priva di qualsivoglia conoscenza.
Molto poco realistica come cosa.
Futuro
Il libro si chiude comunque con molte domande rimaste in sospeso.
Cosa nasconde Keasley?
Cosa chiederà il demone?
Cosa vuole realmente Ivy, e che desiderio ha espresso?
Cosa si cela nel passato di Nick?
Come finirà lo scontro psicologico con Trent? E cosa è Trent realmente?
Chi c’è dietro gli attacchi a Rachel e Trent?
Senza dubbio c’è di che riempire i romanzi successivi, sperando che Rachel acquisisca spessore.
Voto 4/5
Il nome del vento

Editore: Fanucci
Pagine: 864
Prezzo: € 22,00
Trama
La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L’uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l’eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l’attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio non privo di pericoli e avventure riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che, nonostante le malevole credenze popolari, si rifanno a ideali nobili e tengono in gran conto arte e cultura. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall’arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all’Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui egli apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell’amore, ma dovrà anche fare i conti con l’ostilità di alcuni maestri, l’invidia di altri studenti e l’assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l’abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.
Autore

Patrick Rothfuss, nato nel Wisconsin nel 1973, ha studiato ingegneria chimica per poi decidere di dedicarsi agli studi di psicologia clinica.
Nel 2002 ha vinto il concorso Writers of the Future con il racconto The road to Levinshir, estratto dal romanzo The song of flames and thunder, fino ad allora rifiutato da diversi editori.
Dall’opera è stato poi estratto il romanzo Il nome del vento, che è stato pubblicato negli Stati Uniti nel marzo del 2007, ed è stato accolto da un enorme successo.
Trilogia
Intanto, una dovuta precisazione. Il nome del vento non è un romanzo a sè stante, fa parte di una trilogia.
Purtroppo, rientra in quei libri che non danno una sorta di finale anche al singolo libro, non gli conferiscono un senso compiuto.
C’è una storia, che viene narrata. Kvothe, nel presente, racconta il proprio passato, la propria storia. E questo primo libro si interrompe alla fine della prima giornata di racconto.
La narrazione durerà tre giorni, un giorno per libro.
Ho voluto precisare subito questa cosa, perchè talvolta anche se il libro fa parte di una saga o di una trilogia, riesce ad avere un finale. Questa volta no, il finale lo avremo probabilmente solo con il terzo libro.
E il fatto che il libro appartenga a una trilogia, le Cronache del re assassino, viene rivelato solo all’interno del libro, quando vengono ripetuti titolo ed autore. Per correttezza, sarebbe stato meglio scriverlo sulla copertina…
Comunque il fatto che sia una trilogia è dovuto al fatto, come ammette l’autore, che prima di laurearsi abbia passato sette anni a scrivere questa storia incentrata su Kvothe. E quando l’ha finita -The song of flame and thunder, l’aveva intitolata- si è ritrovato con materiale per una trilogia. Il libro è rimasto non pubblicato fino a quando un suo estratto -opportunamente rimodellato- ha vinto un concorso per storie brevi. A quel punto finalmente il libro ha conquistato un editore, che vedendosi davanti (a occhio e croce, basandomi su questo primo volume) più di 2000 pagine di storia, ha deciso ovviamente per la trilogia.
Se non altro, la nota positiva è che gli altri due libri sono già pronti, e che usciranno al ritmo di uno all’anno.
Inoltre Rothfuss pare intenzionato a scrivere altre storie ambientate nel mondo da lui creato.
Copertina
Prima di passare a parlare del libro, un appunto sulla copertina.
Che ritrae una persona albina, a occhi chiusi, con un occhio incastonato nel palmo della mano protesa.
Bene, non c’entra assolutamente nulla. Lo stesso Rothfuss lo ha detto sul suo blog, ammettendo che -chissà perchè- l’editore italiano si è limitato a comprare un’illustrazione già fatta da Brom e ad usarla come copertina del libro.
Mentre dalle altre parti hanno disegnato copertine basate su Kvothe.

Copertina tedesca, che ritrae Kvothe di spalle

Copertina giapponese. Kvothe “La Fiamma”, in una versione un po’ manghizzata. Ma è lui, chiaramente.
Ci sono poi tre cover americane e una inglese, tutte indiscutibilmente migliori di quella nostrana. Anche perchè fatte in base al libro.
Sto pensando di scrivere una mail di protesta alla Fanucci, dicendo che dalla copertina mi aspettavo di trovare nel romanzo un individuo come quello rappresentato, e che invece non compare neanche di striscio.
Il libro
E finalmente, il libro.
Kote fa il locandiere in un piccolo villaggio. Bonario e dedito al proprio lavoro, cela un enorme segreto dentro di sè. In realtà è il leggendario Kvothe, una figura ambigua sulla quale ormai vengono narrate ovunque le gesta, le storie, le leggende. La verità e la fantasia ormai si sono intrecciate così tanto da non consentire a nessuno di ricostruire la sua vera storia.
Almeno, fino a quando nella sua tranquilla routine non irrompe Cronista, uno scriba. Il migliore.
E alla fine questi lo riesce a convincere a narrargli la sua storia, perchè la metta su carta. Tutta la verità sul leggendario Kvothe. Il grandissimo mago, il potente guerriero, il meraviglioso bardo.
E così comincia la lunga narrazione di questa prima giornata.
Partendo dall’infanzia del piccolo Edema Ruh. Una sorta di gitano. La sua gente si muoveva con una carovana, vagando per città e villaggi, imbastendo spettacoli.
Il piccolo Kvothe però era speciale, la sua intelligenza era talmente formidabile da consentirgli di imparare istantaneamente qualsiasi cosa, di ricordare tutto ciò che sentiva o leggeva.
Lo comprese bene Ben, un arcanista che per un po’ di tempoo viaggiò con loro facendogli anche da precettore.
Fu Ben a parlargli dell’Accademia, il luogo dove veniva insegnata la simpatia, l’arte magica dei legami. La simpatia, e la vera magia. Quella potente e irrefrenabile delle storie epiche e delle leggende.
Poi avvenne il disastro.
La carovana distrutta, tutti i suoi componenti orrendamente uccisi. Fuochi blu. I Chandrian, leggende divenute tutto ad un tratto reali e mortali. E tutto per una canzone cantata dal padre di Kvothe, per troppe domande fatte su un certo argomento.
Per pura fortuna Kvothe scampò al massacro, rimanendo però solo e sperduto. Passarono anni, anni spesi a mendicare e rubicchiare, bambino di strada tra tanti bambini di strada.
Si riscosse da questo torpore quando sentì un bardo cantare la storia per la quale la sua gente era morta. Quando riconobbe nella storia il nome dell’assassino della sua famiglia.
Tornato in sè, partì alla volta dell’Accademia, per diventare un Arcanista ma sopratutto per poter usufruire dell’immensa biblioteca.
Il suo scopo era uno solo: trovare i Chandrian e vendicarsi.
Ben presto divenne una figura leggendaria già all’Accademia. Tra i più giovani ragazzi mai ammessi, avanzò rapidamente di grado e altrettanto rapidamente subì dure punizioni e si creò potenti nemici.
Nel presente, intanto, demoni ragno cominciano ad avvicinarsi al villaggio dove riposa Kote. Demoni che paiono essere frequenti in altre zone non troppo distanti.
E pare che qualche demone sia interessato a ritrovare Kvothe…
I personaggi
Kvothe e Denna sono personaggi stupendi, enonermemente sfaccettati.
Entrambi pieni di segreti, entrambi desiderosi di avvicinarsi all’altro ma timorosi al contempo di perderlo.
O almeno, questa è l’idea che il resoconto di questa prima giornata dà dei sentimenti di Denna. Una ragazza così complessa che lo stesso Kote, nel presente, ammette di non essere in grado di descrivere a parole.
La stessa cosa che, anni prima, Deoch gli disse riguardo a lei.
Kvothe che decide di circondarsi di una fama leggendaria, con il gusto per la teatralità caratteristico di un ragazzo cresciuto in una compagnia di teatranti, abituato fin da piccolo a stare sul palcoscenico.
Kvothe che per due volte sperimenta l’ebrezza di essere considerato un eroe, e si innamora della sensazione.
E poi c’è la dolce Auri, una ragazza ormai pazza che vive nei sotterranei dell’Accademia.
Devi, un’ex-studentessa dell’Accademia. Espulsa, ora si ritrova a fare l’usuraia.
Fela, salvata da Kvothe da un inferno di fuoco, che se ne innamora perdutamente.
Magister Elodin, il patrono di Kvothe. L’onomante, il ragazzo prodigio, il matto. Il più potente di tutti, probabilmente.
Personaggi intriganti e umani, ai quali non si può non affezionarsi.
E stupende le parti in cui, durante la narrazione, Kote dice che, se questa fosse una storia epica, ilgiovane Kvothe si sarebbe comportato in un certo modo, e invece rimaneva immobile impacciato a fianco di Denna, o fuggiva a gambe levate dai due sicari tramortiti.
La storia
Si vede che il libro ha richiesto sette anni (nel suo complesso) per essere scritto.
La storia del mondo, quando viene citata, è accurata e precisa. Le frasi nelle lingue straniere suonano bene.
Le leggende sono esaustive, peccato solo per le canzoni che non mi convincono appieno, ma questo mi succede quasi sempre purtroppo.
La religione
Una cosa che mi ha lasciato perplesso, però, è il fattore religione.
Non tanto per l’unico Dio, o per i sacerdoti \inquisitori che arrestano le persone giudicate “eretiche”.
Quanto per il fatto che il “Dio” di questi sacerdoti si sia reso uomo, venendo partorito da un’eletta, una santa donna. E che alla fine si sia sacrificato per salvare l’umanità.
Certo, le differenze con un’altra religione ben più reale sono enormi e tantissime (a partire ovviamente dalla sua lotta senza quartiere contro i demoni e dal suo “o con me, venendo puniti per i vostri peccati, o senza di me, da soli”, passando per la sua crescita miracolosa nel giro di pochi giorni, fino ad arrivare al sarificio compiuto per eliminare il demone più potente rimasto al mondo, colui che devastava la terra e gli uomini.
Non so, non mi è sembrata una genialata farlo incarnare…
Il titolo del libro
Cosa c’entra in tutto questo Il nome del vento?
Semplicemente, nella vera magia i nomi hanno un immenso valore. Chi li conosce ha potere su ciò a cui si riferiscono. Il nome del fuoco, il nome della terra, il nome della pietra.
Quando Kvothe era con Ben, da piccolo, lo vide chiamare il nome del vento, vide il vento piegato al suo volere. E desiderò fin da allora di poterlo comandare come il suo mentore.
All’Accademia, in un impeto d’ira, inconsapevolmente riesce a chiamare il nome del vento, scagliandolo contro il suo nemico. Gesto che quasi gli costa l’espulsione, oltre a molte frustate. Ma che gli consentirà alla fine di proseguire sempre più in alto nei suoi studi.
La fine
La prima giornata finisce qui, con Kvothe all’Accademia.
Ormai è un Re’lar, ha un patrono che gli insegnerà la vera magia, ha fidati amici e un talento sempre più brillante.
Ma ha anche nemici potenti ed inflluenti all’Accademia, un enorme debito da saldare, una ragazza pericolosa ed affascinante con la quale non riesce a capire come comportarsi.
E i Chandrian, sempre nei suoi pensieri.
Nel presente invece si scopre che non è più in grado di usare la magia, che è ricercato e braccato.
Al suo fianco c’è il suo unico allievo, un demone che farebbe di tutto per proteggerlo.
Il suo animo è oppresso dai ricordi e dalla tristezza, e lentamente sta diventando realmente un semplice e disilluso locandiere, cancellando ciò che era un tempo.
Cosa gli è successo? Come siamo arrivato a ciò? Come è diventato un cacciatore di Chandrian, addestrato dai loro acerrimi nemici?
Di domande senza dubbio ce ne sono tante, e non resta altro da fare che attendere che esca The wise man’s fear e venga tradotto in italiano.
Voto: 4/5 (per la delusione del non-finale)
Pan

Editore: Marsilio
Pagine: 464
Prezzo: € 19,00
Trama
Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c’è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso s’innalzano, non visti, mastodontici galeoni pirata. Nelle notti più fredde di una Roma moderna, pulsante, segreta, qualcuno ormai comincia ad avvertirlo: uno spirito folle sta bussando alla porta, uno spirito anarchico e sensuale, passionale e libertino, pronto a tornare per rapirci. Qualcuno lo vuol chiamare Peter; un tempo era noto come Pan.
Tra mito, pop, psichedelia e vecchio racconto d’avventura, Francesco Dimitri riesce a costruire un romanzo affascinante nei toni e nelle suggestioni quanto avvincente nella trama. A cento anni di distanza dalla sua prima comparsa, il Peter Pan di Barrie rivela oggi più che mai la propria carica eversiva, la propria primordialità vitale, erotica, libera, il proprio rifiuto verso ogni forma di dogmatismo. Nei cieli di Roma lo scontro si sta preparando: bambini e pirati, vecchie e nuove divinità, in un’inquietante favola nera che finirà per insegnarci come, talvolta, per vedere il mondo del sogno dal mondo reale, non serva altro che alzare la testa.
Autore
Francesco Dimitri è un esperto di letteratura fantastica e magia. Nato a Manduria (TA) nel 1981, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato quattro saggi, Comunismo magico (2004), Guida alle case più stregate del mondo (2004) Neopaganesimo (2005) e Manuale del cattivo (2006), oltre a essere co-autore di Dies Iraq (2003), tutti con Castelvecchi, e un romanzo, già opzionato per il cinema, La ragazza dei miei sogni (Gargoyle Books, 2007). La Guida alle case più stregate del mondo è considerato un piccolo cult, e ne è uscita un’edizione spagnola. Collabora con «XL», scrive sceneggiature e gioca di ruolo almeno una volta a settimana. Il suo sito è www.francescodimitri.com

Il punto di partenza
Tutti conosciamo Peter Pan di Barrie, vero?
Il bambino magico che litigava con la propria ombra, il capo dei Bambini Perduti.
Seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino. E si arriva all’Isola che non c’è. Tra pirati e indiani, coccodrilli e fate… i bambini vivono liberi nell’Isola, gli adulti stanno nel mare a fare i pirati, agli ordini del cattivo: Capitan Uncino.
Dimitri però torna alle origini della figura di Peter Pan, togliendole l’alone di simpatia e buonismo Dinseyani. Torna a Pan, il latino Fauno, e riunisce i frammenti di mitologia che lo riguardano, partendo dall’Arcadia fino ad arrivare all’antica Roma, per poi terminare nel presente.
Pan esiste, non è solo un personaggio di fantasia. Esiste lui, esiste l’Isola che non c’è, esistono gli Dèi. Ed esiste, ovviamente, anche la sua nemesi: il Capitano Uncino, con i suoi pirati.
Tutto comincia con un annuncio, in pratica. Con il messaggio affidato a un ragazzo, un graffitaro, massacrato da un gruppo di bambini, di notte. La schiena gli è stata spezzata, gli è andata bene. Il suo amico è stato scuoiato.
Lo hanno massacrato, e gli hanno lasciato un messaggio.
Dì loro che sta arrivando
La Carne
E’ nella Carne che si svolgono la maggior parte delle vicende. Nel mondo in cui ci muoviamo tutti i giorni, nel quale viviamo. Nella Carne, qualcuno comincia ad avvertire alcune stranezze.
Odore di bosco o di mare, nel bel mezzo di una strada trafficata. Un suono di flauto.
Stranezze che la maggior parte della gente non vuole vedere. Sceglie di non sentire l’odore di salmastro, di non udire quel suono lontano. Di vedere pantaloni laddove invece ci sono gambe caprine. Di fronte alla meraviglia la gente si ritrae, adattando ciò che vede alle proprie convinzioni.
Non può esserci odore di mare in centro a Roma, quindi non c’è.
Non ha senso il suono del flauto che proviene da tutto intorno, quindi proviene per forza da una casa non meglio specificata.
Non ha senso una vera magia, deve essere per forza un trucco.
Non ha senso una persona con gambe da capra, quindi lo vediamo con i pantaloni.
E intanto sui muri della città compaiono graffiti raffiguranti una stilizzata isola, una barca, delle persone in volo. E la minacciosa frase Sta tornando
L’Incanto
E alla fine torna.
E’ poco più di un feto quando viene trovato e portato a casa da Giada, una semplice spazzina che però ha visto i segni del cambiamento, e ha capito che qualcosa di strano stava accadendo.
Il feto cresce rapidamente, in un paio di giorni è ormai diventato Peter.
E con il feto, arriva l’Incanto. La magia torna viva, nelle strade di Roma. Vecchie divinità della natura e degli elementi incontrano i nuovi spiriti, nati dalla modernità e dalla tecnologia. Satiri, ninfe e ondine conoscono Asfalto, metropolitana, ruota.
Sui lampioni, gargoyles luminosi osservano i passanti. Folletti dispettosi fanno rompere le borse della spesa stracolme.
Col ritorno di Peter Pan, torna anche Capitan Uncino. Più ancorato a questa realtà moderna che non il suo nemico, è riuscito a rimanere nella Carne quando tutti gli Dèi erano stati scacciati dall’avvento della modernità. E si era preparato per anni per questo scontro.
Peter Pan chiama a raccolta i Bambini Perduti, Capitan Uncino recluta forzatamente i propri pirati attingendo a coloro che hanno rotto l’Incanto. Coloro che hanno abbandonato la meraviglia e la fantasia.
La disparità numerica è enorme, malgrado il potere di Peter Pan. E Uncino è scaltro, pianificatore, mentre il suo avversario è impulsivo.
Divinità
Peter Pan è, come si è detto, Pan. Fauno.
Il suo arrivo porta feste ed euforia, orgie e divertimento sfrenato.
Alla festa di Peter Pan c’è musica, frenesia, danze, sesso, uno stato di ubriachezza mentale dovuto all’influenza del Dio. Ma l’assenza di inibizioni porta anche all’omicidio, alla violenza gratuita, allo stupro.
Peter Pan è un Dio che si nutre di emozioni forti, violente. Sia che queste derivino dal divertimento sfrenato e dalle orgie, sia che vengano dalla violenza di un bambino che si accanisce contro una signora che protesta per la festa indecente, strappandole un occhio.
Peter Pan è il simbolo della libertà, ma della libertà estrema. La caduta di ogni inibizione, il disprezzo delle regole. Anarchia pura.
Capitan Uncino, d’altro canto, è anche lui un Dio. Greyface. Quello che resta.
Quello che resta quando le altre divinità scompaiono.
Quello che resta quando vengono meno la fantasia, l’istinitività, la voglia di scoprire, la voglia di credere nell’impossibile.
Quello che resta quando le emozioni vengono lentamente represse. Quando scompaiono le grandi feste e la gioia, quando si nasconde il sesso e si seguono precise regole, leggi.
Uncino rappresenta l’ordine, ma l’ordine estremo. La dittatura. Il controllo totale su tutto e tutti, sulle persone e sui loro pensieri.
E nessuno dei due alla fine può essere definito il buono.
Uncino è chiaramente il cattivo. Sventra bambini, uccide quando necessario, recluta forzatamente la gente nei suoi pirati sfruttando la paura che incute. Vuole che il mondo diventi grigio e piatto. Cerca di imporre sempre maggiormente il proprio controllo sulla vita delle persone.
Ma malgrado ciò, spesso dice cose condivisibili, cose che malgrado tutto accetteremmo quasi tutti.
Desiderio di ordine, di sicurezza. Rispetto delle leggi. Una morale.
Peter Pan, essendo Uncino il cattivo, dovrebbe essere il buono.
Porta allegria e festa, le orgie e gli antichi Dèi, vola ed è circondato da bambini.
Ma i suoi bambini uccidono, con la stessa naturalezza con la quale potrebbero giocare. Lui stesso pianifica attentati per combattere contro Uncino, uccidendo molta gente.
Quando appare chiaro che la libertà che vorrebbe portare Pan è priva di limiti, non è più possibile parteggiare ancora per lui.
Gli uomini
Arriva allora una terza parte in causa.
L’umanità, si potrebbe definire. Coloro che non vivono in un estremo, come Pan e Uncino, ma che vivono nelle sfumature tra questi due assoluti.
Vecchi adepti del culto di Diana, esoteristi, maghi punk.
Al centro di tutto stanno tre ragazzi, tre fratelli. I Cavaterra, eredi di una famiglia piena di segreti, una famiglia la cui storia recente si era intrecciata così strettamente con lo scontro tra Pan e Greyface, da legare anche loro a questa battaglia.
Giovanni, che studiava antropologia e cercava di dimostrare l’esistenza dell’Isola che non c’è come leggenda urbana, come costrutto preesistente nelle menti dei bambini. Senza sapere che il padre, anni prima, aveva compiuto le stesse ricerche. Il più razionale dei tre fratelli, il più aperto ai compromessi.
Angela, una prestigiatrice. La più aperta all’Incanto e alla Meraviglia, la più pronta a credere, a lottare. La prima ad accorgersi che qualcosa stava cambiando a Roma, la prima con la sua amica Giada a trovare il neo-rinato Pan.
E Michele, liceale. Passava il tempo a leggere fumetti, a scrivere storie, a odiare la scuola. E aveva l’impressione che la città fosse viva, che comunicasse.
La città stessa si sceglierà un campione, da contrapporre alle due divinità che lottano per le sue strade, minacciando la sopravvivenza sua e dei suoi abitanti.
La città inizierà uno sciamano, che vivrà contemporaneamente nel mondo reale e nel mondo degli spiriti. Che comunicherà con entrambi i mondi. Che avrà il potere di cambiare le sorti di uno scontro dall’esito già segnato.
E che alla fine avrà compiuto una maturazione psicologica enorme, fino all’ultimo colpo di scena.
Neil Gaiman
Il tema delle divinità ai giorni nostri, del loro potere dovuto alla gente che gli crede, il potere delle Storie… sono molti i punti che avvicinano questo libro ai libri di Neil Gaiman, sopratutto ad American Gods.
Libro dal quale comunque Pan si discosta totalmente, sia come storia che come stile: laddove il linguaggio di Gaiman è quasi poetico, Dimitri usa un linguaggio più reale, di tutti i giorni.
E mescola alle divinità un sottobosco esoterico di tutto rispetto.
Valutazione
Innovativo, avvincente, scorrevole. Con personaggi profondissimi, che riservano molte sorprese. Come Temidoro, e come Campanellino.
Riscrive completamente il mito di Peter Pan, facendo vedere sotto una luce diversa l’intera storia scritta da Barrie (che compare, indirettamente, anche in questo libro), e ci mostra un lato dei bambini che spesso si ignora, si dimentica.
I bambini credono, ancora non conoscono solo la realtà. Vivono nella fantasia, in un mondo di possibilità infinite. E i bambini non hanno ancora imparato che l’uomo è un animale mite, come ci viene insegnato.
Sono aperti a ogni possibilità, e non hanno inibizioni che gli impediscano di affrontarla con violenza.
Voto: 5/5
